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Firenze, maxi truffa informatica all’Opera di Santa Maria del Fiore: 9 fermi – Giro d’affari illegale da 30 milioni: come funzionava il sistema
Operazione della Squadra mobile di Brescia per i reati di emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e autoriciclaggio. La onlus gestisce, oltre alla Cattedrale, anche il Campanile di Giotto e il Battistero
FIRENZE. Tizio vuole pagare Caio, ma in mezzo si mette Sempronio che riesce a deviare il flusso dei pagamenti nelle sue tasche. Questa è la sostanza della truffa di cui ha fatto le spese l’Opera di Santa Maria del Fiore, la onlus che gestisce la cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Battistero e il Campanile di Giotto a Firenze.
Truffa da 30 milioni
Lo ha scoperto la Procura di Brescia che oggi, 11 dicembre, ha fatto scattare nove arresti nei confronti di italiani, albanesi, cinesi e nigeriani, accusati di emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e autoriciclaggio. Sono stati individuati i riciclatori, ma non ancora chi ha materialmente realizzato la truffa informatica. Un imbroglio da 30 milioni di euro in tutta Italia, ma a far rumore è il coinvolgimento tra le parti lese dell’Opera di Santa Maria del Fiore, che ci ha rimesso un milione e 400mila euro.
I soldi su un altro conto
Secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile della Questura di Brescia, qualcuno che non è stato ancora individuato sarebbe riuscito a inserirsi nel sistema di pagamento intercorrente tra l’Opera e l’impresa di costruzioni a cui erano stati affidati i lavori per la ristrutturazione del palazzo del Collegio Eugeniano, a due passi dal Duomo. E’ la tecnica man in the middle, come la definiscono gli investigatori. La onlus fiorentina ha effettuato bonifici per un totale di un milione e 785mila euro, ma a un certo punto il costruttore si è rivolto all’Opera segnalando che il denaro non era arrivato sul proprio conto corrente. Sono state fatte delle verifiche e in effetti si è scoperto che il pagamento era approdato su un altro conto, acceso presso una banca di Lumezzane, in provincia di Brescia, grazie a una truffa informatica.
L’indagine partita dall’Opera
Lo stesso sistema sarebbe stato usato in altre parti d’Italia con gli stessi risultati per arrivare a un totale di circa 30 milioni di euro che sono stati drenati dagli ideatori della truffa. Nel frattempo l’Opera di Santa Maria del Fiore, dalla cui denuncia è scaturita l’indagine, è riuscita a recuperare circa 300mila euro. Manca all’appello poco più di un milione e 400mila euro.
L’operazione in sette province
Oggi la Procura di Brescia ha fatto scattare fermi e perquisizioni nelle province di Brescia, Milano, Bergamo, Lodi, Rieti, Vicenza e Prato. Proprio a Prato è stato arrestato Xu Weihong, un cinese residente in via di Reggiana accusato di essersi prestato a far sparire il denaro. Nel corso dell’inchiesta infatti si è scoperto che i vertici del gruppo criminale si erano rivolti ad alcuni cinesi in giro per l’Italia sia per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti (che dovevano servire a giustificare l’enorme flusso di denaro sui conti della banda), sia per far sparire materialmente il denaro contante. Nel corso di una perquisizione a Vicenza alcuni cinesi hanno gettato dalla finestra una valigia contenente 250mila euro in contanti.
In totale sono 15 gli indagati nelle diverse province oggetto delle perquisizioni e oltre ai nove fermati c’è una persona che non è stata ancora rintracciata.
