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Firenze, caso bancarotta cooperative: chiesti 5 anni per i coniugi Renzi
Per l’accusa le società erano usate per aumentare gli affari dell’azienda di famiglia, gravandole degli oneri erariali e previdenziali e poi portandole al fallimento
FIRENZE. Il procuratore aggiunto Luca Turco ha chiesto la condanna a cinque anni di reclusione ciascuno per Tiziano Renzi e Laura Bovoli, e 10 mesi per Matilde Renzi, rispettivamente genitori e sorella del senatore di Italia viva, nella requisitoria del processo per bancarotta fraudolenta e fatture false in corso davanti al tribunale di Firenze. Con loro sono imputate altre 13 persone tra imprenditori, amministratori e componenti dei cda delle cooperative finite al centro del procedimento.
I coniugi Renzi sono accusati di bancarotta fraudolenta e dichiarazione fraudolenta per utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Il processo riguarda il fallimento delle cooperative Delivery Service Italia, Europe Service e Marmodiv. Secondo la procura, le cooperative sarebbero state usate per aumentare il volume di affari della società di famiglia, la Eventi 6 di Rignano sull’Arno, e poi portate dolosamente al fallimento omettendo di pagare imposte e oneri previdenziali. Gli inquirenti ipotizzano un modus operandi che sarebbe stato usato dai Renzi per far sì che la loro società, che dal 2014 in poi ha visto crescere il volume di affari da uno a sette milioni di euro, potesse operare avendo sempre a disposizione la manodopera necessaria, senza gravami di oneri previdenziali ed erariali. «La Eventi 6 – ha sottolineato ieri il procuratore l’aggiunto Luca Turco durante la sua requisitoria – a fronte di un volume di affari che cresceva ha sempre avuto un numero di dipendenti ridottissimo», arrivato al massimo a sette unità, stando a quando precisato in aula dal magistrato. Inoltre, ha detto ancora Turco, la Eventi 6 «ha operato con le cooperative, dove sono state sempre inserite persone collegate alla Eventi 6».
In questa maniera, sempre in base alla tesi dell’accusa, gli oneri erariali e previdenziali finivano tutti in capo alle cooperative, i cui amministratori di fatto sarebbero stati Tiziano Renzi (difeso dagli avvocati Federico Bagattini e Marco Miccinesi), oggi presente in aula ma solo all’inizio dell’udienza, e Laura Bovoli (difesa da Lorenzo Pellegrini e Francesco Pistolesi). La prima a fallire in ordine di tempo è stata la Delivery Service, nel giugno del 2015. Il crac, secondo la ricostruzione operata dalla guardia di finanza, fu provocato dall’omissione sistematica del pagamento di oneri previdenziali e imposte. A chiedere il fallimento furono alcuni dipendenti, quando il controllo era passato all’imprenditore Mariano Massone, da tempo in affari con Tiziano Renzi e che nel 2010 aveva acquisito la vecchia società dei Renzi, la Chil Post, fallita nel 2013. Poi è stava la volta della Europe Service, mentre l’ultima a fallire è stata la Marmodiv. Per quanto riguarda quest’ultima, Tiziano Renzi e Laura Bovoli avrebbero contribuito a causarne il dissesto inserendo nel bilancio di esercizio 2017 crediti per fatture da emettere e in realtà inesistenti, in maniera da mascherare le perdite. Sempre la Marmodiv sarebbe stata anche impiegata come strumento per fare fatture gonfiate per operazioni inesistenti.
«Questo processo – ha detto l’aggiunto Luca Turco nel corso della requisitoria riferendosi alle modalità di gestione delle cooperative – racconta anche una storia di sfruttamento lavorativo da parte di simulacri di società», dove sarebbero stati impiegati «centinaia di lavoratori che rappresentano l’ultimo girone infernale della condizione di servitù». «Tenetelo presente – ha aggiunto rivolgendosi ai giudici – quando dovrete determinare la pena per i reati contestati».l
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