L’editoriale
Firenze, duemila in piazza per la moda in crisi: “Serve più cassa integrazione”
La Cgil: gli ammortizzatori vanno allargati anche ad altri settori. Anche Confindustria chiede aiuto: “Tutte le istituzioni si mobilitino per salvaguardare un’industria così importante”. In Toscana il comparto impiega 110mila persone
FIRENZE Duemila lavoratori, accompagnati da striscioni e bandiere dei sindacati confederali e di categoria, stanno sfilando da questa mattina in corteo a Firenze in occasione dello sciopero del comparto della moda proclamato a livello territoriale contro la crisi in corso e per la richiesta urgente di ammortizzatori, ma anche di una riqualificazione delle filiere a tutela dell'occupazione. In cima alle preoccupazioni dei lavoratori che si sono ritrovati in piazza Adua, per poi sfilare in centro fino in via Cavour davanti alla prefettura, è la tenuta immediata dei posti di lavoro, e in prospettiva il destino produttivo di un settore chiamato a ripensarsi. I numeri in gioco sono imponenti per il microcosmo produttivo toscano: 52 mila addetti solo nell'area fiorentina, oltre 100 mila nell'intera regione. Lo snodo decisivo sarà il 2025, quando le imprese dovranno riorganizzarsi e nel farlo avranno bisogno di una robusta iniezione di ammortizzatori sociali per sventare esiti sociali drammatici. Soltanto allora si capirà se “Il lavoro non è fuori moda” da slogan di una manifestazione si sarà trasformato in un impegno vincente di istituzioni e capitani d'azienda. "Le otto settimane di cassa integrazione previste dal governo sono acqua fresca - arriva dritto al punto il segretario generale di Cgil Firenze Bernardo Marasco - intanto perché non riguardano il settore della concia, della pelle, della metalleria ovvero buona parte del distretto. Sono inoltre acqua fresca perché abbiamo bisogno sia di azzerare i contatori ordinari della cassa integrazione, sia di avere settimane straordinarie perché il 2025 complessivamente sarà l'anno della riorganizzazione". Una fase di transizione, avverte Marasco, "che dobbiamo affrontare uscendo dalla crisi tutelando i posti di lavoro e con un distretto più compatto, qualificato e reattivo"
Al termine della trasformazione il distretto, con le sue molte espressioni produttive quali la pelletteria, il calzaturiero, l'abbigliamento, la logistica, il commercio, la metalleria per accessori potrebbe ritrovarsi con meno posti di lavoro e fortemente dequalificato. Questo è lo spettro che agita operai e organizzazioni. Un'incognita che carica di responsabilità il governo e le istituzioni, ma in particolar modo gli industriali e le loro strategie di rilancio: "Le griffe e il sistema delle imprese devono dare delle risposte con un progetto coerente e ovviamente devono essere messi in campo degli ammortizzatori sociali- aggiunge il leader di Cgil Toscana- per evitare che a farne le spese siano i lavoratori, perdendo il posto, e che il distretto finisca per non avere più i volumi produttivi sufficienti a una ripresa". È un quadro pienamente condiviso da Uil e Cisl, e dalle loro rispettive sigle di categoria. "Siamo di fronte a una crisi strutturale, non più ciclica, e questo ci preoccupa tantissimo- rileva il segretario generale di Uil Toscana Paolo Fantappiè- non bastano solo gli ammortizzatori sociali, abbiamo bisogno di risposte da parte dei committenti e da parte delle imprese, ci devono DIRE come si potrà superare questa fase. Serve davvero uno scatto importante da parte delle imprese e non solo delle istituzioni. Le aziende hanno fatto grandi profitti negli anni passati, ora devono dirci cosa fare. Non possono lasciare il fiammifero in mano ai lavoratori e al sindacato".
