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Firenze

L'intervista

Caso Vannacci, Nardella: «Giusto mandarlo via, ma uno così scredita l’Esercito»

di Luca Gasperoni
Il generale Vannacci
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Il generale Vannacci

Il sindaco sul caso del generale Vannacci, che da ieri non è più alla guida dell’Igm. «Non diventi un martire, non mi stupirei che la destra ne facesse un eroe politico»

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FIRENZE. «Una giusta decisione». A nemmeno 24 ore di distanza dal caso generato dal libro del generale Roberto Vannacci, rimosso ieri dalla guida dell’Istituto geografico militare, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, tira un sospiro di sollievo.

Pur lanciando un ammonimento alla politica che ha reagito in maniera diversa alle dichiarazioni, rivendicate in nome della libertà di espressione, del generale: «Attenzione a che non diventi un martire, non mi stupirei che una parte della destra ne facesse un eroe politico».

Sindaco è soddisfatto del cambio ai vertici dell’Igm?

«Dò atto al ministro Crosetto di essere stato rapido e netto nel prendere i provvedimenti giusti e condivido la scelta dello Stato maggiore dell’Esercito di sollevare Vannacci dall’incarico. Anche perché avremmo avuto serie difficoltà a mantenere una collaborazione fattiva con questa istituzione se fosse stata ancora rappresentata da una persona il cui pensiero è incompatibile con i valori della Costituzione».

C’è anche chi come il deputato dem Zan, chiede la radiazione dall’Esercito. È d’accordo?

«Non sta a me prendere la decisione. Aspettiamo l’esito della procedura disciplinare, ma è chiaro che una persona che incita all’odio rischia di gettare discredito all’Esercito. La gravità è data non solo dal contenuto del libro con opinioni gravemente omofobe, razziste e sessiste ma anche dal fatto che sono espresse da un rappresentante delle istituzioni. Opinioni che non hanno niente a che vedere con la libertà di espressione che non va mai confusa con la libertà di discriminare».

Cosa avrebbe fatto il Comune se non fosse arrivata questa rapida sostituzione?

«Sinceramente sarebbe stato impossibile mantenere relazioni con questa istituzione in un clima del genere. L’Igm, a cui peraltro ho conferito l’anno scorso il fiorino d’oro per i suoi 150 anni, non è solo un’istituzione militare ma anche di primissimo livello culturale che svolge un ruolo di respiro nazionale. L’aggravante era proprio questa: come avremmo mai potuto conciliare questo con quelle opinioni?».

Un cambio che arriva pochi mesi dopo dalla nomina. Lo aveva mai incontrato?

«La prima volta è stata l’11 agosto scorso, non l’avevo mai ricevuto dal suo insediamento. Non potevo immaginare che da lì a poco sarebbe successo tutto questo. Mi colpisce però a livello personale che il nostro primo incontro sia avvenuto in quel contesto, la Liberazione di Firenze, che cozza con le dichiarazioni nel libro. Francamente inconciliabili con i valori e la storia della nostra città».

Cosa ne pensa nello specifico delle frasi di Vannacci?

«Mi ha colpito quando riferendosi alla comunità Lgbtq+ parla di anormalità in maniera dispregiativa, credo invece che la diversità sia una ricchezza. Ho letto tutti i brani e non credo si possa parlare di decontestualizzazione. Non è l’occasione per una polemica di parte, sarei stato ancora più duro se quelle frasi fossero state dette da un politico del mio stesso schieramento politico».

Ecco, come giudica la reazione del governo?

«Su fatti del genere la politica non si deve dividere, per questo mi aspetto che la posizione di Crosetto sia condivisa da tutti i leader politici, a partire da quelli di governo. Il ministro ha scelto il termine “farneticazioni” che fa pensare a ragionamenti fantasiosi e deliranti ma qui piuttosto vedo, mettendo insieme il libro e le successive dichiarazioni di Vannacci, una posizione lucida chiara e voluta. Questo mi chiedo: come si poteva conciliare questa visione della società con il ruolo che rivestiva?».

Si aspettava anche un intervento della premier Meloni?

«C’è sempre tempo e mi auguro che Meloni confermi e ribadisca le dichiarazioni di Crosetto dimostrando che di fronte a parole di tale gravità i politici non si dividono per motivi contingenti».

Il pensiero di Vannacci e la difesa di molti commilitoni sono l’espressione di un humus culturale-politico nell’Esercito?

«Non dobbiamo né generalizzare né strumentalizzare per attaccare l’Esercito che io rispetto per la mia esperienza e per i miei valori. Tuttavia c’è un campanello d’allarme che impone a tutti noi delle istituzioni politiche di mantenere alta l’attenzione contro ogni forma di discriminazione, non solo nell’Esercito ma in tutti i settori, dalla scuola o università ai partiti politici fino ai media. Non bisogna scambiare le dichiarazioni di Vannacci per opinioni legittime, il rischio è di ribaltare completamente la narrazione e farlo diventare un martire».

Pensa che questi pensieri siano stati sdoganati dall’attuale clima politico?

«Sicuramente la destra al governo che ha una matrice chiara ha l’onere, dopo i tanti casi che si sono verificati nel corso di questi anni di apologia del fascismo, di tenere ben distinta l’azione politica da ogni forma di rigurgito razzista o sessista che purtroppo si vede diffusamente in alcune forze politiche estreme dei paesi europei. C’è una destra europea intollerante ed estremista che alimenta pensieri di questo tipo. Le opposizioni devono essere determinate e forti nel vigilare e battersi affinché nel nostro Paese non prenda campo questa visione della società aberrante».

Che effetto le fa sapere che il libro è adesso primo in classifica su Amazon?

«Mi colpisce, anche se immagino che la polemica abbia fatto da detonatore pubblicitario. Non tutti i primati nella vita sono motivo di vanto».

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