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Firenze

Il ritratto

Chi è Abel, lo zio di Kata indagato per la bambina scomparsa. Il racket, la violenza e l'amicizia col boss


	Argenis Abel Alvarez Vasquez, detto Dominique, 29 anni
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Argenis Abel Alvarez Vasquez, detto Dominique, 29 anni

Nelle carte della procura di Firenze viene indicato come braccio destro dell’uomo che decideva chi poteva restare a dormire e chi doveva andare via dall’ex hotel occupato in via Maragliano

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FIRENZE Lo chiamano Dominique. Ha 29 anni e il suo nome reale Argenis Abel Alvarez Vasquez. All’inizio di agosto 2023 era stato arrestato con l’accusa di essere uno dei pilastri del “sistema Astor”. In particolare, lo zio materna di Kata - la bambina scomparsa il 10 giugno dall’hotel abbandonato in via Maragliano, a Firenze – è inquadrato dagli inquirenti come il braccio destro Carlos Martin De La Colina Palomino, 37 anni, detto “Il capo dell’Astor”. Perché per avere una camera all’interno dell’ex albergo lasciato dai proprietari nel periodo post-pandemia bisognava pagare. Da 600 a 1000 euro al mese. E stando alle carte degli inquirenti la trattativa avveniva proprio con Carlos, appoggiato da Abel. Ora, il fratello della madre della piccola Kata è indagato anche per la sparizione della piccola. Kata, secondo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta, che nella giornata del 12 settembre hanno portato all’iscrizione di cinque persone – compreso, appunto, lo zio Abel – sarebbe stata uccisa e poi portata all’esterno dell’hotel all’interno di un trolley.

Ma chi è Argenis Abel Alvarez Vasquez?

L’AGGRESSIONE

Come accennato in precedenza, Argenis Abel Alvarez Vasquez nelle carte della procura di Firenze viene indicato come braccio destro dell’uomo noto come “il padrone dell’Astor”, il boss che decideva chi poteva restare a dormire e chi doveva andare via. Nei giorni tra sabato 27 e domenica 28 maggio “il capo” dell’Astor, Carlos Martin De La Colina Palominoc avrebbe fatto telefonate agli altri occupanti per organizzare il raid che poi effettivamente avvenne di lì a poche ore, quando un quarantenne dell’Ecuador si lasciò cadere dal secondo piano dell’ex hotel per sfuggire a una spedizione punitiva: lo volevano cacciare perché non pagava. Ciò che accadde in quei frangenti è stato ricostruito dalla squadra mobile – che stava indagando sull’Astor già da prima della scomparsa della piccola Kataleya Alvarez –, anche grazie alla testimonianza di una delle occupanti dell’ex hotel, una cinquantunenne peruviana.

VIOLENZA E TERRORE

Per la spedizione punitiva all’Astor sono stati arrestati quattro uomini, tra cui, oltre a Carlos, anche lo zio di Kata, Argenis Abel Alvarez Vasquez. Per gli inquirenti il raid sarebbe legato al racket delle camere – si doveva cacciare chi non pagava – e soprattutto potrebbe essere collegato al rapimento di Kata, svanita nel nulla il 10 giugno scorso. Tutti e quattro sono difesi dall’avvocato Elisa Baldocci e sono accusati a vario titolo di estorsione, tentata estorsione e rapina, oltre al tentato omicidio del quarantenne ecuadoregno. Una versione decisamente smentita sia da Abel, lo zio di Kataleya, che da Carlos Martin. I due hanno ripetuto quello che avevano già detto in altre occasioni, e cioè che sono andati dal quarantenne ecuadoregno per intimargli di fare meno confusione.

SILENZI E SEGRETI

Quella di Kata è una vicenda di silenzi e segreti, di cose non dette e – probabilmente – conosciute da diverse persone. Anche lo zio Abel, stando agli ultimi sviluppi dell’indagine, potrebbe sapere qualcosa. Il suo silenzio potrebbe nascondere la verità sulla fine della piccola Kata. Lui potrebbe sapere dov’è la nipotina, e soprattutto se è vero che è stata portata via dall’Astor senza vita, rinchiusa all’interno di un trolley. Uno scenario da brividi che, secondo gli inquirenti, in questo momento è una pista da seguire con la massima attenzione e da prendere quindi seriamente in considerazione.

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