Il Tirreno

Firenze

Il reportage

Stazione di Firenze, metamorfosi totale: «Qui una volta c’erano fiori, ora solo senso di insicurezza»

di Valentina Tisi
Il luogo in cui è stato ucciso il giovane in largo Alinari
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Il luogo in cui è stato ucciso il giovane in largo Alinari

Viaggio tra i commercianti attorno a largo Alinari, teatro dell’omicidio: «Abbiamo paura per i dipendenti e sono stati cambiati gli orari di apertura»

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FIRENZE. Un fatto drammatico, una giovane vita spezzata in maniera violenta. Ma la morte del 19enne accoltellato con un fendente secco in largo Alinari, per chi vive la zona della stazione, è anche la conferma dello stato di degrado e insicurezza con cui sono obbligati a fare i conti ogni giorno.

C’è chi ha dovuto cambiare le proprie abitudini, chi ormai ha imparato a convivere con la paura ogni sera tirando giù il bandone della propria attività e poi con la stessa preoccupazione torna a lavoro un giorno dopo l’altro. «Vivo molto la Stazione, ho questa attività da 28 anni - osserva Pasquale Buono, titolare del Caffè Alinari insieme al fratello Francesco -. Vedo la situazione peggiorare anno dopo anno, ho dovuto cambiare anche le mie abitudini lavorative: adesso chiudiamo prima e ho installato telecamere e luci, ma la preoccupazione è crescente. Quando ho sentito la notizia del ragazzo accoltellato purtroppo non sono rimasto sorpreso, perché ormai la stazione è diventato un crocevia, una zona di spaccio, dove avvengono spesso regolamenti di conti, furti e rapine sono cresciuti in maniera esponenziale. Episodi che viviamo anche in prima persona; una volta in pieno giorno a causa di un regolamento di conti un uomo per scappare si è rifugiato all’interno del locale, era tutto in insanguinato, i clienti sono scappati, è un episodio che ci ha segnato. Le persone vorrebbero andare a lavoro tranquille, bisognerebbe che ci fossero interventi dall’alto per garantire maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio, invece continuiamo ad assistere a questi episodi. Ho dovuto cambiare le mie abitudini, non porto più l’orologio o il portafoglio, ma solo i documenti, questo però non va bene, non dovremmo essere costretti a vivere così. E poi mi preoccupo per i miei dipendenti, tra loro ci sono anche giovani ragazze che mi riferiscono di brutti episodi capitati alla Stazione».

Una situazione che ormai tutti coloro che hanno un’attività in zona conoscono fin troppo bene. «C’è poca sicurezza alla stazione - dice Veronica Billi, direttrice del punto Conad di largo Alinari -. Noi abbiamo una guardia privata fissa o addirittura due in serate più difficili come quella di oggi (ieri, ndc) con la partita. Sono necessarie perché c’è sempre più delinquenza. Io sono a Firenze da cinque anni e ho visto la situazione peggiorare. Da noi ci sono spesso furti e troviamo anche tanti minorenni a rubare. Le forze dell’ordine vengono quando li chiamiamo, ma sono poche e ne servirebbero di più, il risultato è che non ci sentiamo più tranquilli. Anche i bambini che frequentano questa zona a una certa ora vanno via perché si riempie di tossici. Noi ci siamo organizzati cercando di non far uscire mai le dipendenti da sole la sera».

Per chi ricorda come fosse in passato quello stesso spazio, è un dolore adesso vederlo trasformato nel teatro di risse e accoltellamenti, dove la sera non si può girare tranquilli o dove addirittura un ragazzo può venir ucciso in strada. «Il nostro è un negozio storico - racconta Stefania Capasso dell’omonimo salone di parrucchiere - qui una volta lavoravamo solo con i fiorentini, ma ora tanti non vengono più per paura, questo ci ha penalizzati. Ma sono preoccupata per i nostri dipendenti, mi sento responsabile per loro, e poi abbiamo anche la scuola. Ormai chiudiamo tutte le sere alle 19, ma già dalle 18 non si lavora più. Mi ricordo di quando piazza Stazione era piena di fiori. Adesso c’è un grande senso di insicurezza, spesso mi è capitato di dover scavalcare persone sdraiate davanti alla porta d’ingresso per entrare in negozio: non è più tollerabile».



 

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