Italia
Maglie del Liverpool in curva al Franchi. Dagli juventini cori offensivi
Le divise dei Reds sono state fatte togliere subito dagli steward. L'assessora Funaro interviene: «Frasi vergognose e inaccettabili»
FIRENZE. Quella maglietta rossa, del Liverpool, con tanto di sciarpa mostrata dal parterre di curva ferrovia verso il settore ospiti del Franchi non è passata inosservata. Ad indossarla sono un uomo, verosimilmente maggiorenne, e un bambino, che forse il significato nascosto dietro a quella divisa nemmeno lo immagina. Dal settore ospiti del Franchi, la corsa al “click” è stata immediata, così come il tam tam per inviare la foto in giro, trasformandola in virale. Il 29 maggio 1985 a giocarsi la finale di Coppa dei Campioni, all’Heysel, c’erano la Juventus da una parte e il Liverpool dall’altra. La coppa quella notte fu alzata, dai bianconeri, ma alla storia ci passò la strage dei tifosi, con la morte di 39 persone. Sabato pomeriggio, è stata questione di una manciata di minuti: gli steward in servizio, non appena visto quanto stava accadendo, con la sciarpa ben direzionata verso lo sguardo dei bianconeri, sono intervenuti subito, così come subito è stata informata la Fiorentina che ha ricostruito l’accaduto.
Pochi giorni fa, in occasione della gara col Napoli, un bambino di 9 anni era stato “invitato” a rovesciare la maglia della propria squadra del cuore, la 14 di Mertens per anni bandiera dei partenopei. L’indignazione era stata totale, proprio perché di mezzo c’era finita la passione di un ragazzino, simpatizzante per la squadra ospite. A catturare l’attenzione mediatica, in quegli stessi momenti, però era stato l’episodio con Spalletti protagonista, quello del diverbio avvenuto dietro alla panchina azzurra che è costato ai protagonisti, un 51enne e un 79enne, due daspo di due anni ciascuno. Stavolta, però, in campo non c’erano i “Reds” di Jurgen Klopp come nella notte della gara contro il Napoli. Tecnicamente, non essendoci state azioni violente o minatorie, non ci sono gli estremi per procedere: è anche per questo che ad intervenire sono stati gli steward, ritenendo quello un comportamento non consono alla circostanza.
Che possano essere stati quelli due simpatizzanti del Liverpool in vacanza a Firenze? Possibile anche la passione verso il club inglese, quel che è certo è che la cosa è durata al massimo qualche minuto. Il resto è arrivato dall’altra parte della barricata, dal settore ospiti della Juventus. I cori scanditi durante l’arco della gara e nell’attesa che i sostenitori defluissero all’esterno a fine gara si sono sentiti abbastanza nitidamente anche dalla tribuna, ma nelle ultime ore gli slogan fortemente discriminatori, sotto il profilo razziale e di genere, sono stati rilanciati su Tik Tok da un tifoso bianconero: «Il viola è il colore dell’odio – è pure sottotitolato -, sterilizziamo le donne così non ne nascono più» e ancora «i viola non sono italiani, ma solo una massa di ebrei». Resta da capire se questi stessi cori siano stati recepiti dai collaboratori della procura federale: in questo caso, alla Juventus sarebbe comminata una multa salatissima.
Sdegno e profonda irritazione è stata espressa, su Twitter, dall’assessora al Welfare del Comune di Firenze Sara Funaro: «Frasi vergognose e inaccettabili. Lo dico da donna e da ebrea. Quelli non sono tifosi, lo sport è disciplina e rispetto: chi ha intonato quei cori deve essere individuato e punito. La nostra memoria e le donne devono essere rispettate». L’acredine tra tifoserie è storia nota e datata: tra gli ultimi episodi (costati poi daspo a sostenitori bianconeri) c’era stato anche lo striscione appeso sotto la Curva Fiesole, simbolo dell’alveo del tifo viola, subito dopo il passaggio nella Torino bianconera di Dusan Vlahovic. «Di Firenze vanto e gloria? Ma nemmeno i vostri giocatori ne hanno memoria, la verità è che non contate niente», firmato Viking, nucleo storico della tifoseria organizzata della Juventus.
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