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Aeroporto di Firenze, ambientalisti in rivolta: adesso scatta l’esposto in procura

di Valentina Tisi
Aeroporto di Firenze, ambientalisti in rivolta: adesso scatta l’esposto in procura

Le associazioni denunciano l’illegittimità operativa dello scalo e l’ assenza di controlli. La dura reazione della Lega: «Chi cerca di affossare Peretola ostacola tutta la città»

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FIRENZE. Un esposto in procura sull’illegittimità operativa dell’attuale aeroporto di Firenze e il mancato rispetto di prescrizioni e controlli: ad annunciarlo sono alcune associazioni ambientaliste come Italia Nostra onlus, Legambiente Firenze aps, Medicina democratica Firenze, Vas vita ambiente salute onlus, Comitato sorvolati di Brozzi, Peretola, Quaracchi, Le Piagge, associazione No Tav e Circolo Legambiente di là d’Arno.

Aver autorizzato voli oltre l’orario di chiusura dell’aeroporto, non aver aggiornato la zonizzazione acustica e le rotte antirumore oltre alla mancata approvazione e attuazione del Piano di contenimento e abbattimento rumore, sono le principali inadempienze segnalate nell’esposto presentato dalle associazioni. «Riteniamo doveroso - affermano i proponenti - l’accertamento delle responsabilità, con particolare riferimento alla Regione Toscana e al Comune di Firenze, soggetti verificatori e facenti parte, insieme a Enac, Gestore, Arpat e Ispra, della Commissione aeroportuale rumore (Car). Questo nell’interesse della cittadinanza e in particolare degli abitanti di Brozzi, Peretola, Quaracchi e Le Piagge, per i disagi sofferti a seguito di queste gravi inadempienze».

Problema che avrebbe dovuto trovare una soluzione da tempo: «I piloti dal 2002 in poi non hanno mai rispettato le rotte antirumore - evidenzia Gianfranco Ciulli, presidente di Vas Onlus - come dimostrano i verbali della commissione aeroportuale competente. Il risanamento acustico doveva essere già vigente nel 2003, ma a oggi non è stato attuato, la zonizzazione acustica non è stata messa in atto, la variazione delle rotte antirumore e la verifica quinquennale non c’è mai stata». Le associazioni puntano il dito, tra l’altro, anche contro la scelta di non destinare la quota del 7% dei fondi di bilancio di Adf per il disagio acustico e la mancanza di «conformità urbanistica con tutte le conseguenze del caso». Tutte decisioni che, secondo i comitati promotori, avrebbero un intento preciso, cioè spingere per la realizzazione della nuova pista. Quindi l’attacco alla politica: «Gli stessi soggetti che strumentalizzano i disagi acustici dei cittadini di Brozzi, Peretola e Quaracchi motivando la necessità della nuova pista, sono quelli che hanno omesso di tutelarli».

Aspetto sottolineato anche da Lorenzo Cecchi, presidente di Legambiente Firenze: «Se i soggetti che si occupano del progetto dimostrano di fare inadempienze così gravi e non rispettano le normative c’è da avere paura di un nuovo aeroporto. Visto che non ci sono le condizioni di operatività dell’attuale scalo a maggior ragione non ci saranno sulla nuova pista». I problemi che attualmente devono combattere i "sorvolati" insomma, secondo le associazioni ambientaliste, non possono essere risolti con la realizzazione della nuova pista: «La nuova ipotesi progettuale di pista convergente declinata è peggiorativa anche rispetto al precedente masterplan - fanno notare -, del resto a Londra, dove hanno un city airport di 1.508 metri, quindi 52 in meno di Peretola, il consiglio metropolitano ha bocciato l’ampliamento. Eppure Londra fa sei milioni di passeggeri ogni anno, perché Firenze non può fare altrettanto? Londra, fra l’altro, ottiene questi numeri con aeromobili molto più piccoli».

A contestare la presa di posizione delle associazioni è la Lega che, a stretto giro, con le parole del capogruppo a Palazzo Vecchio Federico Bussolin e del segretario provinciale Federico Bonriposi replica: «Ancora una volta, il mondo degli ambientalisti cerca di ostacolare lo sviluppo della città cercando di affossare Peretola. Un atteggiamento assurdo, figlio di una ideologia che frena quasi tutte le opere pubbliche volte al potenziamento infrastrutturale del nostro Paese».

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