Il Tirreno

Firenze

Dopo il restauro

Firenze, a Boboli apre per la prima volta al pubblico il giardino segreto dei Medici con 50 specie di camelie

di Sabrina Carollo
Firenze, a Boboli apre per la prima volta al pubblico il giardino segreto dei Medici con 50 specie di camelie

Era usato per appartarsi con le amanti al riparo da sguardi indiscreti. Previste visite accompagnate in gruppi di 15 persone al massimo ma senza prenotazione, durante i mesi di aprile e maggio, dal martedì alla domenica

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FIRENZE. Il delizioso giardino segreto di Mattias de’Medici, restaurato, apre al pubblico per la prima volta. È il “giardino delle camelie”, un angolo seminascosto nella parte posteriore di palazzo Pitti, incastonato tra la palazzina della Meridiana e il corpo principale dell’edificio, al riparo da occhi indiscreti, chiamato così perché ospita oltre cinquanta specie di questo tipo di fiore – una delle collezioni più pregiate di camelie cominciata agli inizi dell’Ottocento e che comprende un esemplare particolarmente prezioso del 1830, la japonica “Candidissima”, dai petali immacolati, ma anche esempi di “Anemoniflora”, “Pulcherrima”, “Rosa Simplex” e altre cultivar reintrodotte quali “Alba Simplex”, “Lavinia Maggi”, “Oscar Borrini”, “Tricolor”, “Rosa Mundi”, in un trionfo di sfumature e varietà per la gioia di esperti e appassionati di verde. Nel complesso, uno spazio molto piccolo in proporzione ai 33 ettari di estensione di Boboli, ma forse proprio per questo, oltreché per la sua posizione riparata e per la fitta coltivazione del fiore dai mille petali, particolarmente affascinante. Nato come giardino per i bulbi da fiore – come tulipani, giacinti e anemoni, grande passione del cardinale Giovan Carlo, fratello maggiore del principe Mattias, che li aveva piantati qui inizialmente – con la realizzazione nel Settecento del piazzale rialzato della Meridiana, questo scampolo di terreno perde la sua esposizione soleggiata, necessaria alle coltivazioni precedenti, e viene convertito alle camelie, fiore che predilige la penombra e che in quel periodo era molto di moda, poiché era stato da poco importato dal Giappone dal monaco e botanico gesuita Georg Joseph Kamel, a cui si deve evidentemente il nome.

Beffardo che proprio alla camelia, simbolo di amore eterno e fiducia coniugale, sia stato dedicato questo fazzoletto verde che portava agli appartamenti privati di Mattias, seicentesco discendente estroso e un po’ birbone dei Medici che qui amava ritirarsi con amanti ogni volta differenti, al riparo – almeno in teoria – dagli occhi della corte pettegola di suo fratello Ferdinando II, quinto granduca di Toscana. La ristrutturazione architettonica del giardino venne invece realizzata nel 1688, quando quegli appartamenti furono destinati a Violante di Baviera, sposa del Grand Prince Ferdinando de’Medici: vennero incaricati della riorganizzazione gli architetti Giacinto Maria e Biagio Marmi che dettero al giardino l’aspetto che possiede ancora, con il suo piccolo arco d’ingresso a forma di grotta passante, affrescata all’interno con un trompe l’oeil di bugnato, edere rampicanti e uccellini in volo tra le nuvole; e ancora, le belle aiuole fiorite ai lati del vialetto che porta agli appartamenti, le fontane e l’esedra lorenese in fondo.

Inizialmente concepita anch’essa come grotticina rettangolare a incrostazioni, venne trasformata con la riorganizzazione ottocentesca del giardino quando le venne data l’attuale forma semicircolare, affrescata da Giuseppe Gherardi con immagini che rappresentano scene mitologiche e putti che giocano, e al centro la statua di Igea, dea della salute, che sovrasta una fontana. Questo gioiello nascosto, ora tornato a far parte del giardino monumentale, è rimasto poi inaccessibile da metà ottocento per via delle pessime condizioni in cui versava: «Il terreno era oggetto di gravi problemi strutturali, presentava un cedimento fondale con lesioni che non consentivano di aprire al pubblico per ragioni di sicurezza», spiega Paola Ruggeri, architetto curatore del patrimonio architettonico di Boboli e responsabile dei lavori. «Il cantiere, durato oltre quattro anni, si è occupato di riattivare il sistema di drenaggio e organizzare lo scolo delle acque, a cui è seguito l’intervento di restauro architettonico delle mura di cinta, della pavimentazione in pietra antica del giardino e degli affreschi alle parti decorative». Il recupero, avvenuto per il costo complessivo di circa 875mila euro, è stato finanziato dalle gallerie degli Uffizi congiuntamente a fondi messi a disposizione dalla regione Toscana: «Noi abbiamo messo la torta, la Regione le ciliegine», ha commentato il direttore degli Uffizi Eike Schmidt alludendo agli interventi strutturali sostenuti dal museo a fronte dei restauri decorativi pagati dall’amministrazione pubblica.

«Boboli è un immenso teatro dove natura e arte si combinano in una complessa stratificazione storica, offrendo continue sorprese e gioielli come il giardino delle Camelie», ha concluso Schmidt. «Uno spazio, questo, di grande suggestione e non solo per le meraviglie della collezione botanica, ma anche per l’architettura capricciosa, per le invenzioni scenografiche e per la decorazione, ora finalmente risanate e restituite al pubblico. È un passo importante del grande progetto che nel 2030 vedrà restaurato tutto il parco».
 

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