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Firenze, poche logopediste e senza sostituti: «Compriamo tutto a nostre spese»

di Martina Trivigno
Firenze, poche logopediste e senza sostituti: «Compriamo tutto a nostre spese»

Dopo la chiusura del servizio a San Marcello per la maternità dell’unica dottoressa la Funzione pubblica Cgil lancia l’allarme: «L’Asl garantisca contratti a termine»

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FIRENZE. I numeri contano. E se i numeri non ci sono – spiega Simone Baldacci, coordinatore della Funzione pubblica per l’Asl Toscana centro – garantire i servizi è difficile. Se non impossibile. Soprattutto se il rapporto è di 3,8 logopediste ogni 100mila abitanti, quando in Europa quello stesso rapporto è di 40 ogni 100mila abitantti.

Ne è la prova – precisa il sindacalista – quello che è accaduto a San Marcello (Pistoia) dove, a causa della maternità dell’unica logopedista, il servizio è stato chiuso. Ma per il sindacato questo è soltanto il punto di arrivo di una situazione che è sempre più complicata. Ovunque. È la Funzione pubblica a lanciare l’allarme per la carenza di logopedisti in tutto il territorio dell’azienda sanitaria, tra Firenze, Prato, Empoli e Pistoia. A Firenze, in pianta organica, si contano 28 logopediste a tempo indeterminato e cinque con contratto a termine; a Empoli e a Prato sono otto a tempo indeterminato e una a tempo determinato e, infine, sette a Pistoia per un totale, in tutta l’area, di 61 a tempo indeterminato e 51 a termine. Ma questi numeri risentono di una serie di riduzioni dovute, ad esempio, alla maternità delle dipendenti o a permessi sempre dovuti alla maternità.

E, ora, la situazione sta esplodendo. «Il settore da mesi si trova in grave difficoltà a causa del mancato turn over del personale contro cui la Funzione pubblica, in questi anni, si è opposta con fermezza – sottolinea Baldacci – . La riabilitazione è un settore strategico per una popolazione sempre più anziana e le logopediste sono coinvolte in numerosi setting ospedalieri e territoriali nelle cure primarie in diverse patologie dell’area degli adulti; nell’area minori le logopediste sono coinvolte nel setting ospedaliero (follow-up prematuri), nel setting territoriale sempre nell’area adulti e nell’area minore nei disturbi del neurosviluppo (autismo, malattie disgenetiche, neuromotorie, disturbi primari di linguaggio, disturbi dell’apprendimento), sordità.  Da anni gli esperti registrano un trend di crescita di patologie nell’area dell’infanzia-adolescenza, che ha visto un ulteriore incremento con il Covid: per rispondere alle nuove richieste assistenziali e di cure occorre investire sul personale in termini di numero, formazione, presenza territoriale. L’Asl ha dimostrato in questi ultimi anni una scarsa considerazione per questo settore, non prevedendo il turn over del personale che va in pensione e anche attraverso il blocco delle sostituzioni del personale che si assenta per lunghi periodi, preferendo chiudere i servizi e spostare gli utenti su altri presidi, scaricando sulle famiglie costi e disagi degli spostamenti».

«Non solo disagi per i cittadini – aggiunge la logopedista Cecilia Meriggi, delegata Rsu della Fp Cgil per l’Asl Toscana centro – le logopediste dell’Asl sono costrette ad acquistare a proprie spese il materiale indispensabile allo svolgimento delle attività riabilitative dato che l’azienda non passa più da tanto tempo la strumentazione». E l’assenza di una logopedista in un servizio territoriale porta alla chiusura di un servizio e anche «crea l’interruzione di un progetto riabilitativo, con un impatto devastante sulla qualità della vita dei piccoli utenti e delle loro famiglie, per non parlare dell’aumento delle liste di attesa». 

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