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Firenze dice addio a Vieri Torrigiani il nobile che amava i parchi

di Rita De Blasio
Firenze dice addio a Vieri Torrigiani il nobile che amava i parchi

Il marchese è morto lunedì per le complicazioni di un incidente Ucciso da un’embolia. Giallo sui tempi d’intervento a Torregalli

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FIRENZE. «Era una persona veramente straordinaria». A ripetere questa frase come un mantra è Vanni Torrigiani Malaspina, figlio del marchese Vieri. Purtroppo bisogna parlare al passato perché lunedì Firenze ha perso una delle sue personalità più importanti e benvolute da tutti. Vieri Torrigiani Malaspina lo scorso giovedì 6 aprile stava percorrendo via de’ Bardi a bordo del suo motorino quando all’improvviso, pur di non investire una ragazzina sbucata da dietro un autobus, è caduto riportando la rottura del femore.

Ricoverato all’ospedale Torregalli sarebbe deceduto a causa di un’embolia. L’ultimo saluto sarebbe dovuto esserci oggi ma, dal momento che è stata eseguita l’autopsia, è stato rimandato, forse, a sabato. Sicuro, invece, il luogo in cui si svolgeranno i funerali, ossia nella basilica di Santo Spirito dove «dal 1500 abbiamo la cappella di famiglia e dove mio padre si occupava degli addobbi organizzando eventi in collaborazione con il sacerdote. Era anche un cantante lirico e quindi faceva parte del coro», continua il figlio. Il proprietario del giardino Torrigiani, 75 anni e laureato alla facoltà di agraria, era infatti un uomo dalle mille passioni, a partire dalla natura e dalle piante, dimostrando di avere la capacità di mettere al servizio della città il suo impegno e la sua incondizionata dedizione.

«Si occupava di tutto lui – continua Vanni – a partire dal vivaio fino ad arrivare alle decorazioni con cui abbelliva tutta Firenze, creando addobbi floreali specialmente per le chiese». Sempre lui si assumeva il compito di organizzare le visite guidate all’interno del suo giardino privato in via dei Serragli, il più grande d’Europa con i suoi sette ettari di estensione. Spesso queste visite avevano come protagonisti dei ragazzi affetti dalla sindrome di down, a dimostrazione della incommensurabile generosità e nobiltà d’animo del marchese che consegnava anche le piante a tantissime associazioni sociali cittadine. Insomma una perdita che ha colpito e commosso tutta la città e che dovrà essere chiarita per capire come mai il marchese, ricoverato a Torregalli, non sia stato operato subito: «I tantissimi messaggi di cordoglio che ci arrivano dimostrano che mio padre era una persona amata da tutti per la sua umanità – continua Vanni- fa piacere notare come l’affetto che lui provava nei confronti di tutti quelli che conosceva venga corrisposto in questo modo».

Ora la parte più difficile sarà andare avanti mantenendo vivo il suo ricordo. L’arduo compito spetterà proprio a Vanni, insieme al fratello Pietro e alla moglie Lucia: «Proveremo a seguire le sue orme ma sarà praticamente impossibile. Era dotato di un’umanità, un’eleganza e una signorilità che è difficile descrivere. È stato veramente un grande esempio di vita».


 

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