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Bambina scomparsa a Firenze, Kata portata via da un uomo. Due testimoni: «Piangeva, non voleva andare con lui»
Il movente: il racket delle camere nell’hotel occupato. La piccola forse tenuta nel palazzo confinante per 24 ore
FIRENZE. Eccola lì la piccola Kata. Indossa una maglietta bianca e pantaloni viola con gli unicorni. Esce dall’ex hotel Astor, occupato da una settantina di persone, con un gruppo di cinque bimbi con i quali spesso gioca. Tiene per mano il fratellino, di otto anni. A un certo punto, si stacca dal gruppo e, da sola, torna indietro, passa dalla porta di ingresso e scompare nell’edificio. Sono le 15,01 del 10 giugno. Questa è l’ultima immagine che abbiamo di lei, ripresa da telecamere esterne. Da quel momento si perde ogni traccia di questa bimba peruviana di cinque anni.
I filmati che ricostruiscono i suoi ultimi movimenti sono due: uno viene dalle telecamere di sorveglianza di una delle aziende della zona, in via Maragliano, l’altro (quello a cui si riferisce la foto in pagina, ndr) viene dall’occhio elettronico di una gioielleria in via Boccherini, situata proprio di fronte all’ingresso secondario dell’ex hotel, l’unico usato dagli occupanti.
Il racket degli affitti
Secondo gli investigatori la piccola Kata non è scomparsa: è stata rapita. Si pensa che il rapimento sia avvenuto nell’ambito della guerra per il controllo delle camere dell’ex hotel, che vanno a ruba fra chi è senza alloggio. È la pista del racket degli affitti, che ha acquistato forza giorno dopo giorno. Nell’ex albergo, hanno scoperto i carabinieri, è in corso una lotta fra tre gruppi rivali, che si contendono il controllo e la spartizione della camere. E lo fanno con liti anche furibonde, che sfociano in risse e aggressioni, come testimoniano i tanti interventi delle forze dell’ordine nei mesi scorsi.
Tre bande in lotta
A fronteggiarsi sono due gruppi di origine peruviana e uno di origine romena, quest’ultimo il primo a essersi insediato circa tre anni fa al momento dell’occupazione da parte del Movimento di lotta per la casa. Oggi, però, le rivalità più accese sarebbero tra le due “famiglie” sudamericane. E, stando a quanto accertato dagli inquirenti, i genitori della piccola Kata farebbero parte della famiglia che al momento sarebbe vincente in questa lotta. Il rapimento, dunque, potrebbe essere stato un ricatto, una ripicca, una ritorsione, una vendetta per uno sgarbo. Gli inquirenti lavorano su tutti i fronti ma in particolare su questo. La “tassa di ingresso” da pagare alla famiglia che governa per poter accedere all’ex hotel sarebbe di circa 800 euro per una camera senza bagno e di circa 1.200 euro per una con servizi, più una quota mensile che andrebbe dai 50 ai 100 euro.
Tutti gli occupanti sono stati sentiti, e alcuni saranno ascoltati di nuovo nei prossimi giorni. Gli interrogatori hanno dato i loro frutti, rompendo il muro di iniziale omertà, dettato anche dalla paura.
L’uomo cattivo
Kata è stata trascinata via da un uomo. Piangeva, non voleva andare via con lui. Lo dice un testimone chiave. Un racconto che è stato confermato anche da un’amichetta di Kata, tre anni, che avrebbe assistito alla scena raccontandola poi a suo padre. Tutto è accaduto nel cortile del palazzo accanto all’ex Astor, comunicante con l’edificio occupato grazie a un cancelletto sempre aperto.
Il luogo del rapimento
È qui, al civico 34 di via Boccherini, che Kataleya è stata rapita. Ed è per questo che le telecamere della strada non l’hanno più ripresa dalle 15,01. Chi l’ha presa l’ha nascosta per una notte nel palazzo accanto, poi - ipotizzano gli inquirenti - domenica 11 giugno, quando erano ormai già scattate le ricerche, l’ha portata via. Magari nascosta in un’auto parcheggiata nel piazzale del condominio. Per questo martedì i carabinieri hanno perquisito tutto lo stabile, 19 appartamenti su sei piani, più garage e cantine. Sono stati controllati anche i pozzi neri, alla ricerca di Kata, o almeno di una piccola traccia del suo passaggio. La bimba non è stata trovata, ma le testimonianze, incrociate e coincidenti, sono considerate attendibili e per questo si continua a procedere in questa direzione. Anche perché nel palazzo sarebbero presenti anche dei peruviani, appartenenti proprio al clan rivale a quello della famiglia di Kataleya.
Si spera di trovare risposte anche dall’esame delle telecamere. L’acquisizione dei video continua, perché gli inquirenti stanno estendendo l’arco temporale su cui indagare, in modo da individuare eventuali strani movimenti fuori dall’Astor prima del rapimento.
Sentito il nonno di Kata
Anche oggi proseguono gli interrogatori degli occupanti, che per scelta degli inquirenti non si svolgeranno più all’ex Astor ma in procura o nella caserme dei carabinieri sparse nella città. Un modo per mettere le persone a loro agio, lontano dai pericoli dell’occupazione e dalle sue faide interne.
Proprio ieri il nonno materno di Kataleya è stato ascoltato dagli investigatori per circa due ore. I carabinieri in borghese lo hanno prelevato intorno alle 14 per riportalo nell’ex hotel poco prima delle 16.
Le indagini accelerano. E il procuratore aggiunto Luca Tescaroli, che coordina i carabinieri con la pm della Dda (Direzione distrettuale anti-mafia) Christine Von Borries e al pm Giuseppe Ledda, lancia un appello ad «allentare la pressione mediatica sul caso». Secondo il magistrato la necessità di diminuire la pressione sull'inchiesta dipende dalla necessità di poter svolgere con più riservatezza una serie di accertamenti.
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