Il presidio
Firenze dice addio all’inceneritore: via a un nuovo impianto
A San Donnino saranno trattati i rifiuti elettrici ed elettronici. L’assessore: «Demolizione necessaria per il degrado strutturale»
FIRENZE. Addio alle due ciminiere che svettano nel panorama della piana fiorentina, addio all’inceneritore di San Donnino, il corpo principale della struttura è troppo ammalorato, non verrà riqualificato e riconvertito come previsto dal piano iniziale, ma sarà demolito per fare spazio al nuovo impianto per la chiusura del ciclo dei Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche).
Con lo scheletro del vecchio inceneritore se ne va così l’immagine tangibile di un pezzo di storia della città e degli anni di lotta che portarono alla sua chiusura. Votato ieri in consiglio comunale il riassetto generale dell’impianto di San Donnino come richiesto da Alia. «L’aggiornamento di schema progettuale – ha spiegato in aula l’assessore all’ambiente Andrea Giorgio - è dovuto al fatto che sono iniziati i lavori e che sono state fatte delle valutazioni strutturali che hanno portato Alia a chiedere una modifica del progetto».
Giorgio ripercorre quindi i punti previsti dal piano: «Lo schema approvato nel 2022 prevedeva otto interventi: le nuove tettoie, i nuovi edifici per l’impianto di trattamento dei Raee, il recupero funzionale dell’ex inceneritore, l’impianto di depurazione delle acque, una nuova unità operativa per i servizi, un nuovo distributore del metano, un centro di raccolta e un sistema di sicurezza idraulica». Lo stato della struttura però ha reso necessaria una revisione del piano iniziale: «Le modifiche riguardano la demolizione dell’inceneritore e non più il suo recupero – chiarisce l’assessore - l’eliminazione dell’impianto di depurazione, al cui posto è prevista la realizzazione di una tettoia per le aree tecniche, e il venir meno della necessità di collegamento tra l’area degli impianti e dei servizi. La demolizione dell’inceneritore si rende necessaria per il degrado strutturale».
Intervenire sulla vecchia struttura, come è emerso dalle prima valutazioni, provocherebbe problemi tecnici e un aumento dei costi connessi. Tra le criticità riscontrate si contano infatti: instabilità dell’armatura, ammaloramenti del calcestruzzo e lesioni. «Le modifiche e l’abbattimento della struttura – evidenzia ancora - comporteranno un miglioramento dell’insediamento paesaggistico». Per quanto riguarda invece il venir meno dell’impianto di depurazione, al suo posto è prevista una copertura che verrà sormontata da pannelli fotovoltaici. Il nuovo progetto vedrà anche un a lieve riduzione dei volumi, si passa da una superficie coperta di 17.385 metri quadrati a una di 17.040.
«Il progetto – spiega l’assessore all’ambiente - si inserisce in una strategia di economia circolare. All’interno dell’impianto sarà trattato il Raee e ci sarà una linea dedicata al trattamento di fine vita dei pannelli fotovoltaici, con l’ambizione di trattare 65mila tonnellate l’anno e costruire una filiera sul nostro territorio per il trattamento della materia prima e seconda. È un progetto finanziato con fondi Pnrr e sarà reso operativo nel più breve tempo possibile». Il progetto, ammesso al finanziamento del bando del Piano nazionale di ripresa e resilienza “economia circolare” del ministero della transizione ecologica, permetterà di recuperare materie prime preziose, con un risparmio ambientale sia in termini di riduzione delle estrazioni che di smaltimento. I tempi sono quelli dettati dal Pnrr, inizio dei lavori quest’anno, ma le attività di messa in sicurezza dell’area di cantiere stanno già andando avanti, e avvio dell’impianto nel 2026. Ma la struttura può rappresentare un passo in avanti anche per quanto riguarda il tema della sicurezza sul lavoro.
Durante la discussione in consiglio è stato approvato un ordine del giorno, presentato dai consiglieri di Firenze democratica Calistri, Di Puccio e Piccioli, con cui si chiede ad Alia di «inserire in tutti gli appalti criteri volti a tutelare le condizioni di lavoro in termine di sicurezza, controlli e salario, e di non ricorrere al massimo ribasso e al subappalto». Richieste a cui si aggiunge quella di «inserire l’obbligo del badge elettronico come è stato fatto per il cantiere della tramvia».
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