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Firenze

La denuncia

Firenze, la vita difficile di chi vive per strada tra caldo e marciapiedi roventi

di Valentina Tisi
Due uomini dormono sul marciapiede di via San Pierino
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Due uomini dormono sul marciapiede di via San Pierino

Con l’arrivo del caldo si abbandonano i giacigli più “nascosti”. A Firenze ci sono 60 senzatetto, vivono in posti improvvisati

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FIRENZE.  Due uomini dormono in un fondo abbandonato, lo spazio è quello di via Ricasoli dove un tempo c’era una banca, l’accesso è diretto sulla strada, le persone camminano davanti ai loro corpi sdraiati a terra, tantissimi i turisti di passaggio che arrivano da piazza del Duomo. Quasi nessuno sembra prestare attenzione.

Il giaciglio non è dei migliori ma almeno c’è un po’d’ombra e di ristoro dall’afa che attanaglia la città in questi giorni da bollino rosso.

È da circa un mese che i due dormono dove un tempo c’era l’ingresso con il bancomat probabilmente dopo aver abbandonato uno spazio meno "a vista" ma troppo caldo per i 40 gradi che in questi giorni si registrano a Firenze. Anche nelle vicine attività commerciali in pochi sembrano far caso alla loro presenza.

Quelli che si sono accorti di loro assicurano che «non hanno mai dato fastidio, saranno qui da un paio di mesi». E la preoccupazione non è per il degrado, ma per la loro condizione: «Vengono qui a dormire la sera, ma a volte anche il giorno nelle ore più calde, è una cosa triste».

Episodi simili accadono anche in altre zone della città come San Pierino, alcune persone sono state viste dormire a terra, usando dei cartoni come fossero letti, in via Pietrapiana o all’ombra della volta di San Piero. Sono circa una sessantina al momento le persone senza fissa dimora monitorate dall’unità di strada. Non sono più di quanti ce ne siano in inverno ma ora, sui marciapiedi, nei giardini, è difficile voltare lo sguardo altrove. Numeri difficili da ricavare con precisione, la situazione cambia di giorno in giorno, così come diversi sono i problemi e le storie che hanno portato queste persone a vivere per strada. Contesti diversi che chiedono risposte diverse, come sottolinea l’assessora al welfare Sara Funaro. «Fare una mappatura non è facile - spiega - le situazioni sono diverse e cambiano in continuazione».

Palazzo Vecchio comunque sta mettendo in campo varie soluzioni per rispondere alle esigenze di quanti vivono in strada. «Abbiamo implementato i servizi dedicati alla marginalità, abbiamo triplicato le risorse dedicate al centro diurno la Fenice e lavorato a interventi congiunti socio-sanitari, mentre prosegue il monitoraggio alla Stazione. Le unità di strada sono in servizio tutte le sere, sette giorni su sette, ed abbiamo aumentato il servizio in strada anche la mattina e il pomeriggio dal lunedì al venerdì. Stiamo anche lavorando alla ristrutturazione di una nostra palazzina in via Pier Capponi».

Intervento questo che rientra nel progetto housing first, che grazie a 2 milioni di fondi Pnrr permetterà la realizzazione di 14 monolocali da mettere a disposizione dei senzatetto per percorsi di autonomia abitativa. Importanti poi, in queste giornate assolate, il servizio offerto grazie al centro diurno la Fenice, diventato un polo dedicato alla marginalità, che offre due tipi di servizi: i servizi di risposta ai bisogni primari (servizi di bassa soglia) e un percorso di emancipazione da condizione di grave deprivazione socio-economica (servizi di seconda soglia) .

Con i servizi di bassa soglia viene data una risposta anche ai bisogni primari come colazione, doccia, barbiere, estetista, deposito bagagli, e rappresentano il primo strumento di "aggancio" della persona senza dimora per costruire una relazione con gli operatori del Centro. A questi si aggiunge il supporto psichiatrico e psicologico, oltre ai servizi socio-sanitari, realizzati in collaborazione con la Società della Salute di Firenze.«È complicato fare un discorso unico quando parliamo di persone senza fissa dimora, ci sono persone con fragilità mentali, altre con dipendenze, questo richiede la collaborazione tra vari livelli istituzionali» sottolinea Funaro.

«Mentre - aggiunge - in passato molti vivevano per strada "per scelta" ed erano conosciuti da tutti, negli ultimi anni sono aumentate le persone con problematiche che richiedono il supporto dal punto di vista sanitario. Gli operatori intervengono tutti i giorni ma non è semplice, alcune persone anche dopo essere state affidate alle strutture tornano in strada. Si va da ragazzi molto giovani a persone sui 65-70 anni e poi i migranti che speso arrivano anche da altre città».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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