Il Tirreno

Firenze

Il ricordo

Ciao Joe, quante battaglie: dal Viola Park allo stadio, tutte le volte che hai difeso Firenze e la Fiorentina

di Francesca Bandinelli

	Joe Barone durante la presentazione del progetto di restyling del Franchi in Palazzo Vecchio
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Joe Barone durante la presentazione del progetto di restyling del Franchi in Palazzo Vecchio

Dall’ingresso nel calcio di Commisso, Barone non si è mai tirato indietro. Il ministro Abodi: «L’impianto era motivo di frustrazione e arrabbiature»

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FIRENZE. Una vita divisa tra sorrisi, battute, anche sagaci, ma comunque sempre in trincea, pronto a difendere a qualunque costo la Fiorentina e la famiglia che, dal 2019, anno dell’ingresso di Rocco Commisso nel calcio italiano, ad oggi è diventata sempre più viola e sempre più numerosa. Joe Barone – morto nella giornata di martedì 19 marzo in seguito al malore che lo ha colto domenica 17 prima del match tra i viola e l’Atalanta, poi rinviato – non si è tirato indietro mai. Non quando c’era da avviare una videochiamata, per permettere al patron di restare a stretto contatto con squadra e tifoseria, né tantomeno quando c’è da “indossare” l’elmetto per andare contro le istituzioni, la piazza o anche la stampa, tra liti e grandi gesti passionali, con l’obiettivo di veder ritornare la Fiorentina ai fasti di un tempo.

In prima fila

Il dg viola ci ha sempre messo la faccia e, soprattutto, non si è mai tirato indietro. Nella costruzione di una squadra sempre più competitiva – sempre presente, in tutte le operazioni e in tutte le trattative portate avanti, da quella di Franck Ribery culminata nel bagno di folla per il campione francese, fino all’ultima in ordine temporale, con l’arrivo di Belotti - nelle stanze della Lega andando contro anche a Juventus e Inter, a proposito dei debiti e del fair play finanznari, così come nelle sfide sul fronte delle infrastrutture di cui dotare il club. Il Viola Park, la struttura che dalle 9 alle 21 di mercoledì 20 marzo ospiterà la camera ardente – nel piazzale tra la cappella di Santa Caterina e il padiglione eventi – resterà uno dei capolavori a cui il dg ha lavorato senza risparmiare un grammo di energia. Ha seguito passo dopo passo il progetto prima ed il cantiere poi, fino all’inaugurazione show dello scorso ottobre, alla presenza delle più alte cariche del mondo sportivo. Lo stadio, invece, col mancato restyling del Franchi, bocciato dalla soprintendenza, e il braccio di ferro con Palazzo Vecchio, quando sembrava che la Fiorentina dovesse traslocare durante i lavori di restyling, è rimasto il disegno incompiuto. L’altro grande campo di battaglia dove Joe non si è nascosto, attaccando e contrattaccando, ripetendo che la sua società non avrebbe dovuto essere essere un “giocattolo” della politica.
 

Il centro sportivo
L’orgoglio mentre accompagnava i visitatori lungo i vialetti del cantiere del nuovo centro sportivo è sempre stato enorme. Lo ha trasmesso fin da subito, quando ovunque ci si girasse, c’erano soltanto scavi. Lui, invece, no: sapeva bene in quale centimetro quadrato sarebbe dato il padiglione della prima squadra, dove quello della squadra femminile e dove quello delle giovanili. Indicava con precisione il punto dove sarebbe nata la collinetta, quella del padiglione eventi. Così come, una volta ultimati i lavori, mostrava l’attrezzatura all’avanguardia che aveva contribuito a far arrivare, dalla green room, la stanza coi sensori che in base al movimento rileva il potenziale infortunio da prevenire, o anche la piscina con l’Hydrowox, uno speciale tapis roulant all’interno di una vasca per ridurre i tempi di recupero. L’emozione, al taglio del nastro – non senza tensioni, per via dei ritardi nell’ottenere l’agibilità per l’ingresso dei tifosi – fu anche la sua.
 

L’impianto da gioco
Sul fronte stadio, invece, il traguardo è stato tagliato soltanto a metà. Lo sapeva benissimo Barone, e lo ripeteva ogni volta anche Commisso, che il gap con le big si sarebbe potuto colmare con un impianto di proprietà. Per questo, pure lui si era speso e battuto in ogni modo. Sì, è vero che la Fiorentina non sarà costretta al trasloco, dal momento in cui il rimodulare dei lavori da una parte e la proroga della scadenza degli stessi eviterà diversi disagi, ma di fatto il progetto immaginato dalla proprietà non ha mai visto la luce, nemmeno quello di Campi per cui erano stati opzionati i terreni, immaginando uno stadio gioiello sulla falsariga del centro sportivo, un altro gioiello pronto a trasformarsi in una macchina da soldi. Lo ha ribadito anche il ministro Andrea Abodi. «Lo stadio, il nuovo stadio per il club era un pensiero fisso, una preoccupazione costante, un motivo di frustrazione e arrabbiature, alle quali cercavo di dare conforto per offrire supporto al sogno condiviso con il presidente Commisso e tutta la famiglia viola. Mi auguro che il “suo” stadio prenda corpo, per dare un senso a questa sua scomparsa che un senso non ce l’ha». 

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