Il presidio
Firenze, il bimbo è da operare d’urgenza: la polizia trova la madre e lo salva
Senza il consenso i medici del Meyer non sarebbero potuti intervenire
FIRENZE. «Pronto polizia? Qui è l’ospedale Meyer. Dobbiamo operare con urgenza un bimbo che è da noi. Serve il consenso scritto dei genitori, ma non riusciamo a trovarli». Quando nel pomeriggio l’agente della sala operativa della questura ha ascoltato l’appello della struttura pediatrica fiorentina, non sapeva che di lì a poco l’Sos avrebbe avuto un epilogo felice.
Partiamo dalla fine per una storia conclusa con un sorriso collettivo. I poliziotti sono riusciti a rintracciare la madre che ha firmato le autorizzazioni all’intervento terminato con un successo pieno. Quello che è accaduto prima è il racconto di una rapidità di intervento salvifica. Lui, il piccino nato a febbraio, era ricoverato al Meyer per una serie di problemi di salute. I genitori, stranieri, vivono a Pisa e in questi giorni il padre è all’estero. La mamma lavora, priva di auto, non autonoma per spostarsi da Pisa a Firenze. Deve prendere i mezzi pubblici e non riesce a conciliare il lavoro con le visite quotidiane al piccino. Venerdì la situazione si aggrava. Senza un’operazione urgente il bimbo rischia di perdere un occhio. I medici sono pronti, ma a mancare è il consenso dei genitori. Senza un contatto diretto e con la difficoltà a comprendere la lingua italiana, l’idea del Meyer per non perdere tempo prezioso è di attivare la polizia. Ecco allora la telefonata in questura per la ricerca di mamma e papà. Ottenute le generalità delle persone da rintracciare, la prima mossa è la consultazione della banca dati per localizzare i genitori. Lui è all’estero, lei sul posto di lavoro. Ed è lì che viene trovata. Con i poliziotti c’è anche un’interprete. Dopo essersi fatti mandare dal Meyer i moduli, gli agenti spiegano attraverso la traduttrice quanto è seria la situazione. La mamma, preoccupata, firma i fogli e dà il consenso. I documenti vengono inviati all’ospedale e i medici in tempo reale procedono all’operazione.
Dopo due ore la telefonata da Firenze alla sala operativa che scioglie ogni tensione: «L’intervento è riuscito, il bimbo sta bene». La famiglia non si trova in stato di indigenza, ma le necessità di lavoro, un italiano non parlato e l’impossibilità di poter stare tutti i giorni in ospedale hanno sospeso la comunicazione genitore-sanitari. Un pezzo mancante riempito dall’impegno dei poliziott.
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