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Firenze, l’Arci e la ripartenza post pandemia: «L’impatto delle bollette è pesante»

di Luca Signorini
Firenze, l’Arci e la ripartenza post pandemia: «L’impatto delle bollette è pesante»

Marzia Frediani: «Trentamila i soci. Non siamo ancora ai numeri pre-Covid»

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FIRENZE. Duecento case del popolo, 50 associazioni culturali, 30mila soci oggi (si è appena aperta la nuova campagna di tesseramento) e 230 lavoratori. Sono i (grandi) numeri del mondo Arci fiorentino, tra Firenze città e la cintura metropolitana, alle prese con la ripartenza post Covid, dopo due anni che hanno fiaccato questo movimento culturale a presidio di piccole comunità e quartieri. Ne abbiamo parlato con la presidente Marzia Frediani, 47 anni, in carica dal dicembre scorso.

Frediani, quali sono le condizioni di salute dell’Arci a Firenze?

«Siamo in ripresa dopo la pandemia, ma non ancora ai numeri di prima. Nel 2019 avevamo 40mila soci, poi scesi a circa 22 mila tra 2020 e 2021. Adesso siamo in netta risalita e ne contiamo 30mila. I soci sono calati, ma la base associativa è rimasta la stessa, e questo è importante. Certo, l’aumento dei costi dell’energia non ci aiuta nella ripartenza».

Qual è l’impatto delle bollette sui circoli?

«Molto pesante, abbiamo avuto bollette raddoppiate se non triplicate in alcuni casi, e ci sono forti timori per l’autunno con l’accensione dei riscaldamenti».

Ci faccia qualche esempio.

«Al circolo Arci di Cerbaia, a San Casciano Val di Pesa, la bolletta della luce arrivata ad agosto è stata di 11mila euro, contro i 5mila dello stesso periodo dell’anno prima. Alla società di mutuo soccorso di Peretola la bolletta è passata da 1.700 a 4.200 euro, in pratica è triplicata. E poi ci sono i circoli più piccoli che si sono trovati a pagare 500 euro di elettricità, contro i 200 di prima».

Quali possono essere le ripercussioni sulle attività ricreative?

«Cerchiamo naturalmente di evitare scelte drastiche, ma c’è il rischio di ridimensionare le attività soprattutto quelle svolte negli spazi più ampi, nei saloni e nei teatri, e rischiamo di dover ridurre gli orari di apertura dei nostri circoli, che sono da sempre un nostro punto di forza».

E tutto questo come colpirà i frequentatori delle case del popolo?

«Se nessuno ci sostiene per il nostro ruolo di presidio, di solidarietà e cultura, sicuramente ne risentirà la socialità degli anziani, dei giovani, dei quartieri in cui ci troviamo, e anche le tante associazioni che ospitiamo all’interno dei circoli. Certamente non possiamo aumentare i prezzi per reperire risorse, non ha senso e non fa parte del nostro modello associativo».

È appena partita la nuova campagna di tesseramento. Cosa vi aspettate?

«L’obiettivo è quello di tornare ai numeri che avevamo nel pre pandemia. Per questo non abbiamo ritoccato la quota per chi vuole farsi socio o rinnovare la tessera, e per questo abbiamo confermato per il terzo anno l’agevolazione sul costo rivolta agli under 35. Secondo noi sono i giovani ad aver pagato il prezzo più salato dal Covid-19, sono soprattutto i giovani ad aver perso il lavoro».

Lei è da pochi mesi presidente di uno storico comitato dell’Arci in un momento non facile.

«Ho solo qualche mese sulle spalle, rappresento una comunità importante e antica, radicata sul territorio. Proprio mercoledì eravamo a festeggiare i 150 del circolo di Ponte a Ema, e domenica scorsa i 60 anni del circolo di Contea, a Rufina. Non possiamo disperdere ciò che è stato costruito nei decenni. Di tutto questo e di come ripartire ne parleremo anche al congresso regionale dell’Arci di ottobre e a quello nazionale di dicembre».


 

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