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Firenze

L’intervista

Alberi, l’allarme dell’agronomo: «Spostate la giostra dalle Cascine»

di Giulia Poggiali
Alberi, l’allarme dell’agronomo: «Spostate la giostra dalle Cascine»

La quercia caduta alla Montagnola oggi verrà rimossa, poi via ai controlli

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FIRENZE. Alessandro Trivisonno, è il presidente dell'Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali della provincia di Firenze. Nell’ambito del verde urbano, si occupa di progettazione e gestione di aree verdi sia pubbliche che private. Oggi, alla scuola Montagnola, iniziano i controlli agli altri alberi del giardino scolastico, dopo aver rimosso la quercia.
In che cosa consiste il sistema Vta, metodologia di indagine utilizzata per individuare eventuali difetti strutturali della pianta?
«Come dice l'acronimo, il sistema consiste nella valutazione visiva dell'albero, valutando i sintomi possibili della pianta che riusciamo a cogliere. A partire dal basso, ad esempio, vediamo se il colletto è ricoperto di terra, se ci sono delle ferite sulla pianta, oppure dei funghi. Ma valutiamo anche se sono stati fatti degli scavi, se ci sono spaccature, le condizioni della chioma, e altro. In base a questo, conoscendo la pianta come reagisce ai sintomi, possiamo valutare lo stato di salute e la stabilità della pianta stessa. Successivamente, si dà un giudizio e si attribuisce una classe di propensione al cedimento, da A (giovani piante, senza pericoli) a D (percolo estremo)».
È plausibile sostituire la Vta con uno metodo di indagine alternativo?
«Il Comune, leggendo le ultime interviste dell’assessore, sta andando verso un'altra direzione. Lo studio della pianta va integrata con la valutazione del target, ovvero lo studio del contesto in cui è inserita. Le valutazioni del rischio non vengono effettuate solo per evitare il cedimento delle piante, perchè è impossibile, bensì hanno la finalità di fare in modo che una caduta faccia meno danni possibile. Una volta capito dove risiede maggior rischio, che sia nelle scuole, strade trafficate o giardini pubblici, è necessario approfondire le analisi e stanziare più risorse».
La Vta non rischia di essere fin troppo approssimativa?
«La Vta non è approssimativa. Ma quando posso agire più liberamente, effettuo una valutazione del rischio, incrociando la pericolosità con il target, approfondendo il tutto con le indagini strumentali, per valutare l' ancoraggio e lo stato di eventuale degrado del legno della pianta»
Lei ha parlato di studio del target. Dunque, in un contesto come i giardini delle scuole, sarebbe opportuno eliminare tutti gli alberi, per evitare eventuali incidenti?
«Quando lavoro nelle scuole, rilascio una sorta di disciplinare, da adottare in condizioni precise, tipo maltempo. Se il vento è molto forte, i bambini devono stare dentro l'aula. Gli alberi sono fedeli alleati, fanno comodo: prima di tagliare, sarebbe più opportuno chiudere temporaneamente il giardino in questione. Inoltre, è in corso di redazione il Piano del Verde e degli Spazi aperti del Comune di Firenze, lo strumento che pianifica la gestione degli spazi aperti del comune. Secondo me questo è il momento opportuno per parlare della sostituzione di alcuni alberi, a partire da quelli più anziani e meno performanti, in termini di ambiente. Il piano di sostituzione, graduale e calibrato, potrebbe attenuare il rischio caduta».
In merito al pino che è caduto sulla giostra per bambini delle Cascine, secondo lei è giusto che un'attrazione così sia presente in un luogo ricco di alberi?
«Concordo con quanto ha detto il professore Ferrini, ovvero che se gli alberi non possono essere spostati, dobbiamo cominciare a pensare di spostare le attrazioni. Una valutazione del genere va fatta, se non si riesce ad approfondire le analisi sulle piante. Inoltre, la giostra per bambini, per questioni paesaggistiche, non dovrebbe essere presente in un parco storico».
Secondo lei, essendo ben 75mila gli alberi presenti solo a Firenze, non sarebbe opportuno l' internalizzazione, invece di conferire il verde pubblico in appalto?
«È impossibile, il Comune non può gestire migliaia di valutazioni l'anno. È un lavoro complesso e di grande responsabilità».
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