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Casini: «Non mi dimetto». Ma il Pd detta le condizioni al sindaco passato con Renzi: “Niente sfiducia solo se lasci tutte le deleghe”

di Valentina Tisi
Casini: «Non mi dimetto». Ma il Pd detta le condizioni al sindaco passato con Renzi: “Niente sfiducia solo se lasci tutte le deleghe”

Il sindaco: il programma è lo stesso. Danti (Iv): il Pd ritrovi la ragione. Ma i dem di fatto propongono un commissariamento politico per far proseguire l'esperienza di governo nel comune dell’hinterland fiorentino

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BAGNO A RIPOLI. Non ci pensa minimamente alle dimissioni il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini e forte del consenso in città tira dritto per la sua strada. «Non posso dimettermi – afferma – anche perché il programma resta quello, il lavoro proseguirà ed è fondamentale farlo anche perché altrimenti si aprirebbero degli scenari che non sono nell’interesse dei cittadini».
Ieri sera il Pd si è riunito al circolo di Grassina per confrontarsi con gli iscritti sul da farsi, sfiduciare o no il sindaco passato a Italia Viva? Ma se dal canto suo il primo cittadino finito “sotto processo” ostenta sicurezza («Non c’è motivazione – dice – non c’è cambio di programma, non c’è cambio di coalizione, c’è uno spostamento sul partito che in parte era anche nel Pd alle scorse amministrative, quindi non ci sono proprio le motivazioni per cui io debba dimettermi»), il Pd esce dal vertice con un documento durissimo, in cui chiede al sindaco di azzerarsi le deleghe e rimettere il mandato nelle mani della maggioranza, unica condizione per scongiurare la sfiducia, il commissariamento e restare in sella.

«L'ipotesi di una mozione di sfiducia resta sul tavolo. Al tempo stesso, per verificare se ci possano essere i presupposti per proseguire il mandato amministrativo senza consegnare il Comune nelle mani di un Commissario prefettizio, il Pd detterà al sindaco alcune condizioni non negoziabili nell'esclusivo interesse delle cittadine e dei cittadini di Bagno a Ripoli», riporta la segreteria locale del Pd di Bagno a Ripoli dopo l'assemblea degli iscritti, conclusa verso le 2 della notte appena trascorsa e convicata per decidere il da farsi dopo il passaggio a Italia Viva di Casini.

La riunione discuteva del futuro della giunta comunale espressa dal centrosinistra. «Al sindaco - riferisce la segreteria locale - verrà chiesto di rimettere il mandato nelle mani della maggioranza subordinandolo, d'ora in avanti, al pieno rispetto delle condizioni che saranno indicate in un documento che, tenendo conto dei contributi arrivati dagli iscritti ieri sera, sarà poi sottoposto lunedì al voto dell'assemblea comunale del Pd». Secondo quanto si apprende tra le condizioni dettate dalla segreteria c'è l'azzeramento delle deleghe del sindaco, in particolare bilancio e polizia municipale, che andranno ad assessori Pd, la collegialità di ogni scelta e la revisione dei rapporti interni all'amministrazione
Insomma, un aut aut di fronte al quale Casini adesso potrà ostentare sicurezza come quella mostrata ieri al Viola Park, dove ha rilanciato, candidando la sua città a laboratorio per la costruzione di un percorso comune tra Pd e Terzo polo. «Con gli esponenti Pd ho un ottimo rapporto, ho tantissimi amici, su queste basi possiamo rilanciare l’azione di governo sul territorio, ma anche costruire qualcosa che possa davvero rappresentare uno straordinario laboratorio politico, partendo da Bagno a Ripoli. Penso che Bagno a Ripoli, proprio per queste caratteristiche, può essere un ottimo laboratorio per la costruzione di un nuovo centrosinistra con Terzo polo e riformisti. C’è la possibilità di poter lavorare fra Terzo polo e Pd non solo a Bagno a Ripoli ma anche su tutti i territori. Ma deve essere un lavoro coeso, organico e a livello regionale».

Difficile adesso immaginare un laboratorio politico a Bagno a Ripoli. «Di fronte a questo diktat o si rompe tutto e crolla la maggioranza e Bagno a Ripoli torna a votare o di fatto Casini accetta di venir commissariato politicamente», si ragiona fra i dem fiorentini.

Mentre il Pd cerca di trovare il bandolo della matassa, l’eco delle fibrillazioni arriva oltre i confini comunali. «Ho detto e continuo a pensare che chi esce da un partito compie un gesto politicamente sbagliato – commenta il sindaco di Prato e presidente di Anci Toscana Matteo Biffoni – so che Casini è un buon amministratore, ci tiene ai cittadini e al territorio. Penso che bisogna essere molto cauti nel parlare di dimissioni, bisogna capire, ma questo lo può sapere solo la maggioranza ripolese, se ci sono le condizioni politiche per andare avanti. Se ci sono bene continuare, altrimenti se si fossero rotte bisognerà agire di conseguenza».
Convinto che non si arriverà alla caduta del sindaco è invece l’eurodeputato e coordinatore regionale di Italia viva Nicola Danti. «Non si è mai visto sfiduciare un sindaco perché ha cambiato partito – dice – Non è stato fatto quando il governatore Enrico Rossi lasciò il Pd per fondare un altro partito, né è stata sfiduciata la sindaca di Pontassieve Monica Marini quando nel 2018 non votò Pd, né quando l’ex sindaco di Calenzano Alessio Biagioli cambiò partito. Non capisco perché sia un problema la scelta di Casini che non è certo passato a Fratelli d’Italia. Sono convinto che il Pd avrà un sussulto di razionalità».

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