La guida
L’Olimpico si tinge anche di Viola: la finale di Coppa Italia sarà Fiorentina-Inter
In virtù del successo per 2-0 dell’andata, alla squadra di Vincenzo Italiano basta un pareggio senza reytyi
FIRENZE. Serviva contenere, giocando a ritmi alti per tenere sempre in mano le redini della manovra. La Fiorentina, stavolta, non ha sbagliato niente. Ha provato anche a sbloccare subito il risultato, con un colpo di tacco di Cabral che di certo sarebbe rimasto negli occhi per anni, ma poi ha preferito congelare la partita. Facendo la storia e aggiungendo un altro avvincente paragrafo, nonostante un pareggio a reti inviolate che fino all’ultimo Gonzalez e l’attaccante brasiliano hanno provato a trasformare in vittoria. Con il primo segno X in Coppa Italia, la Fiorentina raggiunge l’Inter in finale, 9 anni dopo l’ultima volta, andando così a caccia della settima Coppa nazionale della propria storia. Bastano i due gol dell’andata messi in cassaforte.
Alla fine, festeggiano gli oltre 31mila accorsi al Franchi a sostenere la squadra, ed esplode di gioia il presidente Commisso, che già nella tarda mattinata di ieri aveva raggiunto il centro sportivo per rinnovare il proprio incitamento alla sua squadra. L’esplosione di decibel nella bolgia finale ha, di fatto, suggellato, una cavalcata straordinaria dei viola nella competizione, riservando comunque un tributo alla Cremonese, capace, lungo il suo percorso, di eliminare due big come Roma e Napoli, e arrivando fino ad un passo dall’epilogo nonostante il penultimo posto in campionato e il rischio concretissimo di retrocessione.
Il 24 maggio, allo stadio Olimpico, per la prima volta nella sua gestione, ci sarà una città intera a sostenere la Fiorentina, ad incitarla a compiere l’ultimo passo verso la storia, riportando un trofeo in riva all’Arno, 22 anni dopo. Nel 2001, sulla panchina viola, c’era un giovanissimo Roberto Mancini, agli albori della sua carriera: Vincenzo Italiano, oltre due decenni dopo, spera di ricalcarne la scia. Nel 2014, a macchiare l’ultima notte di una finale per i viola, furono gli scontri tra tifosi del Napoli (che poi sollevò il trofeo) e quelli della Roma. Stavolta, è tutto diverso, anche per il presidente Commisso. Anche lui, come il resto dello stadio ha scandito gli istanti finali, quelli che hanno preceduto il triplice fischio, mentre dalla panchina distribuivano una maglia celebrativa con la stampa della Coppa Italia, aspettando così l’ultimo atto.
Pronti via, senza Amrabat, rimasto all’inizio fuori, e con Bonaventura ancora out dopo il problema muscolare rimediato contro il Lech Poznan, la Fiorentina parte subito col piede schiacciato sul gas. La pressione viola è evidente dopo nemmeno un minuto di gioco, con Meité che, nella propria area, perde il pallone, incalzato da Barak. Dopo 7 minuti, i corner a favore della squadra di casa, sono già 3: l’intenzione è quella di gestire, mantenendo sempre il controllo del gioco, limitando al massimo le sbavature. Proprio dagli sviluppi di un calcio d’angolo, al 16’ Milenkovic, di testa si fa pericoloso, senza tuttavia inquadrare lo specchio della porta, mentre l’occasione più ghiotta è quella figlia dello scambio tra Gonzalez, scattato via sulla sua fascia, a sinistra, e Cabral, il cui colpo di tacco in area trova la provvidenziale deviazione di Lochoshvili. La Cremonese, dopo un primo tempo in affanno, nella ripresa, con l’ingresso in campo di Dessers e Buonaiuto, si rianima, riuscendo a mettere insieme pure qualche incursione pericolosa, con Terracciano bravo a mettere fuorigioco la possibile incornata aerea di Pickel. Ma è troppo poco per minare la solidità, anche mentale, della squadra viola. La nota stonata, benché tutta da verificare, è semmai l’uscita di scena anzitempo di Igor, costretto ad alzare bandiera bianca: le sue condizioni saranno valutate in queste ore. La speranza, anche guardando alla serie ravvicinata di partite a cui la Fiorentina andrà in contro pure a maggio, è che possa essere stato soltanto una sorta di campanello d’allarme. La Cremonese, dal canto suo, ha fatto l’impossibile, tra cuore e polmoni. Si è però dovuta piegare per la prima volta a una big, la Fiorentina. Ora, c’è da provare a impreziosire ancora di più la stagione, puntando al massimo pure in Conference League.
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