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Nuovo Franchi, il dg viola Barone accusa: «Lo stadio giocattolo della politica»

di Francesca Bendinelli
Nuovo Franchi, il dg viola Barone accusa: «Lo stadio giocattolo della politica»

Il dirigente della Fiorentina: «Tanti dubbi, mancano tanti soldi: la nostra previsione è che siano più di 100 milioni di euro»

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FIRENZE. La questione legata al restyling dello stadio Franchi continua a restare in primo piano. Non è bastata la proroga al 2028 per la fine dei lavori, né il ripristino, da parte del governo, delle risorse da destinare alla città metropolitana per cui il sindaco Nardella nei prossimi giorni incontrerà il ministro per individuare le opere da finanziare in modo da "liberare" risorse per un importo analogo da destinare (anche) al completamento della ristrutturazione dell’impianto comunale. Ieri, a prendere la parola è stato il direttore generale della Fiorentina Joe Barone: «La situazione del Franchi continua ad essere molto complicata, era facile prevederlo perché il tema dello stadio è diventato il trofeo o la medaglia ma soprattutto, il giocattolo della politica - ha detto intervenendo sui canali tematici del club-. Mancano tanti soldi, la nostra previsione è che siano più di 100milioni di euro».

Dunque, un cantiere della durata di 4 anni, con capienza ridotta per lo stesso periodo, poterebbe ad un ammanco economico da triplice cifra. Ma non è tutto, perché l’attacco del dirigente viola non ha escluso nessuno: «Ci sono le elezioni e tutti vogliono mettersi una medaglia sul petto riguardo a questa vicenda - ha continuato Barone -. Ci sono stati tanti proclami, ma nessuno pensa ai tifosi o alla società. Lunedì si è tenuta una riunione con il Comune, io non ero presente ma mi è stato riferito che le nostre numerose domande, sulla durata dei lavori o sulle cifre del futuro affitto, sono rimaste senza risposte e con ancora tanti dubbi. Per quattro anni la Fiorentina non avrà i ricavi registrati fino ad ora».

Così, dopo aver ricevuto al Viola Park il ministro alle infrastrutture Matteo Salvini che in quella circostanza scagliò l’ennesimo siluro sull’intenzione dell’amministrazione di proseguire la strada del restyling dell’impianto con fondi pubblici («I lavoro non vanno fatti - disse - sono soldi buttati») , il dirigente della Fiorentina ha chiesto direttamente l’intervento di Roma: «Chiedo che i governo metta attenzione su questo progetto perché, alla fine, a rimetterci saranno i tifosi e soprattutto la nostra società che dal punto di vista finanziario è gestita alla perfezione». Se da Palazzo Vecchio si è preferito non replicare a queste dichiarazioni, non alimentando in alcun modo, così, la polemica, dall’altra parte a farsi sentire sono stati gli esponenti della Lega, il capogruppo in Consiglio comunale nonché segretario provinciale Federico Bussolin, e Giovanni Galli, consigliere del Carroccio in Regione.

«Le parole del DG della Fiorentina sono inequivocabili: mentre in Palazzo Vecchio si procede alla programmazione dei lavori per il restyling del Franchi, sul campo da calcio rimangono interrogativi ai quali la Giunta ha il dovere di dare una risposta chiara. Prima fra tutte con quali soldi verrà fatta la ristrutturazione, perché non è pensabile lasciare i lavori a metà, considerato che già stiamo chiedendo alla Fiorentina di perdere quattro anni di ricavi. Come Lega troviamo fuori luogo non comunicare alla società quale sarà il costo dell’affitto dello stadio in futuro. Il sindaco ha fatto del restyling dello stadio il suo giocattolo politico, un trofeo sul quale mettere la bandiera in vista della campagna elettorale per le europee.

La Lega conferma quanto affermato da Salvini: restauriamo il Franchi per la sua destinazione: il governo è a disposizione per individuare le alternative migliori per realizzare uno stadio nuovo, di proprietà, moderno ed efficiente». C’è da capire, in questo caso, oltre all’area da destinare eventualmente al nuovo impianto, se il patron Commisso intenderà davvero ricominciare ancora una volta da capo, dopo i tanti tentativi fatti per arrivare alla realizzazione di un nuovo impianto.

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