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Firenze rischia un’altra alluvione? Le quattro mosse per salvare la città non ancora realizzate
Parla Gaia Checcucci, segretario dell’Autorità di Bacino distrettuale per l’appennino settentrionale
FIRENZE. L’Arno e il Mugnone devono essere la preoccupazione di Firenze. Molto meno i nubifragi o i fiumi tombati.
La spiegazione
Lo spiega Gaia Checcucci, segretario dell’Autorità di Bacino distrettuale per l’appennino settentrionale, che Firenze la conosce bene, visto che in passato ha ricoperto a lungo lo stesso ruolo per il solo Bacino dell’Arno. «Il rischio della città è quello del 1966, è il fiume Arno – dice – e da questo punto di vista la città ha bisogno che vengano realizzate queste quattro casse d’espansione, di cui una sembra in dirittura d’arrivo. Sono venticinque milioni di metri cubi da trattenere e dieci milioni circa da trattenere col rialzamento della diga di Levane. Se io non tolgo trentacinque milioni di metri cubi prima che arrivino su Firenze – aggiunge – è un problema».
Le spallette
E a poco servono anche gli interventi alle spallette annunciate di recente dal governatore Giani. «Una barriera funziona, ovvio, l’acqua non esce qui ma esce da un’altra parte – dice Checcucci – quindi diciamo che mi farebbe piacere per Firenze ma dal mio punto di vista non potrei che dispiacermi per Scandicci». Il problema di Firenze è insomma legato ai volumi di acqua dell’Arno e non a eventi sporadici, per quanto violenti. Non sono un problema i nubifragi perché, dice il segretario dell’Autorità di Bacino, «Servono 72 ore di pioggia battente a monte perché la città di Firenze vada in pericolo».
Il Mugnone
L’altro fiume da tenere d’occhio è il Mugnone. Al segretario non piace il progetto della stazione Foster per il sottoattraversamento della città che dovrebbe risolvere l’intasamento ferroviario di Santa Maria Novella. «Sul Mugnone un po’ di cose sono state fatte però vanno completate - spiega Checcucci - e poi attenzione, la cassa d’espansione del Mugnone mi diventa la stazione Forster e su queste grandi opere ci piacerebbe ci fosse la sensibilità di chiedere un parere all'autorità competente».
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