Il Tirreno

Firenze

Il caso

Carcere di Sollicciano, spunta la relazione di Asl di un anno fa: «Muffe, infiltrazioni di acqua e nidi di vespe: servono interventi urgenti»

di Matteo Leoni

	Un momento della protesta
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Un momento della protesta

Intanto è iniziato il trasferimento di oltre 50 detenuti che si trovavano nelle celle ora inagibili dopo la rivolta di giovedì 4 luglio

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FIRENZE. È iniziato sabato 6 luglio il trasferimento dal carcere di Sollicciano di oltre 50 detenuti che si trovavano nelle celle delle sezioni 5 e 6 del reparto giudiziario, diventate inagibili dopo la rivolta di giovedì 4 luglio, esplosa dopo il suicidio di un ragazzo di 20 anni.

Il trasferimento

L’autorizzazione al trasferimento era stata chiesta ufficialmente dalla direzione già nella giornata di venerdì 5. I detenuti sono stati portati nella vicina struttura di Solliccianino e nel carcere di Prato. Altri potrebbero andare a Porto Azzurro. Le loro celle non erano più agibili dopo gli incendi appiccati durante la protesta. Sempre nel corso della rivolta sarebbero state rotte alcune tubature dell’acqua, che ha allagato parte degli spazi.

Gli interventi

I lavori di ripristino saranno lunghi: «Certo non è una cosa che durerà quindici giorni», spiega il garante Eros Cruccolini. Insomma, spostare i detenuti fino a data da destinarsi è sì una necessità legata a problemi strutturali, ma sarebbe anche un modo per decongestionare il penitenziario. Una struttura che, come evidenziato anche in una relazione della Asl di un anno fa, il 5 luglio 2023, necessita di «interventi urgenti» per risolvere una serie di problematiche di tipo igienico-sanitario e di manutenzione, come ad esempio la presenza di «evidenti tracce di infiltrazioni di acqua in molte zone a comune all’interno delle sezioni, con conseguente distacco di intonaco».

La relazione di Asl

In occasione del controllo degli ispettori dell’Igiene dell’Asl Toscana Centro, di cinque celle visionate nel reparto accoglienza, solo una è risultata agibile. Le pareti e il soffitto della cella numero 10 erano annerite per un pregresso incendio causato dai detenuti. Sulle pareti del bagno la piastrellatura era mancante in diversi punti. Alla finestra della cella numero otto erano presenti nidi di vespe che ne impedivano l’apertura e sul pavimento c’era una pozza d’acqua originata da una perdita del bagno. Inoltre, muffa era presente sulle pareti della stanza numero sette. Sempre nel reparto accoglienza, muffa sulle pareti delle docce.

L’ispezione continuava poi nella sezione 11, con tre celle inagibili su undici ispezionate. Inoltre, i detenuti delle celle 11 e 16 «lamentavano la presenza di cimici nei letti».

Le sezioni 5 e 6

Le sezioni 5 e 6 del reparto giudiziario, quelle dove è scoppiata la rivolta dopo il suicidio del ragazzo, all’epoca dell’ispezione erano chiuse per interventi di manutenzione. Durante il sopralluogo erano state evidenziate carenze di carattere strutturale anche nel locale deposito per il cibo, con infiltrazioni e distacco di intonaco nel soffitto. Nella cucina, inoltre, le cappe erano prive di filtri. Un quadro che, sebbene aggiornato a dodici mesi fa, rende bene l’idea della situazione che i detenuti si trovano a vivere ogni giorno all’interno del carcere di Sollicciano.

La legale

Vivere in carenze igienico sanitarie significa contrarre malattie come la scabbia e la tubercolosi: «Si parla di affettività in carcere – spiega l’avvocato Elisa Baldocci, che assiste diversi detenuti di Sollicciano – ma per un padre che ha contratto una malattia infettiva dal suo compagno di cella diventa difficile anche poter vedere i propri figli quell’ora a settimana che gli è concessa, perché teme di contagiarli».

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