Il Tirreno

Firenze

Il caso

Open, l’inchiesta resta a Firenze ma il Gup respinge la richiesta sul sequestro dei materiali di Carrai

Matteo Renzi al palazzo di giustizia di Firenze
◗
Matteo Renzi al palazzo di giustizia di Firenze

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. «Questa inchiesta è stata disintegrata dalla Cassazione. In un paese normale qualcuno dovrebbe scusarsi invece si va avanti». A parlare è l’ex presidente del consiglio Matteo Renzi, presente anche ieri al palazzo di giustizia per la nuova udienza del caso Open. Procedimento che resta incardinato al Tribunale ordinario di Firenze, come ha deciso il gup Sara Farini. Nonostante ciò la difesa del processo, che vede imputati oltre a Renzi anche gli ex ministri Luca Lotti e Maria Elena Boschi, l’imprenditore Marco Carrai e l’avvocato Alberto Bianchi, ha messo a segno alcune vittorie. Nonostante il gup abbia respinto anche la richiesta di trasferire il procedimento al Tribunale dei Ministri, perché i fatti contestati a Lotti non rientravano nella competenza del dicastero di cui era titolare, il giudice ha invece accolto alcune delle eccezioni sollevate dagli avvocati difensori. In particolare, ha dichiarato l’inutilizzabilità di tutte le intercettazioni dell’ex presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Open Bianchi. Bocciata anche la nuova richiesta dei pm fiorentini Luca Turco e Antonino Nastasi per il sequestro probatorio del materiale informatico, già sequestrato nel 2019 a Marco Carrai, che le sentenze della Corte di cassazione avevano annullato. Non potranno quindi essere usati nell’udienza preliminare i dati e i documenti sequestrati, compresi quelli estrapolati sotto forma di citazione. «Avevamo ragione» commenta l’avvocato di Carrai, Massimo Dinoia. Il gup ha, infine, rigettato un’altra richiesta delle difese sulla non utilizzabilità dei messaggi dei parlamentari depositati dalla procura. Su questo punto però il giudice potrebbe prendere una decisione diversa in base al pronunciamento della corte costituzionale, che si riunirà il 6 giugno per discutere sul conflitto di attribuzione sollevato dal Senato sui messaggi sequestrati a Renzi e finiti agli atti dell’inchiesta. Nell’attesa l’udienza è stata aggiornata al 22 settembre, le parti torneranno di nuovo davanti al gup il 6 ottobre e il 10 novembre. Le prime due date saranno riservate agli interrogatori degli indagati, a novembre la parola passerà alle difese e alla procura. La Cassazione, ricorda l’avvocato Dinoia, ha «statuito che non sussiste neppure l’ipotesi astratta del delitto di illecito finanziamento di partito e che la Fondazione Open ha sempre operato lecitamente». Fiducioso sugli esiti dell’udienza preliminare si è detto anche il leader di Italia viva Matteo Renzi, presente ieri al palazzo di giustizia: «Uscirò da questo processo, come è ovvio, con la fedina penale pulita, cosa che dico da cinque anni. Non sono sicuro che la stessa cosa avverrà per il pubblico ministero Luca Turco. Staremo a vedere. Noi siamo innocenti, il pm non lo so». Il riferimento dell’ex presidente del consiglio è alla decisione del gip di Genova riguardo alle indagini sul procuratore Turco, dopo la denuncia per falso ideologico in atti pubblici presentata dai legali di Carrai. «Ormai sono cinque anni che siamo dietro a questa vicenda - aggiunge Renzi - torno ogni volta da bravo cittadino a difendermi nel merito ma dopo cinque anni posso dire che siamo alla fine. Entro breve ci sarà come minimo la prescrizione».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web