Il Tirreno

Firenze

Molestie sessuali

Firenze, palpeggia la collega in ditta: licenziato

di Pietro Barghigiani
Firenze, palpeggia la collega in ditta: licenziato

La donna fu toccata per due volte sul sedere dal vice capo reparto

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FIRENZE. La prima volta poteva essere anche un fraintendimento tra spazi ristretti e necessità di intervenire con rapidità sul macchinario. Il giorno dopo quella mano di nuovo appoggiata sul sedere dell’operaia da parte del vice caporeparto era stata esplicita. E sufficiente a far scattare il licenziamento per molestie sessuali sul luogo di lavoro. Per due volte l’ex dipendente dalle mani lunghe ha impugnato il provvedimento della società e in entrambi i casi i giudici hanno confermato la legittimità dell’allontanamento dall’azienda per giusta causa.

I due episodi

Gli episodi in una ditta fiorentina risalgono all’estate 2022. Il 29 luglio la donna, inviata da un’agenzia interinale nella fabbrica ha un problema a un macchinario. Chiede aiuto al suo superiore che interviene velocemente per far ripartire la produzione e le dice non di preoccuparsi. In quei secondi l’operaia sente una mano appoggiata tra schiena e gluteo. Pensa che non sia un gesto volontario. Può essere la concitazione del momento ad avere fatto avvicinare corpi e mani. Il dubbio viene chiarito, purtroppo per lei, il giorno dopo. Quando, secondo l’accusa confermata in due gradi di giudizio, la mano si posa in maniera più decisa e mirata sul suo fondoschiena. È l’inizio di una causa che in breve tempo porta al licenziamento dell’uomo. Sotto choc la donna non è più rientrata al lavoro che era, comunque, a termine attraverso contratti di somministrazione.

«Mi ha toccata»

È lei stessa a raccontare gli episodi in Tribunale. Quello dubbio del 29 luglio e quello più marcato del giorno dopo. «È venuto dietro di me e mi ha toccato dietro tra la schiena e il sedere, poco sopra il gluteo – è il racconto del 29 luglio –. Quel giorno la macchina si era fermata ripetutamente, non ricordo se ho chiamato io il ricorrente o è venuto lui per via dei problemi. In questa occasione ho pensato che forse lui non avesse voluto fare apposta quel gesto, perché vi erano molti problemi alla macchina e aveva agito velocemente per intervenire a ripararla. Dopo che il ricorrente è venuto vicino a me ed ha fatto quel gesto ed ha riparto la macchina, il ricorrente si è allontanato». Si passa poi al 30 luglio. «Era di mattina verso le 11 e qualcosa, io mi trovavo sempre al lavoro presso la macchina, che era bloccata, io ero sempre piegata in avanti e il ricorrente si è avvicinato e mi ha toccato il sedere al centro con un tocco più forte rispetto a quello del giorno prima – è la versione creduta in Tribunale e in Corte d’Appello -. Dopo, il ricorrente ha riparato la macchina e io sono rimasta al lavoro fino al termine del turno delle 12 anche se ero sotto shock per quanto accaduto». Torna a casa, ne parla con il marito e anche con la capo turno che si impegna a riferire tutto ai superiori. Del caso viene informato anche il sindacato e l’esperienza in quella azienda finisce.

«L’ho solo spostata»

Le argomentazioni dell’allora vice caporeparto non hanno convinto i giudici. Prima ha sostenuto che non c’erano testimoni e, quindi, era la parola di lei contro quella di lui. Poi ha sottolineato «l’inesistenza della coscienza e volontà di compiere un atto a sfondo sessuale: anche assunto cioè che il gesto potesse aver avuto oggettivamente una valenza sessuale e fosse stato come tale percepito dalla collega, l’intento di sarebbe stato solo quello di intervenire rapidamente e in sicurezza per consentire la prosecuzione delle lavorazioni». Quindi voleva spostarla di peso per rimediare subito alla macchina inceppata.

Nessun fraintendimento

Se per il primo episodio la Corte d’Appello concede il possibile equivoco, con la mano sul gluteo nel secondo caso «emerge con tutta evidenza la molestia oggetto dell’addebito riferito al giorno successivo. La teste ha infatti descritto una condotta, non identica a quella del giorno precedente e consistente in un contatto avente una chiara connotazione sessuale, per la parte del corpo attinta (“il sedere al centro”) e per le caratteristiche del gesto, in alcun modo fraintendibile e del tutto ingiustificabile nella concreta situazione di fatto. È di una certa evidenza infatti, che, per invitare la collega a spostarsi e così intervenire sulla macchina cui era addetta, non sarebbe stato comunque necessario toccarla sul “sedere al centro”, quale che fosse stata la posizione di lei».

Molestie sessuali

Il licenziamento è legittimo perché altrettanto chiara è stata la molestia sessuale addebita al vice caporeparto. «Le condotte, almeno quella da lui tenuta il 30 luglio 2022, costituiscono senz’altro una molestia sessuale, così come ritenuto dal Tribunale, trattandosi di un’azione a connotazione sessuale, certamente indesiderata (fatto questo neppure oggetto di contestazione) e tale da violare la dignità della collega, a maggior ragione grave in quanto tenuta sul luogo di lavoro, da parte di un soggetto, come era l’appellante, investito di responsabilità di controllo sulla prestazione anche della lavoratrice vittima della molestia». Un comportamento grave che, anche in assenza di precedenti disciplinari, giustifica il licenziamento in tronco.

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