Il Tirreno

Firenze

Politca

Firenze, caos in consiglio comunale. Mossuto aggredisce Biti e grida: «Stai zitta»

di Mario Neri

	Guglielmo Mossuto
Guglielmo Mossuto

Il consigliere leghista circondato dai vigili urbani dopo la bagarre

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Nel Salone dei Duecento, che ha visto La Pira e Fabiani incrociare lame politiche con il fioretto, oggi (lunedì 2 marzo) è andata in scena un’altra disciplina: il tentativo di corpo a corpo di un macho del sovranismo con una donna delle istituzioni. Protagonista Guglielmo Mossuto, unico leghista rimasto in trincea a Palazzo Vecchio, che deve aver scambiato l’aula per un dopolavoro rumoroso.

Tema: crocifissi, presepi e una stanza concessa durante il Ramadan alla Sassetti-Peruzzi. Miccia: una domanda di attualità dal titolo lungo come un rosario e affilata come un comizio. Mossuto parte all’attacco: la bocciatura della mozione per riportare il crocifisso nelle scuole, l’aula per la preghiera, poi l’affondo politico: «La Lega non è per la sottomissione, tutti questi islamici a cui vi chinate, poi non vi voteranno». In maggioranza si alzano sopraccigli e toni. L’assessora all’urbanistica Caterina Biti parla di frasi inammissibili. Il vicepresidente Vincenzo Pizzolo prova a richiamare l’aula, inciampa in un «assessore! per fortuna ancora no» e la temperatura sale.

La scena madre arriva pochi minuti dopo. Mossuto si avvicina ai banchi, le parole si accorciano, il volume aumenta. «Stai zitta», ripete più volte all’indirizzo di Biti. Con il corpo che si protende dall’alto verso il basso sull’assessora mentre le punta il dito addosso. Sì, proprio così: «Stai zitta». Più volte. Un imperativo. Dmitrji Palagi prova a calmarlo e a farlo tornare in sé e a restituirgli un po’ di senno, ma dovrebbe volare sulla Luna come Astolfo per riuscirci. I vigili urbani entrano e si mettono tra i due. Il Consiglio viene sospeso per 45 minuti. Il presidente Cosimo Guccione convoca i capigruppo: «Pessima figura per le istituzioni». Intanto l’assessore Andrea Giorgio offre un bicchiere d’acqua a Luca Santarelli di Noi Moderati; gesto ironico che non placa.

Dal piano di sopra scende la sindaca Sara Funaro. E rimette al suo posto Mossuto. Voce pacata ma ferma, ché dicono che quando è così è arrabbiata sul serio: «Il consiglio comunale non è un circo», dice. Parla di atteggiamento aggressivo, poco rispettoso, «anche abbastanza sessista». Invita il consigliere a chiedere scusa. Il Pd, con Luca Milani e i vicecapigruppo, parla di schiaffo alla democrazia; i segretari Andrea Ceccarelli e Monica Marini evocano parole fuori dalla storia e pericolose.

Retroscena. In un’aula dove la Lega è ridotta a uno, l’uno tende a farsi sentire per dieci. La battaglia identitaria su simboli religiosi e Ramadan è terreno scelto con cura: polarizza, compatta, accende telecamere. Ma il confine tra provocazione e incidente istituzionale è sottile. E quando lo superi, non sei più il tribuno che incalza la maggioranza; diventi il caso politico del giorno, utile agli avversari per ricompattarsi e riscoprire La Pira.

Ma qui c’è qualcosa di più. Mossuto sembra arrivare da un’altra galassia. Chissà se ha capito la gravità del suo gesto. Bisognerebbe spiegargli che il suo è stato un atteggiamento tipico della prossemica patriarcale.

Ma a una cert’ora Palazzo Vecchio chiude, potrebbero volerci ore, forse giorni, settimane, e nessuno s’è portato il sacco a pelo. E sebbene possa sembrare un piccolo passo per un uomo, sarebbe un grande passo per Mossuto. Forse troppo.


 

Il conflitto

Diretta

Iran, gli aggiornamenti dalla guerra. Trump: «Capacità militari di Teheran distrutte»

di Tommaso Silvi e Mario Moscadelli