Toscana
Tav a Firenze, la talpa fra 50 giorni sarà sotto piazza della Libertà
Per la Fortezza arrivano nuove protezioni, salvati gli alberi vicini alle mura. L’Osservatorio ambientale: «Solo due cittadini lamentano crepe e lesioni»
FIRENZE. Iris è sul primo curvone. E no, questo non è il racconto di un MotoGp al Mugello ma la cronaca dei progressi che ogni giorno compie la talpa nel sottosuolo di Firenze. La maxi fresa azionata con la missione di scavare il tunnel Tav da 6,4 chilometri che attraverserà la città da Campo di Marte a Castello ha già scavato un bel pezzo della prima delle due gallerie sotterranee previste dal progetto dopo la partenza da via Campo d’Arrigo e più o meno adesso si trova all’altezza di via Fra’ Bartolomeo, a 15-18 metri di profondità sotto i palazzi al di qua del cavalcavia della Cure. Fra poco svolterà a sinistra in viale don Minzoni, puntando dritto su Piazza della Libertà. Tempo stimato per l’arrivo di Iris sotto l’Arco dei Lorena, circa 50 giorni. Poi, incuneandosi nel sottosuolo di viale Spartaco Lavagnini – pause tecniche permettendo – dovrebbe raggiungere la Fortezza da Basso in circa 4-4 mesi e mezzo, fra metà e fine giugno. Dal punto in cui è adesso e il primo bastione della fortificazione del 1537 la dividono circa 1.300 metri. E in media Iris ne scava dieci al giorno.
Protezioni speciali
E dal piano di cantierizzazione della Fortezza da Basso da poco pubblicato dal consorzio Florentia si scopre che le salvaguardie per il monumento fiorentino sono aumentate. La talpa, nel suo percorso di andata e ritorno, passerà a circa 25 metri sottoterra in corrispondenza dei bastioni Cavaniglia e Rastriglia. Ma a differenza dei progetti stilati nel 2003, quando si prevedeva di rinforzare le mura con iniezioni di cemento sotterranee praticate scavando dei pozzi, il nuovo piano del consorzio Florentia prevede 4 trincee di scavo laterali da cui mettere in atto il cosiddetto compensation grouting. Un accorgimento tecnologico richiesto dalla Soprintendenza che «evita l’abbattimento di molte alberature» intorno alle mura, scrivono i tecnici. Non solo. Se prima era previsto il montaggio e lo smontaggio del cantiere sia al primo che al secondo passaggio di Iris, adesso il costruttore prevede di lasciarlo per 2 anni e mezzo, dando modo di operare iniezioni e compensazioni in caso di cedimenti anche successive allo scavo e riducendo le emissioni di polveri e rumori.
Fra crepe e realtà
Gestita dal consorzio Florentia a cui Rfi ha affidato i lavori da oltre 2 miliardi di euro, la talpa ieri è stata al centro di un tavolo tecnico fra ingegneri e tecnici di Rfi, delle ditte e di esperti dell’Osservatorio ambientale, composto dal presidente Giacomo Parenti, che è anche super dirigente e uomo macchina di Palazzo Vecchio, e molti esperti dei ministeri di Ambiente, Infrastrutture e Cultura. E dal vertice emergono anche i primi dati sul reale impatto che vibrazioni, scosse, sommovimenti sotterranei hanno provocato ai palazzi sul tracciato. Finora sono state solo due famiglie a rivolgersi a Rfi per lamentare lesioni, crepe, pavimenti rialzati, porte che si chiudono male. E sono stati cinque i residenti sul tracciato ad essersi rivolti all’InfoPoint allestito da Ferrovie in via Circondaria.
Il monitoraggio
Sono 354 gli edifici sorvegliati speciali sul percorso della talpa (l’elenco è visibile anche sul sito del Tirreno Firenze). Per monitorarli i tecnici di Rfi hanno installato sensori sui palazzi e di speciali rilevatori è dotata anche Iris, che al suo passaggio registra una mole di dati enorme raccolta in tempo reale sul sito dell’Osservatorio ambientale in forma di mappa, chiamata Gis, dove è possibile verificare dove è stata riscontrata la presenza di acque sotterranee, superficiali, dove il rumore avvertito è stato sopra soglia e dove ci sono state vibrazioni alle case. Non solo, sono sostanzialmente due le soglie di rischio e due i tipi di monitoraggio, una soglia di attenzione e una di allarme. «Il superamento della prima sogli avviene con una rotazione o un cedimento del terreno sopra le aspettative; il superamento della seconda quando il danno supera le attese ma addirittura quando c’è un ammaloramento strutturale che va oltre la singola venatura», spiega Parenti, che aggiunge: «Finora non nessuna delle due soglie è mai stata superata».
Le classi di rischio
Ma quali sono le classi di rischio e cosa prevedono? Sono le stesse Ferrovie a descriverlo nella relazione sul lotto 2 del passante Tav. Il documento fissa 5 classi di danneggiamento: la prima prevede piccole fessure di un millimetro cui si rimedia con una tinteggiatura; la seconda crepe di cinque millimetri; la terza, lesioni visibili all'esterno, rotture dei tubi, porte e finestre che non si chiudono, crepe di 1,5 cm; la quarta, oltre a crepe di 2,5 cm, ipotizza pavimenti inclinati, pareti spanciate, tubazioni distrutte, travi che perdono l'appoggio a causa di fenomeni di subsidenza; la quinta, parziale o totale demolizione dell'edificio.
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