Il Tirreno

Firenze

La nuova condanna

Uccise e accoltellò il figlio mentre gattonava. Ora è anche colpevole di maltrattamenti verso la compagna

di Matteo Leoni
Uccise e accoltellò il figlio mentre gattonava. Ora è anche colpevole di maltrattamenti verso la compagna

Omicidio di Scarperia: Patriarchi patteggia. Nella sentenza si leggeva: «Le Istituzioni rimasero passive e non adottarono misure adeguate contro la violenza»

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FIRENZE. Era stato condannato a 20 anni perché uccise il figlio di un anno accoltellandolo mentre gattonava e tentò di togliere la vita alla compagna, il 14 settembre del 2018 nella loro abitazione nel comune di Scarperia. Adesso per Niccolò Patriarchi, difeso dagli avvocati Federico Bagattini e Caterina Manni, è arrivata una nuova condanna. Ieri ha patteggiato una pena a 10 mesi e 20 giorni, oltre al pagamento delle spese processuali, per maltrattamenti verso la compagna. Su questi fatti, che risalgono a prima dell’omicidio, la procura aveva chiesto l’archiviazione, ma il gip aveva disposto l’imputazione coatta, accogliendo l’opposizione del legale della donna, avvocato Massimiliano Annetta, che era sostituito ieri in aula dalla collega Lucrezia Pellegrini.

L’episodio di maltrattamenti risale al 22 febbraio 2018, quando Patriarchi colpì con una testata la compagna, rompendole il naso, perché aveva parcheggiato male l’auto. E poi una lunga serie di minacce, iniziate almeno dal 2017, che ora possono essere lette come tristi annunci di quello che poi è effettivamente accaduto: «Devo venire con un’ascia?»; «Io ti spacco prima la casa e poi la testa, io ti uccido». »Si vede che hai preso poche botte». E poi quel terribile messaggio del 7 gennaio 2018: «Io ti ammazzo i bambini». La compagna presentò querela il 23 febbraio, salvo poi rimetterla alcuni giorni dopo. La procura di Firenze aprì un’inchiesta, nell’ambito della quale il 26 luglio del 2018 fu depositata una perizia in cui si diceva che Patriarchi era affetto da vizio parziale di mente ed era socialmente pericoloso, ma poteva essere contenuto dalle terapie a cui era sottoposto.

Dopo l’omicidio del figlio il 14 settembre 2018, i pm fiorentini hanno portato avanti l’inchiesta per omicidio e chiesto l’archiviazione di quella per maltrattamenti. Lo scorso 21 ottobre 2021 il giudice si era riservato sulla richiesta, a cui si era opposto il legale della donna. Il 22 aprile scorso, pochi giorni dopo le sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver protetto la donna e il figlio dalla violenza di Patriarchi, il gip ha disposto l’imputazione coatta, ordinando al pm di chiedere il rinvio a giudizio. Così si è arrivati all’udienza preliminare. Il patteggiamento era fissato per il 14 settembre scorso, ma tutto era saltato perché Patriarchi non si era presentato in aula. Impossibile per lui reggere allo choc emotivo di presentarsi davanti al giudice proprio nel giorno dell’anniversario dell’omicidio del figlio. Per questo i suoi difensori avevano ottenuto un rinvio.

Per l’omicidio del piccolo Patriarchi è stato condannato a 20 anni e al pagamento di 100mila euro nell’ottobre del 2019, dopo essere stato dichiarato parzialmente incapace di intendere e di volere. L’uomo però è risultato nullatenente, e per questo non c’è stato e non ci sarà alcun risarcimento. Per non aver protetto la donna e i suoi figli dalla violenza domestica terminata in tragedia, la Cedu ha poi condannato lo Stato al pagamento di 32mila euro. «Le autorità erano rimaste passive di fronte al grave rischio di maltrattamento» della donna, si legge nella sentenza emessa lo scorso aprile, «e la loro inazione aveva consentito al partner della ricorrente di continuare a minacciarla, molestarla e aggredirla. Le autorità avrebbero dovuto valutare il rischio di nuove violenze e adottare misure adeguate».

 

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