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Firenze, in 50mila al festival di musica techno: «Io mi diverto», «Io mi distruggo» – Video

di Giulia Poggiali e Chiara Vignolini
Firenze, in 50mila al festival di musica techno: «Io mi diverto», «Io mi distruggo» – Video

Il prefetto vieta l’alcol e il segretario dem si infuria: «Ingiustificabile»

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FIRENZE. Il Decibel open air c’è e si fa sentire anche a chilometri di distanza. La processione verso uno dei festival di musica techno più importanti di Italia inizia da via Lucchese, chiusa al traffico in occasione dell’evento che dura due giorni. Sono più di 50 mila i ragazzi e le ragazze provenienti da tutta Italia, e non solo, che non vedono l’ora di passare giornate all’insegna delle danze confuse sotto cassa. Cappelli colorati, maglie fluo traforate, occhiali a forma di occhi alieni e zaini di peluche. Ma c’è chi, senza nemmeno farsi troppo problemi, indossa costumi da bagno, vestiti trasparenti con giusto la biancheria intima, per restare leggeri. Chi è qui, oggi, vuole divertirsi. Punto.

Non importa come e con chi. Il divertimento, però, quest’anno non prevede alcol. Una decisione presa quasi all’improvviso dal prefetto di Firenze, che ha imposto il divieto di vendita di qualsiasi bevanda alcolica e che ha innescato le proteste del segretario del Pd toscano Emiliano Fossi: «Un’ordinanza incomprensibile e ingiustificata. Secondo questo principio sarebbero inibite manifestazioni di qualsiasi genere, dal calcio ai concerti. Con l’ordinanza si crea un danno non solo a un Comune, ma anche all’indotto generato da un evento di questo genere. Al sindaco Falchi la mia vicinanza. Nelle prossime ore chiederò chiarimenti su questa vicenda con un’interrogazione parlamentare».

Ma a mali estremi, estremi rimedi, dice il proverbio. E quindi in attesa di entrare e di sottoporsi ai controlli, molti ragazzi comprano bottiglie di birra lungo il marciapiede, ma non solo. Sacchetti della spesa, portati da casa, vengono trasportati e custoditi come reliquie, da cui bere direttamente vodka e rum. E guai a chi le tocca. Tante le bottiglie abbandonate lungo la via, talvolta ancora piene, andate sprecate. Ma c’è chi non perdona gli spreconi, come un gruppo di ragazze che esultano nel vedere una boccia dal liquido rosso, abbandonata da chissà chi, accanto al guard rail. Ma insomma in genere non è che qui abbiano preso bene il divieto: «Le restrizioni che hanno applicato sono esagerate. Poche ore prima di arrivare hanno annunciato il divieto e, sinceramente, mi sembra un peccato – spiega Michela Rinaldi, arrivata dalla Liguria –. Ho partecipato a tanti festival techno in giro per il mondo e l’alcol è sempre stato ammesso. Pensano che così alcuni possano restare lucidi. Ma non è questo il modo: cercheranno alternative».

Con il 93% dei biglietti venduti, la giornata l’ha aperta dalla dj techno Cora Kerj. Sotto il tendone caldo torrido, gente scatenata e a ballare. Note che sembrano provenire direttamente da un’altra dimensione, diffuse grazie a un muro di casse alzato attorno al palco. Effetti speciali che pare di stare in un film o in un cartone: fiamme, luci e fumo anche in pieno giorno. E poi l’enorme tendone da circo da cui proviene una musica, quasi assordante, direttamente da un altro palco più piccolo ma comunque molto frequentato. Oggi aspettano tutti i Meduza, tra i più influenti dj italiani che hanno raggiunto il successo globale nel 2019 con il brano “Piece of Your Heart” e che hanno suonato proprio al Decibel OpenAir: «Io e la mia amica Michela siamo venute dalla Liguria apposta per il Decibel OpenAir. Spero, vivamente, che non ci siano dei ritiri da parte dei performer dato che, purtroppo, ce ne sono stati diversi tra chi era malato e chi all’ultimo ha deciso di non partecipare» commenta Luisa Lega. I motivi per venire al Decibel sono molti: principalmente è che qui c’è un diluvio di decibel. Dopo un po’, anche fuori, ai pochi che si concedono una pausa, la testa continua a rimbalzarti. «Cosa mi aspetto dal Decibel OpenAir? Io voglio divertirmi». «Io spero di distruggermi», urla e ride Mario Puta nel pratone d’ingresso. «È un modo per non pensare, per staccare e per sballarsi con gli amici e conoscere sempre più persone con cui condivideremo un’esperienza straordinaria e irripetibile. Sono molto gasato e non vedo l’ora che ci siano sempre più gente».
Insomma, il Decibel è un’esperienza talmente particolare che c’è chi ha deciso di replicarla più volte come Nicole Urtado: «Non è la prima volta che vengo, sono stata anche all’edizione di Pasquetta al Mandela e mi sono divertita tantissimo. Avere a disposizione 100mila metri quadrati per ballare, divertirsi, staccare la spina dai problemi di tutti i giorni è impagabile. L’artista che attendo con ansia sono i 999999999, sono due dj italiani di hardcore che seguo da anni». Oggi arrivano pure Lazza e Salmo.

Grande apprezzamento per la nuova location, molto più ampia rispetto al Parco delle Cascine: «Voglio ballare e divertirmi. Rimarrò anche per l’after dopo l’ultimo artista a mezzanotte». Durata? Impossibile saperlo. Questa è un a maratone. Bum bum fino al mattino, e a mezzogiorno si ricomincia. «Amo questi eventi perché riesco sempre a conoscere nuove persone e a fine serata siamo tutti un grande gruppo di amici» dice Alex Tufo. Ballano, fanno la ruota, girotondi e saltelli, Calpestano furiosamente il prato. L’odore che prevale è quello dell’erba, non solo del campo. Che si diffonde sotto i tendoni da circo.

I bassi fanno tremare le gambe e le tracce che suonano i deejay sembrano entrare dentro: molti ballano ad occhi chiusi, come se stessero ballando da soli. Anche se non è questo non è esattamente un privée intimo e tutto relax. Perdere l’udito, e la voce, è una garanzia.
 

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