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Fiorentina, Commisso: «Sul Franchi non ci metto un euro, non siamo il giocattolo della politica». Nuovo stadio: le foto inedite
Il patron viola: «Resto ottimista sul restyling, il sindaco farà di tutto per riuscirci, perché Renzi parla solo adesso delle curve e quattro anni fa non ha detto niente?»
FIRENZE. La soddisfazione sportiva per la conquista della sua prima finale – «Attenzione, però, perché non abbiamo ancora vinto niente» – è enorme. Gli brillano gli occhi quando parla del suo allenatore – «Importantissimo, perché è lui che dirige tutto» – e pure dei suoi giocatori. Rocco Commisso si rattrista solo quando torna ad affrontare il tema dello stadio, di quel Franchi che lui per primo aveva provato a far ristrutturare presentando (nell’agosto 2019) una bozza di progetto alla Soprintendenza che prevedeva il mantenimento delle scale elicoidali, della torre di Maratona e della pensilina di tribuna, ovvero di quasi tutti i tratti caratteristici dell’architettura nerviana, con l’abbattimento delle sole curve per permettere l’avvicinamento di quei settori al rettangolo di gioco. Da lì, si è passati al capitolo Mercafir, finito in un nulla di fatto e con un bando di gara andato deserto, a quello legato a Campi mai decollato («Per il no della Città metropolitana e l’assenza di infrastrutture»), fino ad arrivare allo stadio d’atletica Ridolfi proposto ai viola e al restyling del Franchi con i soldi del Pnrr.
NUOVO FRANCHI: LE FOTO
È proprio questo il cruccio del presidente: non essere riuscito a scardinare la politica italiana. «Non so se mi hanno preso in giro – ha detto -, ma nella mia vita la questione stadio rappresenta il più grande fallimento. Forse è colpa mia, che ho creduto di poter fare certe cose. Qui c’è un altro modo di agire, diverso rispetto a quanto accade in America. In Turchia e Polonia abbiamo visto impianti bellissimi: perché la Fiorentina non può averne uno così? Forse, si dovrebbe essere un po’ più “rivoluzionari”. Sono arrivato a 73 anni senza aver mai fallito ciò che mi ero prefissato: stavolta è successo».
E poi ancora: «Io resto disponibile a realizzare uno stadio alle mie condizioni e non considero chiusa questa storia, ma non possiamo buttare via quanto fatto fin qui». Commisso sostiene il sindaco di Firenze, si dice convinto che, alla fine, il progetto si farà nonostante i 55 milioni che non arriveranno da Bruxellese – «Non si tratta di una cifra insormontabile e poi Nardella farà di tutto per lasciare avendo tagliato il traguardo della ristrutturazione» – e poi si rivolge a Renzi, dopo le sue ultime dichiarazioni. «Ma perché non lo ha detto quattro anni fa che si sarebbero potute eliminare le curve? Il grande errore è stato quando l’allora soprintendente Pessina disse no al progetto Casamonti».
La certezza è che il presidente della Fiorentina non ha intenzione di investire nemmeno un centesimo in questa ristrutturazione («Non ci metterò nemmeno un penny, pure senza il vincolo delle curve»), ma al tempo stesso il patron ha assoluto bisogno di risposte su un futuro nemmeno troppo lontano, dal 2024. C’è da capire prima di tutto dove giocherà la Fiorentina, poi a quanto ammonterà l’affitto, come saranno gestiti gli spazi commerciali e quanto durerà la nuova concessione.
«Spero che tutti i politici si mettano in testa che la Fiorentina è un asset importantissimo per la città e va rispettato. Politica e burocrazia stanno rovinando l’Italia. Dicono tutti che questo stadio è un monumento ma per me non lo è, non è all’altezza di Firenze. Non ci metterò mai soldi, questo impianto è del Comune: noi vogliamo risposte. Una strada, per esempio, si fa con i soldi pubblici, ma non la usa solo chi ha l’auto. Quel che pare assodato è che la politica non ci aiuterà mai a fare uno stadio con tempi e costi giusti e che mi garantisca il pieno controllo». Il direttore generale Joe Barone poco dopo rincara: «Non possiamo essere ostaggio della politica, non siamo un giocattolo nelle loro mani».
E i tempi per queste risposte quali saranno? «Forse non lo sanno ancora nemmeno loro», ammette laconico Commisso. Tra le ipotesi al vaglio, come aggiunto poi dal dg, ci sarebbe anche quella del campo da rugby, anche se resta da capire chi finanzierebbe le migliorie necessarie. «Chi si accollerebbe le spese? – prosegue il dirigente -. Questa è una società modello e una proprietà che ha investito fino a ora 450 milioni». Si tratta di un’idea a cui starebbe lavorando il Comune nel biennio di cantieri al Franchi, ma la questione è tutto tranne che semplice. «Il trasloco non era una nostra scelta – continua sempre il dg -, in questo senso dobbiamo ragionare sulle perdite ingenti che avrà il club (si parla di almeno 25-30 milioni di euro,ndr ) che, al di là del botteghino, devono considerare pure la percentuale inferiore dei diritti televisivi futuri».
Quel che è certo, continua ancora il presidente viola, è che «La Fiorentina non è in vendita. Un giorno, poi, deciderò io come e quando, ma per oggi e per domani non accadrà: dovrete ancora “battagliare” con me, che vi piaccia a no (ride, ndr )». Il fiore all’occhiello, in tema di infrastrutture, resta il Viola Park di Bagno a Ripoli: «Abbiamo dimostrato quanto siamo disponibili a investire, sono stati spesi 143 milioni. Lo aprirò quando sarà tutto a posto. Comunque la prima squadra farà il ritiro estivo lì».
Il parcheggio provvisorio da 200 posti dal primo luglio sarà ultimato, mentre quello della tramvia sarà pronto dal 2024. Quanto al futuro in viola dell’allenatore, Vincenzo Italiano, non ci sono dubbi. «Ho sempre sostenuto il nostro tecnico, nel momento più difficile della stagione ho messo la faccia per difenderlo. A lui va dato grande merito. In A forse siamo stati meno bravi rispetto all’anno passato, ma siamo in corsa per la Coppa Italia e la Conference League: anche se non dovessimo vincere avremmo fatto bene lo stesso».
A mettere la parola fine sul fronte mercato delle panchine, ci pensa poi Barone: «È inutile alimentare storie che non esistono, perché il futuro di Vincenzo è qui».
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