Il presidio
Protestano le maestre delle coop: «Noi pagate meno delle comunali»
Il sit-in delle insegnanti “in appalto”. Funaro: il contratto non dipende da noi
FIRENZE. «La nostra dignità non si appalta». Recitava così lo striscione esposto ieri al presidio sotto Palazzo Vecchio dalle 92 insegnanti della scuola dell’infanzia che, dal 2016, svolgono il loro lavoro con un contratto di cooperativa. Questo perché sei anni fa il comune di Firenze ha deciso di esternalizzare metà dei docenti della scuola dell’infanzia comunale, la soluzione scelta per far fronte alla scarsità di personale.
In quel momento sembrava essere la strada migliore ma ad oggi, sostengono maestre e sindacati, questa situazione non è più sostenibile perché «negli anni si è visto che questo non basta» sostiene Jacopo Geirola, rappresentante Cgil Firenze che si occupa degli appalti comunali, presente al presidio. Non basta perché i docenti della cooperative, da contratto, hanno uno stipendio nettamente più basso rispetto ai loro colleghi statali: circa 300/400 euro in meno ogni mese. «Si arriva al punto di dover cercare un altro lavoro», sostiene Mariarosa Pala, maestra presso l’istituto scolastico Vittorio Veneto. «Con poco più di mille euro al mese, soprattutto in questo periodo di rincari, non si fa nulla», conclude la docente presente al presidio insieme alla sua collega Gioconda Bianchi. Che rincara: «Siamo insegnanti in tutto e per tutto, ovviamente anche con le responsabilità che il nostro lavoro comporta, non è accettabile una cosa del genere. Siamo qui per chiedere il riconoscimento dei nostri diritti» dichiara la maestra Gioconda. A questo si aggiunge anche un’altra questione: il mancato riconoscimento della piena retribuzione durante il periodo estivo, ovvero nei mesi di luglio ed agosto quando a questi docenti vengono riconosciute solo 19 ore settimanali, anziché 25. In questo modo perdono circa mille euro in due mesi.
Olga è un insegnante con un contratto statale, non vive le stesse problematiche delle sue colleghe, ma ha preso parte allo sciopero per solidarietà: «Svolgiamo lo stesso ruolo, trascorriamo molto tempo insieme. Non condivido per nulla il sistema degli appalti», dichiara la donna. Come se ciò non bastasse si registra un’altra grave criticità: il servizio prestato in appalto non viene riconosciuto ai fini delle graduatorie provinciali per le supplenze e per le messe a disposizione. «Gli anni in cui abbiamo lavorato non ci vengono riconosciuti ai fini del concorso. Questo sicuramente non ci facilita», afferma Laura Vitro, un’altra maestra presente in Piazza della Signoria. A giugno e a settembre Arca, Cepis, Coop21, Cat e l’Abbaino, ossia le cooperative che si occupano degli appalti di questi insegnanti, hanno organizzato un tavolo di trattative in prefettura non ottenendo però nessun risultato.
Si è arrivati, così, allo sciopero di ieri per chiedere alle forze politiche un percorso di reinternalizzazione del servizio. Di fronte a tali richieste l’assessora al sociale Sara Funaro ha dichiarato: «Sulle condizioni contrattuali non possiamo intervenire perché è un contratto collettivo nazionale. Per quanto riguarda invece le graduatorie non capisco il motivo per cui a queste insegnanti non debba essere riconosciuto il ruolo svolto. Ma è un tema che deve essere affrontato a livello nazionale». Nel frattempo il problema rimane e colpisce non solo gli insegnanti ma soprattutto i piccoli alunni.
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