Trasformare gli errori in rinascita: in Toscana la scuola del fallimento. I corsi e come funziona
I promotori: «Lavoriamo per sviluppare una sana cultura dell’insuccesso e utilizziamo il gioco». E arriva anche uno spettacolo
FIRENZE. Tutto è cominciato con una festa del fallimento, a Modena. «Fino al 2014 pensavo di essere una persona di successo, perché avevo tutto quello che desideravo: ero docente universitaria, vicepresidente di una società, avevo un fidanzato, una casa e una vita che credevo solida. In due mesi ho perso tutto».
L’economista Francesca Corrado è partita dalla sua esperienza personale - dalla sua personale caduta, potremmo dire - per intraprendere un percorso non semplicemente di successo e rivincita quanto piuttosto di approfondimento e comprensione, per superare la rabbia iniziale e capire il perché del fallimento e della sofferenza che comporta. Un percorso che è passato dall’assistenza al padre malato di Alzheimer «una di quelle cose che ti fanno comprendere davvero cosa significhi perdere, non cose ma se stessi, la propria identità», da una puntatina in ospedale per arrivare a svoltare con una celebrazione ufficiale, con invitati e amici, per brindare a tutto quello che era andato male. E ricominciare.
L’Accademia
Fondando un’accademia, “La scuola di fallimento”, che oggi tiene corsi in tutto il mondo, insegnando come cambiare atteggiamento nei confronti di quelli che consideriamo errori, superando i soliti schemi di vergogna e senso di colpa per arrivare a valutare ogni singola esperienza in modo corretto e vantaggioso. «Lavoriamo per sviluppare una sana cultura dell’errore, che passa dall’accettazione delle responsabilità, dall’analisi delle cause e del percorso che ci ha portato a fare determinate scelte, fino a trasformare finalmente quello che avevamo bollato come errore in un’opportunità», spiega Corrado. «Analizziamo le aspettative a monte, spesso nemmeno nostre, i nostri limiti, le origini degli errori», prosegue Corrado, che ha scritto anche un paio di manuali. I percorsi della scuola sono pensati per differenti esigenze, circostanze ed età: lo strumento principale è il gioco per mettere in pratica in ambiente protetto la teoria ascoltata nel corso e misurarsi praticamente con i contenuti.
Quella iniziale e liberatoria festa del fallimento ha avuto una tale eco che ha superato i confini regionali, arrivando fino a Firenze, dove l’attore, autore e regista Andrea Muzzi stava portando in scena lo spettacolo “All’alba perderò”: la felice coincidenza dei temi li ha portati a incontrarsi e a collaborare per qualche tempo. Ora hanno addirittura ideato uno spettacolo dal titolo “A squola di fallimento. Imparare dai propri errori (per farne di migliori)” in scena al teatro del Cestello giovedì 12 dicembre prossimo: «Si tratta di un esperimento, uno spettacolo interattivo in cui dialogheremo con il pubblico fino a consegnare a ciascuno un “Certificato di idoneità alla Caduta e alla Risalita», spiega l’attore.
Lo spettacolo
Lo spettacolo vedrà Corrado e Muzzi alternarsi sul palco come insegnanti e narratori di storie ed esperienze di vita in cui il fallimento è stato l’occasione per reinventarsi. Dopo questa prima serata ne seguiranno altre due, il 13 febbraio «Festeggeremo insieme San Fallimentino, un nuovo santo inventato da noi» e il 20 marzo; ogni serata prevede un “supplente”, un testimonial che con il racconto del proprio fallimento è l’esemplificazione di come proseguire felicemente nella propria vita. Ospite del primo appuntamento sarà Giancarlo Alessandrelli, storica riserva di Dino Zoff alla Juventus passato alla storia per essere entrato in campo dopo una panchina di anni e aver preso 3 goal in 20 minuti. Nonostante questo apparente insuccesso, Alessandrelli non solo ha proseguito il proprio percorso sportivo, ma è anche diventato un imprenditore di successo una volta conclusa la carriera di calciatore.
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