Sicurezza
Firenze, fuga di gas: «Noi, in casa terrorizzati dal sibilo. Nessuno è venuto a dirci se fuggire»
Il racconto di quelle ore di Maria Irene Bacchi: «Ho scritto a Nardella, sono sola con la bimba, ho paura e non so se posso restare a dormire»
FIRENZE. Lo sente sibilare, come una specie di mostro marino. Come se Scilla e Cariddi gridassero là, sotto l’arco di Lorena, a duecento metri da qui. «Va avanti dal pomeriggio. C’è puzza di gas dappertutto. Le cantine, la tromba delle scale, tutto l’appartamento. Il puzzo, lo sente il puzzo. Io ho paura, sono con la bimba, non so cosa devo fare, sono molto preoccupata. E ho appena scritto un post a Nardella, voglio sapere dal sindaco che cosa fare. Nessuno ci ha dato indicazioni». Maria Irene Bacchi era un’ombra nel buio di viale don Minzoni affacciata al terrazzo dopo l’emergenza per la fuga di gas in piazza della Libertà. Abita al civico 8. Ci ha fatto salire nella speranza che potessimo fare qualcosa per lei: «Siete giornalisti? Fate qualcosa. Tutti i residenti della strada recintata come zona pericolosa, quelli rimasti, sono nelle loro abitazioni ma terrorizzati. Non sappiamo se possiamo dormire qui stanotte, non s’è visto neppure un vigile del fuoco o un agente della municipale, nessuno che sia venuto almeno a citofonare».
Il sindaco in realtà è volato a Parigi per l’inaugurazione del Tour de France. Firenze vive un tour de force. Sono le 21,30 e anche noi siamo appea tornati dalla redazione. Ci hanno evacuato intorno alle 17. Le strade intorno al perimetro della piazza, ci dice un agente, sono segnate con i nastri rossi e bianchi, sbarrate da new jersey di plastica per evitare che passino auto e veicoli. Il crocevia che ha fatto saltare la circolazione e paralizzato la città per una intera giornata è qui. Perfino salire in redazione, al numero 1 del viale, proprio di fronte a Perseus e sopra il ristorante Alfredo, fa scorrere un brivido sulla schiena. «Vada pure a recuperare le cose, ma non apra le finestre, e spenga la luce», ci dice un vigile.
I residenti che varcano i nastri ricevono tutti la stessa indicazione: «Potete restare in casa, i pompieri dicono che se state a finestre chiuse siete al sicuro». Ma nessuno fra chi valica la zona rossa sembra davvero convinto. «Col cavolo che io resto qui a dormire, io porto i bimbi da mia sorella stanotte», borbotta Gessica Marini tenendo per mano due piccoli di 6 e 8 anni. Anche noi saliamo in ufficio, acciuffiamo il pc e usciamo spegnendo la luce. E anche da qui, a finestre chiuse, si sente il rumore della perdita e l’odore del metano.
Sembra quasi impossibile che qualcuno, nel raggio di 500 metri dalla piazza, possa davvero sopportare di sentirsi sicuro stanotte. Il sibilo del gas che fuoriesce dal tubo rotto nel cantiere di fronte al Parterre è una specie di grido ossessivo e pauroso, e dappertutto l’odore di gas è talmente forte da lasciare una sensazione di lieve stordimento dopo pochi minuti. Tentiamo di suonare i citofoni delle case vicine, ma quasi nessuno risponde. Molti hanno deciso di andare altrove stanotte. L’arco di Lorena e l’Apollo e Dafne che si stagliano sulla fontana sono circondati da un’aura spettrale. Nella fossa del cantiere dove lavora Toscana Energia per riparare il guasto si muovono le ombre degli operai. Uffici e fondi commerciali sotto i portici sono chiusi, l’illuminazione pubblica spenta per il rischio di esplosioni, e dalle facciate buie sbucano come strane presenze le finestre illuminate, il segno di qualcuno che resiste, come Maria Irene: «Nardella, visto che è sempre a giro per cantieri, venga qui», ripete guatando la piazza manco fosse una selva oscura.
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