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Mattoncini Lego montati a scuola per superare le barriere architettoniche. L’idea alla Diaz di Firenze
L’appello di un gruppo di insegnanti: «Donateci quelli che non usate più»
FIRENZE. Abbattere le barriere architettoniche con i Lego. I mattoncini colorati, passione a tutte le età, utilizzati per costruire rampe in grado di consentire ai disabili di muoversi liberamente, senza il rischio di cadere a terra. A lanciare l’idea è un gruppo di maestre dell’Istituto comprensivo Coverciano (1.300 studenti più 140 insegnanti), e in particolare della scuola elementare Diaz, un edificio degli anni Venti dove, nonostante gli interventi puntuali del Comune per rendere più agevole la vita degli alunni con disabilità, ci però ancora ci sono scalini di 3 o 4 centimetri che rendono difficoltoso l’accesso ai bimbi in sedia a rotelle.
«Abbiamo preso spunto dalla storia di Rita Ebel, un’anziana, che vive ad Hanau, in Germania, e che da 25 anni è in carrozzina. La donna ha cominciato a costruire pedane con i mattoncini Lego e a piazzarle nei negozi e nei locali della sua città per abbattere le barriere architettoniche», racconta la docente di italiano, storia e arte, Francesca Simonatti. Grazie al tam-tam sui social, sulle chat della scuola e attraverso il passaparola, sono già una ventina le famiglie che hanno contattato direttamente la maestra Francesca o che si sono recati alla Diza per consegnare centinaia di mattoncini Lego che tenevano in casa inutilizzati.
«Per abbattere una piccola barriera architettonica, alta più o meno 3 centimetri – continua Simonatti – servono fino a 400 pezzi. Per questo mi rivolgo a tutti i fiorentini e al loro grande cuore affinché ci aiutino a realizzare il nostro progetto che prende spunto dalla presenza nel nostro istituto di alcuni alunni con disabilità grave. Questa esperienza ci ha fatto riflettere, poi, su quante barriere siano presenti nei nostri plessi, nei quartieri e in tutta la città. Con questa iniziativa vogliamo anche stimolare i bambini, fare in modo che si pongano delle domande, che si sensibilizzino su certi argomenti». I Lego che servono sono quelli base, piatti e sottili. E, come anticipato dalla maestra della Diaz, sono già tanti quelli che stanno facendo le prime donazioni: il desiderio è quello di avere almeno una pedana per ogni plesso scolastico (del comprensivo Coverciano, oltre alla Diaz di Ponte a Mensola, fanno parte anche la Settignano, Santa Maria a Coverciano e la media Mazzanti). Entro l’estate le docenti vorrebbero completare il lavoro. Saranno, poi, docenti e bimbi a individuare i luoghi dove collocare i mattoncini colorati, «e in questo modo impareranno a guardare la loro scuola e la città anche da un altro punto di vista».
L’idea sta piacendo tanto e sta prendendo piede: fermo restando la necessità di affrontare il tema dell’accessibilità e dell’abbattimento delle barriere architettoniche nelle nostre città in maniera strutturata, queste iniziative dimostrano quanto si possa fare dal basso, e quanto la gente abbia voglia di contribuire a costruire qualcosa di utile e migliore per il prossimo. Nei prossimi giorni le insegnanti della Diaz proveranno a contattare la tedesca Rita Ebel per avere tutte le informazioni necessarie in lingua italiana per costruire le pedane. Perché non basta mettere insieme i mattoncini uno sull’altro o uno accanto all’altro ma bisogna, attraverso l’uso di colla e altri materiali, renderli compatti, lisci e non scivolosi: «Vogliamo dare maggiore consapevolezza sull’importanza del tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche – conclude la maestra – Il nostro progetto si focalizza su quelli che saranno gli adulti di domani».
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