Bambina scomparsa a Firenze: la notte dei misteri, ecco l’altra verità del “capo” dell’Astor
Parla Carlos, l’uomo accusato di aver preso parte a un’aggressione avvenuta la sera del 28 maggio: «La lite non c’entra con la scomparsa della bambina»
FIRENZE. C’è chi tra gli occupanti dell’Astor lo ha accusato di gestire il racket degli affitti. Di essere il “capo” della presunta spedizione punitiva verso l’uomo dell’Ecaudor volato giù dal secondo piano dell’edificio la sera del 28 maggio scorso, durante la notte dei coltelli e dei misteri che potrebbe celare le vere ragioni del rapimento della piccola Kataleya Alvarez. Adesso Carlos, uno degli occupanti di origine peruviana che viveva nell’ex hotel con la sua famiglia, ha deciso dare la sua versione dei fatti. Per gli episodi del 28 maggio, e della notte precedente, sia lui che Abel, lo zio di Kata, hanno presentato una denuncia in questura, assistiti dall’avvocato Elisa Baldocci.
Carlos, che cosa è accaduto all’Astor?
La sera del 27 maggio verso le dieci lui (l’uomo originario dell’Ecuador, ndr) stava bevendo birra con sua moglie e altre due persone sulle scale esterne dell’hotel. Una donna gli ha detto di non fare più quella confusione e di andare nella loro camera. Loro l’hanno mandata a quel paese e lei è venuta a chiedere aiuto a me, allora io sono andato a dire loro di non fare casino, perché c’erano tanti bambini che dovevano dormire, e di tornare nella loro camera. La moglie dell’ecuadoregno mi ha gridato contro.
E poi?
Alle undici di sera di sabato lui è venuto a bussare alla mia porta con un coltello. Io ho chiamato i carabinieri, che sono venuti e gli hanno detto di andare in camera. Alle due di notte lui è tornato a bussare alla porta mia camera con due ragazzi armati di coltelli e con la moglie. Sono tornati i carabinieri. Alle 5,30 del mattino poi si sono presentanti in cinque con i coltelli, tre volevano entrare dalla porta e due dalla finestra. Allora sono venuti i carabinieri e uno è stato portato via.
E domenica 28 maggio cosa è accaduto?
Hanno fatto casino tutta la domenica. La sera del 28 alle nove tutti noi (gli altri occupanti, ndr) siamo andati insieme a dire loro di smetterla con questa confusione. Abbiamo bussato alla porta per parlare e lui ha pensato che lo volevamo ammazzare. La moglie ha aperto la porta e ci ha detto che si era buttato.
Pensa che questa vicenda sia collegata alla scomparsa di Kata?
No questa vicenda non c’entra nulla. La scomparsa di Kata è una cosa molto strana, noi non capiamo che cosa sia accaduto.
In questi giorni lei è stato accusato di essere il “capo” dell’Astor, colui che gestiva gli affitti delle camere...
Io non sono il capo di niente. Era il Movimento di lotta per la casa che assegnava le camere alle persone. Io ero incaricato di mantenere la pulizia e la manutenzione per quanto riguarda la comunità peruviana che abita lì.
Non si pagava nessun affitto all’Astor?
Quella dell’affitto è una bugia di gente cattiva. Io non prendo soldi.
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