Il Tirreno

Firenze

Sfregiarono e rapinarono un giovane Il bandito in aula: «L’ho ferito io»

di Matteo Leoni
Sfregiarono e rapinarono un giovane Il bandito in aula: «L’ho ferito io»

La confessione dell’uomo di 24 anni che ha già patteggiato la sua pena

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FIRENZE. Nella notte tra l’8 e il 9 novembre del 2021 sfregiarono un ventottenne, aggredito a scopo di rapina in via Nazionale mentre rientrava casa dopo aver terminato il turno di lavoro al McDonlad’s della Stazione. La vittima fu ferita al volto con una lama – un taglio dal labbro fino all’orecchio sinistro –, perché si era rifiutata di consegnare il portafoglio. Per quei fatti i due malviventi, furono arrestati dalla polizia due giorni dopo. Adesso uno ha patteggiato una pena a quattro anni e otto mesi, per il reato di deformazione del viso tramite lesioni inflitte con coltello, oltre a quello di tentata rapina. Il secondo è finito a processo, tutt’ora in corso. Ieri in aula è stato sentito come testimone il suo complice. Davanti al giudice avrebbe detto di essere stato lui non solo ad avvicinare il ventottenne, ma anche a colpirlo al volto con una lama, procurandogli lesioni permanenti alla parte sinistra del volto. Di fatto dunque il giovane, che però ha già patteggiato la pena lo scorso maggio, si è preso la colpa di tutto.

All’epoca dei fatti la vittima faceva i turni serali al fastfood. Adesso, dopo quel fatto, non ne ha più la forza, ha deciso di lavorare solo di giorno. I due malviventi si trovano entrambi in cella nel carcere di Sollicciano, ma l’aggressione subita quella sera ha provocato al ventottenne un trauma che non sarà facile da superare. Ieri è stato ascoltato in aula: «Il mio assistito è uscito da questa vicenda devastato non solo e non tanto per lo sfregio permanente che ha, ma anche dal punto di vista psicologico» racconta l’avvocato Laura Corsi, che lo assiste nel processo in cui si è costituito parte civile. Il legale spiega anche che il ventottenne vive nel terrore di uscire di casa, che ha iniziato un percorso psicologico e gli è stata riconosciuta un’invalidità. Riesce a uscire perché deve lavorare, ma solo di giorno. Ieri mattina, durante la sua deposizione, il dramma subito gli è ripassato davanti agli occhi: «Era molto agitato, ha dovuto rivivere tutto, con l’imputato presente a pochi metri da lui». Il processo proseguirà il 25 gennaio prossimo con la requisitoria del pm Marco Mescolini e l’arringa della difesa del venticinquenne.


 

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