Sicurezza
Assalto con spranghe e cinture alla partita fra licei: gelosie e competizione, i motivi della faida tra Galileo e Michelangiolo – Il video degli scontri
Firenze, parlano gli studenti delle due scuole dopo l’aggressione avvenuta al circolo Audace di Legnaia. Anatomia di una rivalità
FIRENZE. Saranno le immagini delle telecamere di videosorveglianza attive nella zona a fornire elementi utili alla Digos per cercare di risalire agli autori dell’aggressione materializzata domenica scorsa da un gruppo di una trentina di giovani, si sospetta del liceo Michelangiolo come la pista che segue la Digos, ai danni dei “supporters” del liceo classico Galileo assiepati sulla tribuna del circolo Audace di Legnaia, all’Isolotto, per assistere alla partita di calcio tra la squadra dell’istituto di via de’ Martelli e gli studenti dell’International school of Florence (Isf), scuola americana internazionale, valida per la Coppa David.
Ma da dove nasce la rivalità tra queste due scuole? La nostra analisi. Rivalità storiche, goliardiche ma fino ad un certo punto. Quella tra Galileini e Michelangiolini è una diatriba che si trascina da anni e che non accenna a placarsi. Qualcuno vorrebbe mettere da parte quell’astio ingiustificato, mentre altri lo alimentano tra il serio e il faceto. Fatto sta che chi entra a far parte di una delle due famiglie viene subito avvisato.
QUI GALILEO
Gli studenti del Michelangiolo si sentono imbattibili, in tutto e per tutto. E quelli del Galileo, invece, riconoscono di essere allo stesso pari, ma hanno la lingua meno affilata. Forse per umiltà, o per rassegnazione, perché «è sempre stato così, che ci possiamo fare? Pensano che il Galileo sia di serie B, più semplice», racconta Alessandro mentre aspetta la prima campanella. La verità è che i galileini hanno buttato benzina sul fuoco. Anche se i motivi dell’antagonismo sono futili e innocui, tant’è che «non si è mai arrivati alle mani», alcuni studenti insistono a rimarcare la differenza tra i due licei. Ma non a parole. La strategia adottata è lo sfottò, le frecciatine e la polemica, come solo i fiorentini sanno fare. Vedi le t-shirt con la scritta «Menomale non sono del Miche».
Un atteggiamento passivo – aggressivo, una vera ragazzata, ma che non è stata digerita da tanti. E che, soprattutto, merita di essere aggiunta alla lunga lista dei “validi” motivi per guardare con sdegno il coetaneo e collega di ginnasio galileino. Ma a lui non interessa, o almeno si gira dall’altra parte, perché «li lascio credere che sono i migliori, poi alla fine contano i risultati», dice uno studente in via Martelli all’uscita di scuola. E in effetti, il ginnasio più antico della Toscana può vantare di aver letto i primi temi di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani.
L’aggressione che i ragazzi del Galileo hanno subito durante la partita di calcio con l’Isf è forse la punta dell’iceberg, la manifestazione di un sentimento che è sfociato in violenza. Ma non tutti sono convinti dell’esistenza di questa rivalità annosa, atavica. La violenza potrebbe essere «l’esempio più classico di come il calcio tiri fuori il peggio delle persone», spiega Irene Orsoni, galileina, mentre una sua amica, Sofia Bigagli, dice che «ormai questa rivalità è passata. Prima forse si sentiva di più, anche se dopo il Covid si è rotto quel senso di comunità che ci univa». Nonostante le opinioni dei moderati, la maggior parte degli studenti sente ardere dentro un forte senso di appartenenza, che non deve essere leso, pena l’esclusione dal “branco” o dal brand. Che gli studenti dei licei hanno stemmi, marchi, producono perfino un merchandising di felpe e t-shirt della “casata”. L’indottrinamento inizia a partire dal primo giorno di scuola: «Chi varca la soglia del portone del Galileo», sa che deve sviluppare quell’istinto che è stato tramandato nei secoli dei secoli tra i corridoi: «Mai fidarsi di quelli del Miche, hanno la puzza sotto il naso», dice un ragazzo. Ma c’è un altro episodio che testimonia l’astio e il rancore provato dal clan dei galileini. Tutto risale a pochi mesi fa. Un gruppo di ex galileini ha lanciato la petizione “no all’accorpamento del liceo classico Galileo, il più antico della Toscana”, in riferimento a quella che sembrava essere la fine del mondo, ovvero la fusione tra Galileo e Michelangelo. «Sia mai, Ahi tu Miche, vituperio delle genti». «Son peggio dei pisani», si rivolge stizzito Marco a un compagno. «Ora, un tu vorrai esagerare».
