Firenze, altri due cani morti per avvelenamento: il killer ha colpito anche in via Simone Martini
Intanto ieri è stata eseguita la seconda bonifica al parco di San Bartolo. Le unità cinofile non hanno trovato nulla, così anche all’Argingrosso
FIRENZE. Aumentano le vittime del killer dei cani, che ha colpito anche ai giardini Carnia di via Simone Martini, non lontano dal parco di San Bartolo a Cintoia e dalla zona dell’Argingrosso. Ieri mattina sono arrivate ai carabinieri della stazione di Legnaia denunce da parte dei proprietari di due animali, uno deceduto e l’altro sopravvissuto. Poco prima di sentirsi male, il 29 dicembre scorso, entrambi erano stati nel parco di via Simone Martini. Una terza denuncia è stata presentata dal proprietario di un cane morto il 26 dicembre, dopo essere stato nel parco di San Bartolo. Il numero delle vittime sale così a dieci. Anche le indagini su queste nuove querele sono state affidate ai carabinieri forestali del gruppo di Firenze, guidati dal colonnello Luigi Bartolozzi.
A breve potrebbe essere prevista una bonifica anche in via Simone Martini. Tea, un labrador, è morta nel pomeriggio del 29 dicembre dopo essere stata lì col suo padrone. Alcune ore dopo è stata colta da convulsioni. É stata visitata dal veterinario, e tutto sembrava rientrato. Mezz’ora dopo è stata colpita da un secondo attacco, risultato fatale. È andata meglio a Sally, una cagnolina che come lei era stata nello stesso parco, sempre il 29 dicembre. Probabilmente aveva ingerito una dose minima di veleno, che è riuscita a smaltire. Si è sentita male, ma poco dopo ha superato la crisi e si è salvata.
Secondo gli investigatori si tratterebbe di bocconi avvelenati con stricnina, non di sostanza tossica sparsa sul terreno. Una polvere nascosta nel cibo, in modo da renderla appetibile.
Chi ha agito voleva uccidere, gli investigatori ne sono convinti. Risalire al responsabile, o ai responsabili, però sarà difficile, anche per il ritardo con cui sono scattate le indagini, avviate subito dopo le prime denunce, che sono state presentate diversi giorni dopo i primi casi di avvelenamento. Per fare un esempio, una femmina di labrador è morta il 31 dicembre scorso dopo essere stata a passeggio nel parco di San Bartolo a Cintoia. La denuncia è stata presentata il 4 gennaio ai carabinieri della stazione di Legnaia. Quattro giorni di ritardo, sufficienti a rendere inutile l’esame delle telecamere presenti nella zona.
Il killer per adesso sembra essersi fermato, forse anche a causa del clamore mediatico, ma la prudenza non è mai troppa.
Intanto ieri è stata eseguita la seconda bonifica del parco di San Bartolo a Cintoia, che ha dato esito negativo come quella effettuata nei giorni scorsi, e l’ispezione della zona di via delle Isole, all’Argingrosso, dove pure erano stati segnalati casi di avvelenamento. Anche qui non è stato trovato nulla.
Uno dei cani ha fiutato del veleno, ma si trattava di una sostanza sparsa in un area non pubblica, all’interno di un orto sociale, lecitamente utilizzata per tenere lontane le lumache.
Alle ispezioni dei giorni scorsi era presente anche l’assessore all’ambiente Andrea Giorgio. Gli accertamenti sono stati condotti grazie a due cani specializzati (un labrador e un pastore belga malinois), fatti arrivare dall’unità cinofila antiveleno di stanza a Follonica, presso il reparto carabinieri biodiversità, e grazie a un’unità cinofila presente a Chiusi della Verna, in provincia di Arezzo, dipendente dal reparto carabinieri parco foreste casentinesi.l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
