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Bimba scomparsa a Firenze, dalla denuncia alla baby testimone: i sei dubbi-chiave da chiarire


	A sinistra il cortile dell'ex Astor da dove è scomparsa la bambina, a destra la piccola Kata
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A sinistra il cortile dell'ex Astor da dove è scomparsa la bambina, a destra la piccola Kata

Lo zio cui era affidata, l’ultima immagine delle telecamere, la baby testimone: tutti tasselli di un puzzle ancora irrisolto. Scoperti degli spazi nascosti nell’ex hotel Astor, dove la famiglia viveva insieme ad altre

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FIRENZE. A quasi dieci giorni dalla scomparsa della piccola Mi Kayaleya Alvarez proviamo a mettere in fila un po’ di fatti sul giallo che sta scuotendo Firenze e l’Italia. E affrontiamo le sei zone d’ombra ancora non rischiarate dalle indagini sulla sparizione. 

Intanto nella giornata di domenica 18 giugno i carabinieri sono tornati all’ex cinema Astor. Sono state effettuate ispezioni - anche attraverso apparecchiature tecnologiche specifiche (sonde, telecamere e droni) - che hanno permesso di verificare il contenuto di vani angusti, intercapedini, controsoffitti, cunicoli, tubazioni, pozzetti e di un sottotetto, anche normalmente non accessibili, alla ricerca di elementi utili alle indagini. È stato rinvenuto, all’interno di un cassonetto, un telefono cellulare che sarà oggetto di successivi approfondimenti investigativi.

1. La scomparsa

Mia Kataleya Alvarez, 5 anni, figlia di Miguel Angel Chicclo Romero e Kathrina Alvarez, sparisce intorno alle 15.15 di sabato 10 giugno, mezz’ora prima del rientro della madre che l’aveva lasciata allo zio. L’ultima immagine di lei è stata ripresa da una telecamera esterna: la piccola esce sul marciapiede con un gruppo di bambini e dopo qualche secondo rientra dal cancello che porta nel cortile. Altre telecamere la vedranno salire le scale, forse fino al secondo piano e poi più nulla.

2. La denuncia

C’è un "buco" di almeno quattro ore tra la sparizione di Kataleya e la presentazione della denuncia di scomparsa, almeno dalle 16 alle 20 di sabato 10 giugno. L’ipotesi è che la madre l’abbia cercata nell’ex albergo e nei dintorni prima di rivolgersi alle forze dell’ordine, ma quattro ore sono comunque tante quando c’è di mezzo una bambina di soli cinque anni. Un’altra ipotesi tutta da verificare è che la madre abbia capito chi potesse averla presa e abbia cercato un contatto coi rapitori.

3. Le telecamere

È il grande mistero di questa storia. Le telecamere inquadrano Kataleya mentre esce per pochi secondi sul marciapiede, ma poi la bambina scompare dai radar. Non verrà più intercettata dagli occhi elettronici né da occhio umano, nonostante nell’ex Astor vivano più di cento occupanti e il cortile affacci sui balconi dei condomini confinanti. Possibile che nessuno l’abbia vista uscire, da sola o insieme a un adulto?

4. La telefonata

Katherine Alvarez , madre della bambina di cinque anni scomparsa nel nulla dall’ex albergo Astor, riceve una telefonata nel tardo pomeriggio di domenica scorsa. «Ho tua figlia», annuncia in italiano una voce maschile dall’accento sudamericano. «Era un numero sconosciuto, ho riferito alle forze dell’ordine», dice la donna. Il giorno dopo viene spiegato che la telefonata è partita da un’utenza dei Paesi Bassi, disattivata subito dopo la chiamata.

5. Lo zio

Abel, fratello di Katherine Alvarez, aveva in "affidamento" la piccola Kata quando la madre era a lavoro. «Stavo osservando dalla finestra la bambina che giocava in cortile con altri bambini. Sono rientrato pochi secondi per assistere mio figlio di due anni. Tornato alla finestra, la bambina non c’era più». Così, nei giorni scorsi, Abel ha raccontato l’inizio del mistero della scomparsa di Kata. La madre non ha mai avuto dubbi sulla condotta del fratello.

6. La baby "testimone"

L’ultima suggestione di questa storia è legata a una bambina di tre anni, che qualche giorno dopo la scomparsa di Kataleya avrebbe detto di averla vista andare via insieme a un adulto. Ne parlano le donne peruviane allontanate ieri dall’ex Astor, ma nemmeno loro ci credono fino in fondo. «La bambina non vuole dire se l’adulto era un uomo oppure una donna - scuotono la testa -. E poi ha solo tre anni, non è credibile».

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