Il Tirreno

Firenze

Scavando nel passato

C’è una famiglia storica a Campi che si tramanda fin dal 1300

di Valentina Tisi
C’è una famiglia storica a Campi che si tramanda fin dal 1300

Gianni e Raffeollo Bini hanno ricostruito l’albero genealogico dell’intera stirpe. «Tutto è partito da un ricordo del bisnonno Buonaventura che produceva cappelli»

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CAMPI BISENZIO. Quattro anni di ricerche per ricostruire la storia della propria famiglia dal 1300 a oggi, è un lavoro immenso quello di Gianni Bini e di suo cugino Raffaello che, scavando tra gli archivi, sono riusciti a raccontare la vita di 21 generazioni di Bini, 7912 persone in tutto, tra nascite, matrimoni, donazioni e tasse pagate.

Un albero genealogico che non vede nobili o personaggi famosi tra i suoi rami, ma mezzadri e contadini che in 700 anni si sono spostati tra la provincia fiorentina, pratese e pistoiese, attraversando i grandi capovolgimenti storici. Una ricerca nata in maniera casuale, partendo dal ricordo del bisnonno Buonaventura, che a San Cresci fondò una delle più grandi fabbriche di cappelli di paglia del territorio, azienda che dava lavoro a più di 200 persone, con negozi anche a Roma e Nizza.

«È cominciata per scherzo durante una cena con mio cugino – racconta Gianni Bini – Parlavamo del bisnonno Buonaventura che io avevo conosciuto e lui no. Raccontavo di quando il mio babbo mi portava da lui e del ricordo di quest’uomo sulla novantina, serio e con la barba bianca, che a me vedendolo da bambino sembrava Dio. Così è nata l’idea di ricostruire la storia della famiglia. Abbiamo iniziato a fare ricerche in maniera un po’ ingenua, nella chiesa di San Cresci e proseguito nell’archivio della Pieve di Santo Stefano. Lì, grazie all’aiuto di Vincenzo Rizzo che si occupa dell’archivio, siamo riusciti a risalire fino agli inizi dell’800».

Il percorso a ritroso è continuato, scartabellando i documenti dell’archivio della Curia, spostandosi tra Firenze, Prato e Pistoia. Tra i documenti trovati anche due testamenti, uno del 1561 e uno del 1591, con donazioni a favore dell’Opera di Santa Maria del Fiore e dell’Opera della Cappella del Cingolo di Prato.

Per rintracciare testimonianze antecedenti al Concilio di Trento i due cugini sono ricorsi all’Archivio di Stato e agli archivi notarili.

«A quel punto abbiamo dovuto chiedere l’aiuto di una persona esperta in paleografia – prosegue Gianni Bini – Per noi quelli erano solo scarabocchi oltretutto in latino, quindi abbiamo cercato qualcuno che fosse esperto di grafia antica e del latino del periodo». Così, tra false piste che li hanno condotti a perdere tempo con omonimi nobili ma non appartenenti alla loro linea, seguendo le tracce lasciate dalle tasse pagate dai propri avi, Gianni e Raffaello sono arrivati al 1300 e al capostipite della dinastia.

«Siamo arrivati all’origine del nostro cognome – aggiunge – discendiamo da un certo Cambio del popolo di San Romolo, sulle colline di Lastra a Signa, era chiamato Cambino e i suoi figli Cambini, da lì Bini. Ci siamo fermati al Trecento perché i documenti antecedenti sono stati distrutti durante la sommossa per la cacciata del duca di Atene da Firenze, altrimenti avremmo continuato».

Dopo il grande lavoro i due cugini hanno pensato di realizzare un libro, un racconto della loro storia familiare che è anche un manuale per chi si volesse cimentare nella ricerca dei propri antenati. Il testo è corredato dalla presentazione del vescovo di Prato, del presidente Eugenio Giani, dei sindaci di Prato, Campi, Signa e Lastra a Signa, dal pievano di Campi e da quello di Sant’Ippolito, don Paolo Bini, con cui i cugini hanno scoperto di avere una parentela.

Un lavoro certosino a ritroso nel tempo che ha fatto scoprire mille aneddoti e tanti personaggi che nessuno nella famiglia Bini poteva immaginare di avere fra i propri avi.


 

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