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Rider morto, l’ultimo saluto a Sebastian: l’abbraccio degli amici

Rider morto, l’ultimo saluto a Sebastian: l’abbraccio degli amici

Si sono celebrate a Firenze le esequie del 26enne investito da un suv mentre andava a ritirare una consegna. Don Luca: «Serve maggiore rispetto della vita umana»

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FIRENZE. La chiesa di San Martino a Mensola si è unita in un abbraccio intimo, l’ultimo, a Sebastian Galassi, il rider di 26 anni morto dopo essere stato investito da un suv, sabato sera, mentre andava a ritirare una consegna. A Coverciano, poco più in là della sua casa, c’erano gli amici, i familiari del ragazzo e pure qualche vicino, stretti tutti in un dolore lancinante.

La salma è stata restituita alla famiglia dopo l’esame autoptico che ha accertato come il giovane sia deceduto per uno shock emorragico provocato dalle gravissime ferite riportate. Proseguono intanto le indagini della municipale, coordinate dal pm Fedele La Terza, per ricostruire la dinamica dell’incidente, avvenuto all’incrocio tra via Gobetti e via De Nicola. Il conducente dell’auto, un ventisettenne di Scandicci, è indagato per omicidio stradale colposo. 

«Questo è un momento non facile per me. Mi vengono in mente le parole di Giovanni Paolo II che diceva che il lavoro è per l'uomo, non l'uomo per il lavoro. E quelle di Papa Francesco, che afferma che questa economia uccide. Purtroppo alcuni si comportano da malvagi in questo mondo: quanto poco rispetto della vita umana nella mail che è arrivata». Questo un passaggio dell'omelia pronunciata da don Paolo Tarchi al funerale di Sebastian. La mail a cui si riferiva il religioso è quella inviata da Glovo, che poi si è scusata, in cui annunciava al rider che il suo account veniva disattivato per non aver effettuato la consegna, mancanza dovuta al fatto che era stato coinvolto nell'incidente.

Per il Comune di Firenze era presente il Gonfalone e l'assessore Benedetta Albanese. «Questa presenza così numerosa - ha osservato don Paolo Tarchi - non ha bisogno di parole, è già un bel messaggio. Il silenzio è più forte di ogni altra parola». Il parroco ha citato anche l'enciclica di Leone XII sul lavoro e sul fatto che «non si può speculare sui salari». 

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