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Il sindacato dei locali: «Firenze non sia una città Cenerentola che va a dormire alle 23»

di Rita De Blasio
Il sindacato dei locali: «Firenze non sia una città Cenerentola che va a dormire alle 23»

Riccardo Tarantoli, presidente nazionale dell’associazione locali da ballo e Silb-Confcommercio: «Anche il divertimento è un diritto»

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FIRENZE. Una «Firenze Cenerentola», la definisce così il presidente nazionale dell’associazione locali da ballo e Silb-Confcommercio Riccardo Tarantoli in cui «alle 23 tutti a letto, bisogna chiederci se davvero vogliamo questo per la nostra città». Tarantoli, fiorentino, capo del sindacato dei locali della movida e storico titolare dello Sfizio e del Red Garter, dice che vanno equilibrati in due mondi. Da una parte il diritto dei giovani a divertirsi, dall’altra quello al riposo dei residenti del centro storico, una specie sempre di più in via d’estinzione. Anche a fronte della recente sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito che i residenti disturbati dalla mala movida potranno citare il Comune, chiedendogli i danni.

Tarantoli, cosa pensa di questa sentenza?

«Le sentenze non si giudicano. Credo, però, che oggi serva una nuova vita notturna basata sui valori della sicurezza e della solidarietà con un patto tra generazioni perché sia il divertimento che il riposo sono dei diritti che vanno rispettati. Bisogna trovare una base di confronto in primis con le istituzioni, e poi con i residenti, che possa definire un progetto in favore del territorio. Un territorio che va vissuto nel rispetto delle esigenze di tutti. Noi vogliamo una notte che esprima vitalità garantendo sia il diritto al riposo che la capacità imprenditoriale di coloro che rispondono ai bisogni dei giovani. Non dimentichiamo che Firenze ha un ruolo internazionale molto importante, è una capitale del turismo, per cui occorre offrire un programma di intrattenimento serale e notturno anche ai visitatori stranieri. Le altre capitali europee tutto sommato riescono a bilanciare le cose, non c’è la polemica che regna in Italia, anche se a Firenze le cose sono cambiate».

In che senso, scusi? Anche qui ci sono i comitati che invocano il diritto al riposo.

«Dopo la pandemia la modalità notturna della sosta selvaggia, che si verificava soprattutto in Oltrarno, è scomparsa. I giovani sono molto di meno rispetto a prima, il Covid ha cambiato le loro abitudini. La vita in centro è diminuita anche a causa dell’introduzione della ztl e della diffusione della microcriminalità. Purtroppo non siamo gli unici, considerando che a Roma e Milano è anche peggio, sinonimo di una civiltà che cambia. Da questo punto di vista noi siamo come dei fari nella notte perché le luci accese allontano rischi e pericoli. Il centro ha bisogno di apertura, di vitalità, di aggregazione».

Quindi la movida è in calo e i locali stanno perdendo clienti?

«Si, perché registrano meno ingressi e soprattutto perché si affacciano persone che non sono consone ad entrare in un locale. Persone che non sappiamo per quale motivo entrano e, qualora dovesse succedere qualcosa, la responsabilità è del gestore. Allora si preferisce fare una selezione sulla porta, allontanando questi soggetti che poi si spostano nelle piazze».

Cosa si potrebbe fare, in pratica, per cercare di bilanciare il diritto al divertimento con quello al riposo?

«Serve un percorso strutturato per risolvere definitivamente il problema con una figura che si interfacci con l’amministrazione comunale e con i residenti. Poi occorre anche un grosso lavoro nelle scuole con una corretta educazione civica. Bisogna parlare ai ragazzi utilizzando il loro stesso linguaggio, ascoltarli e veicolare i messaggi attraverso l’arte e il divertimento».

Dunque un’educazione al divertimento responsabile?

«Assolutamente sì. Questo non solo da parte dei ragazzi ma anche degli imprenditori che lavorano in questo settore e che sono tenuti a tenere un comportamento etico».

Qualche anno si era pensato di spostare il cuore pulsante della movida alle Cascine, potrebbe essere una soluzione?

«No, sarebbe semplicemente uno spostare il problema che non verrebbe risolto. Quell’esperimento ha fallito a causa di una mancanza di visione per un parco così grande come le Cascine. Attualmente è abbandonato, ogni tanto viene fatto un evento ma poi rimane morto e frequentato da persone che delinquono. Anche durante il giorno si ha paura di andarci».

Quanti locali notturni hanno chiuso negli ultimi anni a Firenze?

«Più o meno una decina tra cui il Central Park, il Meccanò, l’Esco Pazzo, tutti locali che facevano numeri importanti durante le serate. Oltre a questo, il dato più sconcertante è che nessuno vuole aprirne di nuovi, gli imprenditori hanno paura ad investire perché non ci sono tutele e sicurezze. Spesso si è costretti a restare chiusi per settimane e questo non invoglia a fare un investimento in questo settore».

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