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«Non lasciamo le nostre case». In 50 sotto Palazzo Vecchio
Lavori agli alloggi popolari per 15 mesi, protestano gli inquilini
FIRENZE. Quindici mesi di attesa, sospesi tra rabbia e timore di non poter più tornare, per i lavori nelle case popolari di via Accademia del Cimento che partiranno nei prossimi due mesi. Nel giorno in cui oltre 50 persone si riuniscono sotto Palazzo Vecchio per una manifestazione di protesta l’assessore comunale alla Casa, Benedetta Albanese, mette nero su bianco i tempi per la riqualificazione dei 48 alloggi Erp a Novoli. «I cantieri partiranno entro giugno e si stima dureranno circa quindici mesi, poi tutte le persone torneranno nel proprio alloggio». Un annuncio che nonostante l’incontro con una delegazione a Palazzo Vecchio, alimenta ancora più preoccupazione tra le 120 famiglie che nel corso dei prossimi mesi dovranno traslocare in altri immobili comunali e attendere la fine dell’ammodernamento, nella speranza che i tempi non si allunghino. In molti promettono di fare barricate pur di non lasciare la casa dove vivono da decenni. «Ho 86 anni e voglio morire lì, a casa, dove vivo da 51 anni, dal 24 giugno 1972 quando mi hanno consegnato le chiavi. Da là non vado via», garantisce Giuseppe con voce ferma e irremovibile. Parole che si mischiano con altre preoccupazioni, mentre sventolano striscioni che recitano “Anziani e invalidi non si toccano” oppure addirittura propongono soluzioni, “I lavori con noi dentro”, il desiderio di molti. «Dal Comune ci dicono che il trasloco è temporaneo ma poi fanno firmare dei fogli in cui non è specificata la data di rientro» spiega una delle residenti, Sabrina Viviani. Nel mezzo c’è anche chi evoca scenari quasi complottistici come Antonio: «Ci stanno prendendo in giro. Non usciamo perché quelle case verranno vendute, ci buttano fuori senza farci tornare». C’è questo, e poi ci sono le rassicurazioni di Palazzo Vecchio che arrivano mentre i residenti danno vita a un confronto, a tratti anche acceso, con l’assessore comunale. «Nessuno perderà la casa, ci mancherebbe. Si tratta di una mobilità di ufficio» necessaria per eseguire i lavori sull’antisismica e efficientare a livello energetico gli alloggi. In tutto si parla di 14, 6 milioni di euro di investimenti per la ristrutturazione degli immobili Erp che partiranno entro giugno su 55 appartamenti. «I miei figli – aggiunge Giuseppe – sono cresciuti in quella casa e da là non mi muovo. Sono un profugo libico cacciato da Gheddafi nel’70. Sono venuto in Italia, da profugo mi hanno dato la casa e io ringrazio tutti. Ora però non voglio essere preso a calci. Non voglio essere padrone di nulla, né comprare la casa: voglio stare dove sto, pagando l’affitto». L’assessore Albanese, che poco dopo il confronto in piazza ha ricevuto una delegazione dei manifestanti, ribatte punto per punto. «L’ufficio casa sta lavorando tutti i giorni alla ricerca delle soluzioni migliori per ciascun nucleo familiare. Si stanno facendo colloqui individuali e, per una buona parte di famiglie sono state già trovate delle soluzioni». Inoltre, rassicura il Comune «si farà carico dell’assistenza e di tutte le spese: quelle per il trasloco e quelle per un eventuale stoccaggio del mobilio. Da un punto di vista economico, quindi, la cosa non impatta sulle famiglie». Certo, ammette, «c’è chiaramente una componente di disagio che non è eliminabile», però la scelta non era più rimandabile: «È un investimento sul patrimonio pubblico, anche per incrementarne la sicurezza. Mi sembra un atto di responsabilità che fa il Comune nei loro confronti, non certo il contrario».
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