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A tu per tu con l’arte: visite dentro i ai cantieri di restauro
La soprintendente: «Restauri sempre più accessibili». Lo sarà da subito quello della chiesa di San Miniato
FIRENZE. Cantieri di restauro aperti al pubblico, per consentire ai fiorentini una fruizione speciale delle opere d’arte della loro città. La soprintendente Antonella Ranaldi vuole rendere l’esperienza di visita ai restauri delle opere cittadine sempre più frequente, a partire dal prossimo intervento, quello alla chiesa di San Miniato al monte: «La posizione panoramica della basilica consentirebbe una doppia emozione, quella di osservare da vicino gli splendidi mosaici e allo stesso tempo godere degli affacci straordinari su Firenze», ha spiegato Ranaldi, che ha proseguito affermando che gli uffici preposti stanno lavorando in modo da realizzare un cantiere visitabile, grazie ai finanziamenti che il ministero ha destinato al demanio, proprietario dell’edificio, con cui è in corso un accordo di collaborazione per partecipare alla progettazione.
La chiesa è già stata oggetto di verifiche diagnostiche per valutare lo stato di conservazione e gli interventi da programmare. Dai rilievi sono risultati necessari due interventi principali: il consolidamento del campanile – quindi un intervento di tipo strutturale – e il restauro del paramento lapideo della facciata, ovvero le tarsie marmoree, le cornici in Verde di Prato, elementi scultorei lesionati, fino allo splendido mosaico a fondo oro che risplende al tramonto, visibile da ogni angolo di Firenze in tutta la sua magnificenza. La possibilità di accedere al cantiere di San Miniato seguirebbe altre operazioni analoghe che stanno riscuotendo parecchio successo in città: innanzitutto quella alla Cappella Brancacci di Santa Maria del Carmine, dove è possibile prenotarsi per salire sulle impalcature e ammirare da vicino gli stupefacenti affreschi di Masaccio e Masolino. Qui peraltro, grazie alle moderne apparecchiature di diagnostica che permettono di indagare anche superfici molto ampie, è stato scoperto che sotto il fondo scuro e omogeneo dietro ad Adamo ed Eva erano in realtà stati dipinti alberi, piante, un intero paradiso terrestre insomma.
Anche nel battistero di San Giovanni, dove sono in corso i restauri dei mosaici della volta, il cantiere dovrebbe aprire a gennaio per consentire l’accesso in sicurezza dei visitatori che, in piccoli gruppi, potrebbero così godere degli straordinari dettagli della composizione, in corso di pulitura. E ancora, è possibile prenotarsi per salire sui ponteggi che circondano il monumento equestre a Cosimo I in piazza della Signoria, per seguire una visita guidata di 40 minuti durante i quali ammirare da vicino la possente scultura bronzea e approfondire le tecniche di restauro in corso con i restauratori al lavoro. «Si tratta di esempi di restauro che diventano eventi attrattivi, e permettono di vivere i monumenti della città in modo diverso», commenta Ranaldi. «Operazioni dedicate ai cittadini, che conoscono il loro passato, ne sono giustamente orgogliosi e in questo modo possono magari riscoprire le opere guardandole da posizioni privilegiate e insolite». L’accessibilità al cantiere di restauro è un tema importante, che non comporta la semplice possibilità di continuare a fruire di un’opera d’arte anche durante i lavori, ma rappresenta un modo per avvicinare i cittadini a opere che hanno sotto gli occhi abitualmente e a cui magari non prestano più attenzione, aprendosi a nuove riflessioni, allargando la profondità dello sguardo ai dettagli e condividendo l’importanza del lavoro di recupero.
Un modo per ritrovare il ruolo sociale dell’arte, espressione di una comunità e come tale capace di raccoglierla, di darle unità attorno alla propria specificità, alla propria storia. «È importante abbinare i restauri di alto livello a elementi identitari, come è avvenuto per esempio con il recupero appena concluso della tomba di Ugo di Toscana, alla Badia Fiorentina», ha aggiunto la sovrintendente, ricordando come Ugo sia stato uno dei padri nobili, che le ha regalato un ruolo egemone e a cui si devono i colori bianco e rosso dello stendardo. Un’attenzione all’arte in funzione prima che della fruizione turistica: «Dobbiamo favorire la vitalità attraverso gli interventi d’arte; rendere Firenze un luna park per turisti significherebbe snaturarla, impoverirla», ha concluso.
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