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Bambina scomparsa a Firenze, la madre dopo il tentato suicidio: «Scusami principessa, ora io ti troverò»

di Matteo Leoni
Bambina scomparsa a Firenze, la madre dopo il tentato suicidio: «Scusami principessa, ora io ti troverò»

Katherine Alvarez dimessa dall’ospedale dopo aver ingerito candeggina. Le sue parole per la figlia Kata: «Perdonami se avevo perso la speranza»

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FIRENZE. Sono tornati entrambi a casa i genitori di Kata, la bimba di 5 anni di cui si sono perse le tracce sabato scorso, quando è stata rapita – ormai questa per gli inquirenti è una certezza – dall’ex hotel Astor dove viveva con la madre. La mamma, Katherine Alvarez, 25 anni, è stata dimessa ieri dall’ospedale di Careggi dove era stata ricoverata dopo aver tentato il suicidio ingerendo della candeggina. Il padre, Angel Miguel Chicclo Romero, 27 anni, è stato scarcerato da Sollicciano su istanza del suo legale vista la delicata situazione familiare. Adesso è libero, sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma. Anche lui domenica scorsa, ricevuta la notizia della scomparsa della figlia, ha ingerito del detersivo mentre si trovava in cella, dove scontava una custodia cautelare per reati contro il patrimonio, finendo all’ospedale.

Due tentati suicidi che, sarebbe una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti che in queste ore non stanno tralasciando nulla, sono stati certo dettati dalla disperazione e dallo sconforto, ma suonerebbero anche quasi come dei messaggi da mandare ai rapitori della loro bambina. Come a dire “prendete me, non lei”.

Ieri sera, dopo essere rientrata all’ex Astor, Katherine Alvarez ha scritto un post su Facebook: «Principessa mia, solo Dio sa come mi sento. Starò bene, perdonami se per un istante ho pensato di arrendermi e perdere la speranza» ha scritto in spagnolo. «Però - continua – adesso sono più forte e non mi riposerò fino a quando non ti troverò». È pronta a lottare e farà di tutto per ritrovare la sua piccola. In queste ore di indagini serrate, di ansia e di paura, la madre ha ritrovato la speranza. Lo stesso sentimento che sta animando l’azione degli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli, dalla pm della Dda Christine Von Borries e dal pm Giuseppe Ledda. Il sensazione degli inquirenti è unanime: Kata è ancora viva e occorre fare presto per riportala ai suoi cari il prima possibile, prima che sia troppo tardi. «Le persone che mi stanno vicino sanno come mi sento – ha detto ancora sul social la mamma di Kata -, chissà non mi avete vista piangere o buttarmi a terra davanti ad una telecamera, ma questo non identifica il mio dolore. Non devo dimostrare niente a nessuno. Siete liberi di pensarla come volete. Prima credevo e dicevo che in qualsiasi caso se fosse successo a me avrei fatto di tutto, però quando arriva il tuo turno (e spero non succeda mai) saprai cosa significa rimanere sotto choc. Tutto questo mi sembra irreale, mai avrei pensato che la mia bambina mi venisse strappata via dalle mie braccia, i miei amici sanno ciò che sto passando e non mi arrenderò finché non la troverò. Grazie a dio mi sto rialzando, sai quanto mi manchi amore mio. Ti amo con tutta la mia anima. Tenetevi i vostri commenti mal intenzionati per favore. In questo momento ciò che mi serve è il vostro appoggio o almeno condividete questo messaggio». Il marito, appena scarcerato, è andato a trovarla ieri quando si trovava ancora in ospedale. Adesso sperano e pregano insieme.

Ieri sera, come già accaduto nei giorni precedenti, la comunità peruviana è scesa nuovamente in piazza, con una fiaccolata e una veglia di preghiera per la piccola Kataleya. La manifestazione è stata annunciata dal gruppo Facebook “Peruanos pe unidos per un solo Firenze”. «Quello che è successo- hanno spiegato – non riguarda solo la comunità peruviana, riguarda tutti noi come persone senza distinzioni di sesso, religione etnia. I bambini non si toccano non ci stancheremo mai di dirlo, per questo chiediamo a tutti di scendere con noi in strada».
 

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