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Firenze

Sciopero generale

Firenze, corteo per Gaza. La Cgil: «100mila in piazza». Occupati i binari della ferrovia al cavalcavia delle Cure – Video

di Mario Neri e Alessandro Pattume
Firenze, corteo per Gaza. La Cgil: «100mila in piazza». Occupati i binari della ferrovia al cavalcavia delle Cure – Video

Dallo sciopero generale promosso da Cgil e Usb alla manifestazione che blocca strade, tramvia e treni: studenti, sindacati e politici sfilano da Fortezza da Basso fino allo stadio Franchi. Occupati i binari tra Roma e Firenze con bandiere palestinesi e fumogeni

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FIRENZE Si ferma la città, si fermano i treni. Sotto il cavalcavia delle Cure alcuni ragazzi saltano la ringhiera, scendono sui binari ,gettano transenne. Sventolano bandiere palestinesi, accendono fumogeni. Il fumo rosso sale lento, copre per un attimo il cielo d’ottobre. Un Frecciarossa frena, i passeggeri guardano dai finestrini: incredulità, qualche applauso. È lì, in quell’occupazione improvvisa, che la protesta prende corpo: non più solo parole e cartelli, ma gesto che obbliga a guardare, che interrompe la normalità. Mezz’ora di blocco dei treni sulla tratta Roma-Milano. Firenze spezza l’Italia per mezz’ora contro chi spezza vite nella Striscia, contro chi interrompe il diritto internazionale arrestando attivisti e bloccando una missione umanitaria in acque internazionali. 

Il corteo per Gaza era partito dalla Fortezza da Basso un’ora prima. Migliaia di persone, decine di migliaia: la Cgil dice 100mila, la questura 10mila. «È dai tempi del social forum non si vedeva così tanta gente in piazza», dice Rossano Rossi, segretario regionale della Cgil. Guardando le foto aeree dei viali è difficile smentirlo. In testa uno striscione bianco con scritto in nero: «Fermiamo il sionismo con la Resistenza». Dietro, bandiere ovunque. Palestinesi, arcobaleno, rosse della Cgil, verdi di associazioni. Tantissimi studenti, ragazzi con gli zaini in spalla e le cuffie ancora al collo: cantano Bella Ciao, gridano «Stop genocide». Nei video girati in piazza Libertà si vede il serpentone che si muove lento, compatto, come un fiume che non si arresta.

Firenze è paralizzata: tramvia ferma, traffico bloccato, viali presi dal corteo. Dai balconi c’è chi batte le mani, chi saluta con fazzoletti bianchi, chi fotografa. Una signora anziana osserva dal terzo piano di un palazzo, la finestra aperta, la mano alzata.

Ci sono i volti della politica, mischiati tra la folla. Eugenio Giani, presidente della Regione, che cammina accanto al segretario della Cgil Toscana e dice: «Questa è la Toscana che chiede pace, giustizia, umanità». La sindaca Sara Funaro, il rettore Tomaso Montanari. E poi Alessandra Nardini, Pd, che parla di «genocidio» e accusa il governo di «voltare le spalle al diritto internazionale».

Il corteo arriva fino allo stadio Artemio Franchi, lato Maratona, come stabilito. Ma il cuore della giornata, per ora, resta la scena sui binari: i ragazzi in piedi sulle traversine, le bandiere che ondeggiano tra i palazzi, il treno bloccato. Lì la protesta si fa più che simbolo: diventa azione, interruzione, domanda senza risposta.

In tutta Italia, più di cento città in piazza. A Firenze il colpo d’occhio è impressionante. Le foto lo raccontano meglio delle cifre: la folla compatta davanti alla Fortezza, le strade gremite lungo viale Lavagnini, la marea di bandiere, il Collettivo Gkn con i tamburi, la canzone simbolo degli operai (“Non c’è resa, non c’è rassegnazione ma solo tanta rabbia che cresce dentro me”) e lo striscione “Insorgiamo”, una specie di vessillo di chiunque lotti per i propri diritti e oggi diventato un urlo per il popolo di Gaza. Un video mostra due ragazze che ridono, poi alzano le mani e intonano un coro. C’è leggerezza dentro la rabbia, c’è vitalità dentro la denuncia.

«Sì, sarà un weekend lungo. Ma per la Meloni», dice, non senza ironia, Bernardo Marasco, segretario fiorentino della Cgil. La Commissione di garanzia definisce lo sciopero «illegittimo» per mancanza di preavviso. Ma per chi ha camminato stamattina lungo i viali non si tratta di un dettaglio tecnico: qui, dicono, è questione di vita e morte. Della Flotilla intercettata, dei civili di Gaza, della richiesta di pace. Di un ministro che dice che «il diritto internazionale conta fino a un certo punto, e invece deve contare, sennò non contiamo più nulla noi», dice Sara, studentessa universitaria. Quella di oggi «è una bella risposta. Firenze non tradisce mai», dice Piero Pelù, che pochi giorni fa, alle Cascine, è stato il promotore di un concerto benefico per la Palestina. «Conta questa manifestazione, essere in tanti, pacifici e coscienti. E conta capire che siamo qui a manifestare per i diritti di un popolo che sono anche i nostri diritti. Il transfer è assolutamente automatico». Perché, conclude, «i diritti negati ai palestinesi possono essere negati a noi domani. Quindi è giusto esserci».

Il corteo non si ferma al Franchi, no. Tira dritto verso Coverciano, dove di solito si allena la Nazionale. E non a caso. Perché fra poco, il 14 ottobre, gli Azzurri dovrebbero giocarsi la qualificazione ai Mondiali con Israele. «Ma come è possibile continuare a far giocare Israele, che è uno stato criminale, questa partita di calcio, dopo due anni di genocidio?», dice una ragazza dei Giovani palestinesi. «Se non torneranno indietro», dicono i manifestanti riferendosi alla Fifa, che al momento non ha escluso Israele dalle competizioni, «saremo tutti a Udine» perché quella partita «non si deve giocare». L’ultimo coro si alza da una banda di strada: tamburi, squilli di tromba, sassofoni. Si chiama “Fiati sprecati”. E tutti qui sperano che non lo siano. 

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