Alluvione in Toscana, ma quali fannulloni? A Campi Bisenzio il riscatto della meglio gioventù: in migliaia a spalare il fango – Video
Un esercito di ragazzi pulisce strade e case dopo l'alluvione: «È un dovere esserci, non si può restare a guardare»
CAMPI BISENZIO Camminano in gruppo con la pala sulla spalla, le tute blu o bianche completamente infangate, portano casse d’acqua e beni di prima necessità, entrano in garage allagati, si passano secchi tra le mani e spalano il fango che riempie le strade e i seminterrati. Sono gli «Angeli del fango» che sfrecciano in motorino e aiutano gli alluvionati a riavere una nuova normalità donando loro un po’ di serenità e speranza. Sbucano da dietro le montagne di mobili, libri, vestiti, pezzi di auto, sempre con il sorriso sulle labbra. Li chiamano “i ragazzotti” e subito un’espressione di gratitudine appare sul volto di chi, per giorni interi, si è sentito abbandonato e senza alcun tipo di aiuto da parte delle istituzioni. Giovani e giovanissimi, studenti delle superiori, universitari, gruppi di amici, minorenni: i cosiddetti “fannulloni”, “sdraiati”, “senza voglia di lavorare” sono tutti a Campi Bisenzio ad aiutare chi ne ha più bisogno. Tra loro c’è chi, ad appena 11 anni, vaga per le strade a buttare qualsiasi genere di oggetto recuperato dai garage distrutti. Vengono da ogni parte della Toscana e dell’Italia, molti quelli che provengono da altre zone alluvionate. Alessia Guerrini, di Prato, da due giorni insieme alle amiche Sofia Pasciuto e Aurora Berni aiutano la famiglia di Aurora a svuotare il piano terra della casa. «Fortunatamente la mia zona non è stata colpita dall’alluvione, ma in queste condizioni potevamo esserci anche io e la mia famiglia. Venire ad aiutare Aurora è stato il minimo che potessi fare», racconta Guerrini. Particolarmente disturbate dai video dell’acqua torrenziale che invade il centro di Campi Bisenzio, le giovani hanno deciso che non potevano più rimanere inermi. «Vengo da Sant’Angelo a Lecore e quando ho visto in che condizioni si trovava la casa di Aurora e tutte le altre sono venuta subito. Siamo qua da due giorni, sia per stare con la nostra amica ma anche per aiutare tutti coloro che ne hanno bisogno» spiega Pasciuto.
Lampadari, scarpe, giocattoli, mobili, passeggini, fotografie: «Abbiamo buttato via praticamente qualsiasi cosa. Alcuni oggetti sono irriconoscibili, eppure fanno fatica a separarsene. Purtroppo, l’acqua e il fango rovinano tutto. Quello che questa gente ha costruito si è sfaldato in pochi secondi. È terribile», commenta Niccolò Bellini che, insieme ai suoi amici, è venuto da Ugnano per dare una mano alle popolazioni colpite. Per le strade di San Piero a Ponti regna il silenzio, interrotto solo dal rumore delle aspirapolveri in funzione e dal suono sordo di oggetti frantumati. Vicino alle montagne di rifiuti ci sono gli angeli del fango che affiancano gli alluvionati nella difficile scelta di lasciar andare via i loro averi. Non buttano via niente senza prima aver chiesto perché sanno che tra le mani hanno un pezzo di vita, una storia e dei momenti che valgono tantissimo. «Abbiamo riscontrato tanta gratitudine da parte delle persone. Anche il più piccolo sforzo viene immediatamente ripagato. Ieri abbiamo distribuito alcune casse d’acqua e del materiale per pulire, erano subito contenti. Ci ringraziavano in continuazione. È questa la parte più bella della tragedia che ci circonda», dice Andrea Lunghi. Negli occhi dei giovani volontari, oltre alla tanta voglia di aiutare ci sono immagini che non potranno più dimenticare: anziani che piangono, persone senza più una casa, montagne di rifiuti ai lati della strada che appena pochi giorni fa erano “vita”. Ragazze e ragazzi della nuova generazione spesso screditati, spesso additati come nullafacenti, senza obiettivi nella vita si sono dati da fare per aiutare il prossimo. A gruppi di dieci, anche di più, spalano il fango senza sosta affiancando la Protezione civile e i vigili del fuoco. Sara Forgillo e Gaia Fiesoli vengono da San Casciano in Val di Pesa e hanno deciso di saltare le lezioni universitarie per aiutare i residenti di San Piero a Ponti. «Mi sono sentita quasi in dovere di venire. Ci sono molte persone che potrebbero essere i miei nonni e sono sole. Si sentono abbandonati, molti ci hanno detto che se non c’eravamo noi nessuno li avrebbe aiutati».
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