A questa linea si attiene Silvia Russo, da pochi giorni nuova segretaria generale di Cisl Toscana, che spiega: "Occorre un approccio integrato fra istituzioni regionali e nazionali, altrimenti non riusciamo a risolvere questa crisi che è complessiva e non riguarda solo un settore, ma tutta la moda e l'accessoristica. Dovremo trovare una modalità che metta insieme tutte le nostre risorse e individui un percorso significativo su un piano economico per i bisogni immediati, ma anche da un punto di vista strutturale per ridisegnare tutta la filiera". La finestra temporale non aiuta, dopo l'anno abbondante di crisi se ne apre un altro di sacrifici: "Il problema è come riusciremo a superare il 2025- confida Iuri Campofiloni della segreteria Fiom Cgil Firenze - abbiamo bisogno di investimenti industriali, di accordi territoriali e di avere finalmente degli accordi veri di filiera che al momento non ci sono, perché ad oggi esistono soltanto accordi commerciali".
"Siamo molto preoccupati dalla piega che sta prendendo il comparto moda in Toscana, così come a livello nazionale, dove si assiste ad un fenomeno di forte contrazione in questo settore del quale il governo ancora non si è completamente reso conto. Quanto che sta accadendo, unito all'immobilismo di chi governa il nostro Paese che non mette in campo azioni concrete per contrastare questo fenomeno, impatta e impatterà sul sistema produttivo nella nostra regione, dove la moda rappresenta uno dei settori fondamentali e più trainanti dell'economia", dichiara il segretario regionale del Pd in Toscana, Emiliano Fossi, che in mattinata ha portato la propria solidarietà agli operai in sciopero e in corteo a Firenze. "La necessità di far fronte con urgenza alla crisi che sta attraversando il tessuto economico-produttivo toscano è strettamente legata al rischio che esploda una 'bomba sociale' e che le migliaia di persone ad oggi impiegate nel comparto moda perdano il loro posto di lavoro- aggiunge Fossi- è bene che le istituzioni, a tutti i livelli, pongano la massima attenzione sul tema e scongiurino questo rischio, mettendo in campo azioni che tutelino la produzione e le lavoratrici ed i lavoratori del settore". La Regione Toscana, promette Fossi, "si sta impegnando per trovare soluzioni e sempre più lo farà, e prima che il sistema produttivo della moda collassi chiediamo al governo di intervenire tenendo fede alle proprie responsabilità".
"La moda è il nostro automotive: tutte le istituzioni possono e devono intervenire per garantire e salvaguardare questo patrimonio imprenditoriale toscano che ha un'importanza europea, perché qui si produce eccellenza", dice il presidente di Confindustria Toscana, Maurizio Bigazzi, accogliendo stamani a Firenze una delegazione dei sindacati del settore mentre c'era il corteo in centro. "Queste richieste sono anche le nostre - ha aggiunto Bigazzi -, a partire dalla necessità di traguardare la nostra filiera del lusso oltre la crisi, fino alla lotta senza quartiere all'area grigia e alla necessità di ammortizzatori sociali e formazione. Sono punti individuati già nel patto di sistema siglato con le rappresentanze fiorentine della categoria lo scorso febbraio. Ed è da tempo che chiediamo, come voi, attenzione e risposte alle Istituzioni". Quindi le richieste, ha sottolineato il presidente di Confindustria Toscana, "le porteremo, con modalità diverse ma con forza, a partire dalla riunione convocata dal presidente Giani lunedì prossimo, e le porteremo sul tavolo del Governo". Per salvaguardare la filiera, secondo Bigazzi, "servono più strumenti, sia per superare il momento di crisi contingente, a partire dagli ammortizzatori sociali per tutte le imprese e per un periodo più lungo, fino alle moratorie fiscali e sul credito; sia per consentire una trasformazione dei modelli produttivi, in relazione ai cambiamenti dei mercati. Serve più formazione per gli imprenditori e per i lavoratori, così come misure di sostegno agli investimenti e all'innovazione".
