Quattro ragazze bloccate in Perù: c’è anche la fiorentina Martina Meoni. «Stiamo bene, questo incubo finirà» – Video
Stavano cercando di raggiungere la Bolivia, ma il bus è fermo per una protesta politica dopo il tentato golpe. La ragazza toscana ha parlato con Il Tirreno
FIRENZE. «Stiamo bene. Vogliamo tranquillizzare amici e parenti: andrà tutto bene. Questo incubo finirà». Martina Meoni, 25 anni, di Firenze, scrive al Tirreno dal villaggio di Checacupe, in Perù. Quel cellulare stretto tra le mani che rappresenta l’unico contatto con il mondo. Quattro italiane sono bloccate da oltre 24 ore su un autobus, con altre persone, mentre stavano cercando di raggiungere la Bolivia dal Perù. Il bus su cui viaggiano è fermo a causa di una protesta politica dopo il tentato golpe: c'è una fila di diversi chilometri di mezzi incolonnati. Tre delle giovani, tra i 21 e i 33 anni, sono romagnole e una, Martina Meoni, di Firenze.
«Stavamo andando in Bolivia dal Perù e ci siamo ritrovati davanti a un muro di terra e a manifestanti di paesini dove parlano ancora la lingua antica peruviana – raccontano quattro ragazze, Giulia Opizzi, Federica e Lorenza Zani e, appunto, la fiorentina Martina Meoni - Noi siamo tutti bloccati in un paesino sperduto nel nulla. C'è gente che non ha più soldi per mangiare, persone che non riescono a tornare a casa, a prendere un aereo perché cancellati, bambini, non fanno passare ambulanze e siamo senza servizi igienici. La polizia inesistente perché impegnata in città».
Le quattro ragazze sono bloccate da oltre 24 ore su un autobus in un villaggio rurale del Perù con altre cinquanta persone: cileni , americani, colombiani, argentini, giapponesi. «Abbiamo provato a dialogare con i manifestanti ma non si smuovono. Molte persone non hanno più soldi. C'è chi lascia i soldi nel bagno per chi ne ha bisogno. Dormiamo in autobus», aggiungono le ragazze che sono in Perù da circa due settimane.
Le quattro ragazze sono bloccate da oltre 24 ore su un autobus in un villaggio rurale del Perù con altre cinquanta persone: cileni , americani, colombiani, argentini, giapponesi. «Abbiamo provato a dialogare con i manifestanti ma non si smuovono. Molte persone non hanno più soldi! C'è chi lascia i soldi nel bagno per chi ne ha bisogno. Dormiamo in autobus», aggiungono le ragazze che sono in Perù da circa due settimane.
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