Il presidio
Firenze, Caffè San Marco: 70 dipendenti a rischio licenziamento per il caro bollette
Il titolare del locale: «Se a settembre ricevo un’altra fattura da 20mila euro abbasso le saracinesche»
FIRENZE. «Sono in lutto, le bollette mi stanno ammazzando». Gualserio Zamperini, ptoptietario dello storico Gran Caffè San Marco, dopo aver affisso in vetrina lo spropositato aumento dei consumi – che per la sua attività, nel solo mese di luglio, sono passati dai 4.800 euro del 2021 ai 22.150 del 2022 – ne ha pensata un’altra delle sue. Lunedì 5 settembre, dopo aver acquistato un drappo lungo più di dieci metri e di colore nero lo ha issato come una bandiera ad uno degli ingressi del suo bar, quello che dà su via Cavour, accanto a un cartellone con la scritta a caratteri cubitali rossi «Le bollette uccidono». Zamperini, che negli ultimi giorni è stato ospite in trasmissioni Rai e Mediaset, per protestare contro il caro energia ha già anticipato che il 25 settembre «non andrò a votare per protesta, perché credo che una parte delle responsabilità di questa situazione siano in capo alla politica, che è un ciarpame, che è connivente. Se continua così andremo con le gambe all’aria».
Gualserio, che poco prima del Covid aveva dato il via a una serie di lavori di ammodernamento, afferma che se anche a settembre gli verrà recapitata una bolletta da oltre 20mila euro «chiudo tutto e vado a godermi la pensione. Fino a ora non l’ho fatto sia per una questione di coscienza sia per i miei 70 dipendenti che purtroppo dovrò licenziare. Mi toccherà scegliere se pagare luce e gas o se invece pagare contributi, affitti e mutui».
Dopo la plateale protesta delle bollette in vetrina, Zamperini ha ricevuto la visita della cive sindaca Alessia Bettini e dell’assessore Federico Gianassi, mentre il sindaco Dario Nardella lo ha chiamato al telefono, «ma hanno potuto solo esprimere solidarietà e vicinanza perché non possono fare nulla. Una soluzione la deve trovare il governo nazionale. Le aziende dell’energia sono delle lobby, e lo Stato ha il dovere di intervenire. Siamo in emergenza».
Insomma, se le cose non dovessero cambiare e migliorare il Gran Caffè San Marco, uno dei locali storici della città, rischia il tracollo. Ma quella sull’energia non è l’unica mazzata: «Il latte e tutti i suoi derivati hanno avuto quattro rincari negli ultimi mesi. Il pane e le uova cinque. Il prezzo della verdura è aumento del 50%. Praticamente per guadagnarci dovrei vendere una pizza almeno a 25 euro». Il San Marco, tra il 2019 e il 2020, ha speso quasi due milioni di euro per ristrutturare il locale. Non solo. Gualserio Zamperini, che nel suo mestiere crede tantissimo, ha anche aperto un altro ristorante all’interno del Gran Caffè, e i rusiltati, a oggi, sono notevoli anche se, aggiunge sconfortato, che «qui siamo in una landa desolata. In via Cavour ci sono 14 fondi in affitto. La politica? Meglio non esprimermi potrei farmi qualche nemico. Servirebbe una serrata generale. Dopo un anno e mezzo di chiusura per il Covid, questi rincari sembrano parte di un disegno molto più grande». Oltretutto, quel bar è anche uno dei più antichi caffè di Firenze, fondato nel 1870 con il nome di "Caffè Fanti" in onore del generale Manfredo Fanti la cui statua domina Piazza San Marco, è stato, da sempre, salotto letterario e luogo di ritrovo per filosofi, artisti, pittori, professori e studenti della vicina Università e Accademia. Ma «se non ci sarà presto, prestissimo, un’inversione di tendenza, sarà inutile andare avanti. Ci vorrebbe una presa di posizione da parte di tutti gli operatori perché, come detto, la politica ha fallito».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