QUI MICHELANGIOLO
Guelfi e Ghibellini, Livorno e Pisa, Fiorentina e Juventus. Sono molte le rivalità storiche che hanno caratterizzato il territorio toscano. A Firenze, però, ne esiste una che va avanti da molti anni e riguarda la competizione tra i principali licei classici della città: il Michelangiolo e il Galileo. Entrambi continuano a contendersi il primo posto nella classifica delle migliori scuole. «La competizione esiste ma, purtroppo, non c’è storia: il Miche è il numero uno da vent’anni. Al Galileo sono solo dei rosiconi, probabilmente gelosi perché si sentono inferiori a noi», dice Gianmarco Righi mentre un sorriso divertito si stampa sul suo volto, poco dopo il suono dell’ultima campanella.
Le lezioni sono finite e gli studenti si riversano in strada, c’è chi ride e scherza con i compagni, chi fuma una sigaretta e chi si dirige alla fermata dell’autobus. Dunque, tra gli studenti del plesso scolastico di via della Colonna c’è chi prende seriamente questa rivalità: «Certo tra noi e il Galileo non scorre buon sangue. Siamo i migliori licei classici di Firenze, è un po’ come se fosse uno scontro tra titani dove il Miche regna sempre», scherza Riccardo Silvestrini facendo ridere i suoi compagni di classe. Tra loro, però, c’è anche chi estende il concetto a tutto il territorio scolastico fiorentino. «La competizione è presente in ogni scuola di Firenze. L’importante è capire quando si è oltrepassato il limite – dice Anna Fanti, studentessa del Michelangiolo –. Si tratta, comunque, dei due licei classici di spessore e quindi è normale che si crei una sorta di competizione soprattutto tra gli alunni degli istituti scolastici».
Nato oltre cento anni fa, il Michelangiolo è uno dei licei classici più noti di Firenze. Un anno fa è finito sotto i riflettori a causa di un’aggressione a scapito di due studenti colpiti da sei ragazzi di Azione studentesca, esterni alla scuola. Tra gli obiettivi della didattica c’è quello di educare alla convivenza civile e democratica e alla tolleranza. «È chiaro che non possiamo far finta di niente se loro vanno in giro con le magliette dove ci prendono in giro. Non vogliono accorparsi a noi ma almeno non indossiamo maglie assurde», dicono gli studenti. Dunque, la rivalità tra i principali licei classici fiorentini esiste oramai da molti anni e sembra continuare ancora oggi. Nonostante questo, non tutti gli studenti si riconoscono in questa rivalità. Anzi, alcuni se ne tirano fuori. «Tra il Michelangiolo e il Galileo la rivalità c’è stata in passato e purtroppo penso ci sia ancora oggi. La trovo una cosa ridicola, assurda, senza senso – afferma Selene Pucci, studentessa del Michelangiolo –. A scuola ci devo andare per studiare, per stare con i miei compagni e perché mi serve per costruirmi un futuro non devo andarci per gareggiare. Penso, comunque, che quanto accaduto alla partita di calcetto tra la squadra dell’International school of Florence e quella del Galileo sia un fatto grave che va ben oltre la sfida di quale sia il liceo migliore. È un atto di violenza gratuita e basta, non c’entra la rivalità tra le scuole». Insomma, sembra essere tutto caratterizzato da una questione di punti di vista e di percezioni differenti: c’è chi sente in modo prorompente questa rivalità, chi ne ha sentito parlare e chi invece se ne chiama fuori. Quel che è certo, però, è che nelle scuole fiorentine c’è un grande senso di appartenenza. Sono tutti pronti a difendere, a spada tratta, il proprio istituto.
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