Il Tirreno

Firenze

In aula

Caso Ciatti, la proposta choc della difesa: «Espellere la famiglia dal processo»

di Matteo Leoni
Niccolò Ciatti e Rassoul Bissoultanov
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Niccolò Ciatti e Rassoul Bissoultanov

La richiesta avrebbe dovuto essere fatta all’inizio del processo, ma i legali del ceceno hanno potuto avanzarla adesso approfittando della rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale: «I genitori di Niccolò non possono essere parte civile»

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FIRENZE. Estromettere la famiglia Ciatti dal processo per l’omicidio del figlio Niccolò, il ventiduenne morto per le ferite riportate a seguito di un pestaggio subito nell’agosto del 2017 sulla pista da ballo di una discoteca di Lloret de Mar in Spagna. Lo hanno chiesto in aula davanti alla corte di assise di Roma gli avvocati difensori del ceceno Rassoul Bissoultanov, accusato di omicidio volontario. I legali hanno presentato un’eccezione, ritenendo che i familiari di Niccolò non possano essere parte civile nel procedimento italiano – e dunque non possano chiedere un risarcimento del danno –, essendolo già in quello spagnolo, arrivato di recente alla sentenza di secondo grado che ha visto la condanna a 15 anni per Bissoultanov.

La richiesta avrebbe dovuto essere fatta all’inizio del processo, ma i legali del ceceno hanno potuto avanzarla adesso approfittando della rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, necessaria per legge in seguito alla sostituzione di uno dei giudici. La presidente della corte di assise, Antonella Capri, si è riservata la decisione, che renderà nota il 12 gennaio in occasione della prossima udienza. «I difensori di Bissoultanov – spiega l’avvocato Agnese Usai – hanno chiesto che i signori Ciatti e il mio collega Massimiliano Stiz per i nonni di Niccolò venissimo estromessi dal processo perché ritengono che, essendo intervenuta la sentenza di appello in Spagna, noi avremmo dovuto decidere in quale procedimento stare. Ma così non è».

«Noi – prosegue Usai – abbiamo eccepito intanto la decadenza dell’eccezione dei difensori, poiché non l’avevano fatta prima e non possono farla ora. Il giudice si è riservato, con richiesta di ulteriore produzione documentale da parte nostra». Sempre nel corso dell’udienza del 15 dicembre era previsto che in aula fosse ascoltato, in videoconferenza, Movsar Magomadov, indagato anche lui dalla procura di Roma per la morte di Niccolò, ma in un procedimento parallelo a ancora in fase di indagini preliminari. Però non è stato possibile. L’uomo si sarebbe dovuto collegare dalla Francia, paese dove viveva ma che però avrebbe lasciato da alcuni mesi. Si sarebbe trasferito a vivere in Spagna, esattamente dopo essere stato assolto dal tribunale di Girona per l’omicidio di Ciatti.

«Magomadov non si è presentato perché si è trasferito in Spagna, per cui la Francia non risponde per una persona che non è sul territorio nazionale», afferma sempre l’avvocato Usai. Sempre dalla Francia avrebbe dovuto collegarsi il terzo ceceno coinvolto nella vicenda della morte di Niccolò Ciatti, Khabibul Kabatov, ma anche lui è risultato assente. In questo caso però, essendo lui ancora residente in Francia, la corte di assise sta valutando di disporne l’accompagnamento coatto, grazie alla collaborazione delle autorità francesi. Anche su questo si deciderà il 12 gennaio, data nella quale si saprà se la famiglia Ciatti potrà ancora far parte del processo. Intanto, mentre l’iter giudiziario prosegue sia in Spagna – dove si è raggiunto il secondo grado di giudizio – che in Italia, resta invariato un elemento fondamentale. Rassoul Bissoultanov non si trova. Da quando è scomparso, poco prima dell’udienza davanti al tribunale di Girona che doveva decidere della sua carcerazione, di lui non si sono avute più notizie. Su di lui pendono due mandati di arresto europei, uno spiccato dall’Italia e uno della autorità spagnole.


 

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